LUNGA VITA AL RE (del crimine)

Qualche sera fa in TV hanno ridato il film dal titolo “Diabolik-Ginko all’attacco” con Miriam Leone (Eva) e Giacomo Gianniotti (Diabolik) diretto da Marco e Antonio Manetti. Il film, ovviamente, era incentrato sulla coppia più famosa degli attuali fumetti e sulla loro vita bord-line vissuta al limite del rischio in barba all’autorità, nel caso specifico, all’ispettore Ginko. Una coppia molto affiatata senza scrupoli né morale pronta a tutto per raggiungere i propri fini, per il gusto di mostrare sfrontatezza e spregiudicatezza, con la convinzione di rasentare la perfezione. In modo particolare la donna sempre accanto al suo uomo, pronta ad esaudire i suoi desideri si mostra forte, decisa insomma una donna libera. Ma è davvero così?

E dio creò la donna

Tutto l’eden è a tua disposizione. Ciò che non devi toccare é quell’albero, l’albero della conoscenza del bene e del male. La tua trasgressione sarà punita severamente e le conseguenze saranno disastrose per le generazioni future per omnia secula seculorum.

Un anatema, questo terribile, noi donne e non solo, ancora ne paghiamo le conseguenze, ma esso non bastò a fermare “la donna” e la sua sete di trasgressione che coinvolse anche il suo compagno, il quale si lasciò convincere a disubbidire. Quando il dado è tratto, tutto diventa più facile e così la voglia e il desiderio spasmodico di ribellarsi alle regole e a sfidare l’autorità, diventano quasi una condizione naturale. Donna, dal latino domina, ovvero signora, femminile di dominus; femme in francese; woman in inglese, dona in spagnolo. Ma in ogni caso Eva sì, la prima donna che, tracciando le orme del suo passaggio nella storia ha indicato a tutte il cammino da seguire per la completa affermazione della propria individualità.
La donna ha pagato e paga caro le sue conquiste, specialmente oggi che il suo salto di qualità, unito alla consapevolezza delle sue capacità intellettuali e sociali, spaventa il suo compagno, dal quale fu tratta una costola per la sua formazione. Un atto assolutamente carnale, oserei dire maieutico l’alter ego della sua completezza di essere. Esistono tante donne, tanti tipi, oggi ne prendiamo una in esame, nata dalla fantasia delle sorelle Giussani che, una volta immaginato e inventato Diabolik, personaggio dei fumetti, genio del crimine e del travestimento, hanno avvertito il bisogno di creare la sua compagna ideale. Una donna venuta dal nulla, composta pezzo per pezzo da un magma di apparente desiderio di emancipazione femminile nomata Eva Kant.
Non a caso è stato prescelto questo nome evocativo della donna per eccellenza e non a caso bella, formosa, bionda; insomma, con gli attributi soliti immaginati secondo i dettami della bellezza ideale. In molti vedono in lei la donna simbolo di una società spregiudicata, impietosa, priva di regole se non quelle legate a certi atteggiamenti in base ai quali oggi si è considerati solo se si è violenti, trasgressivi e furbi. Certamente la compagna di Diabolik non poteva che essere così, la complicità che li lega è assolutamente indispensabile per la realizzazione delle loro azioni tese a colpire il prossimo per un mero tornaconto.
Una vita, la loro vissuta a loop, ripetitiva, sempre uguale da non vivere ma da esperire di volta in volta, usando sempre lo stesso rituale. In tutto questo, qual è il ruolo di Eva? E davvero la donna spregiudicata che tutti credono? O è solo la compagna fedele del suo amante? Sembra che ancora una volta la donna si accontenti di essere a fianco dell’uomo senza mai mettere in dubbio il suo operato tanto da seguirlo pedissequamente nelle sue scorribande. Nascere donna ha significato nascere sotto la custodia di qualcuno e le sue conquiste si sono attuate grazie allo spazio ambiguo e ristretto loro riservato dagli uomini. Le donne consce di questa realtà sono state indotte fin da piccole a guardarsi sapendo di essere guardate dagli uomini, quindi il guardarsi delle donne, concomitante con il sorvegliante che ha dentro di sé è maschio, mentre il sorvegliato è femmina.
Così ella si trasforma nella donna oggetto di cui ne fa un uso sproporzionato la pubblicità della società di massa riducendo la stessa a feticcio per gli usi più erotici, per il godimento del maschio. Ma può una donna come Eva, emblema di una conquistata libertà femminile, soccombere ancora ad un simile compromesso? Dov’è la tanta agognata indipendenza e parità di genere a cui tanto aspira? Così come descritta, appare una donna sicura in grado di decidere ed affrontare le avversità senza timore alcuno, ma in effetti rimane sempre una donna che agisce in virtù del maschio. Eva si rivolge a Diabolik appellandolo Amore e ogni rappresaglia conclusa viene siglata con baci voluttuosi mettendo in atto tutte le caratteristiche femminili con scambio di complimenti reciproci senza che mai vi siano scopi se non virtuali non finalizzati né al bene né al male. Il suo agire non contempla quindi scopi concreti sempre alla ricerca di una ricchezza perduta che nessuna rapina potrà mai restituire poiché il gioiello più vero ed ambito sta nel hink et nunc di ogni azione senza scopi, solo per il piacere di celebrare sé stessa.


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