L’AUTONOMIA DIFFERENZIATA ED IL TERZO SETTORE CIVICO

Quale ruolo per il Terzo Settore civico con l’autonomia differenziata del ddl Calderoli?Ci si domanda come il terzo settore potrà agire e reagire in questa situazione di autonomia differenziata?

Fermo restando che l’iter parlamentare ed attuativo si è attivato vale la pena fare alcune considerazioni riguardo al ruolo del Terzo Settore civico.

Il terzo settore avrà una funzione di  sviluppo dell’asset civico dei territori perché il possibile differenziale fra il centro nord e il sud obbliga il terzo settore con le sue imprese sociali non profit ed il volontariato ad avere una funzione di riequilibrio, ma anche se così non fosse cioè se si rimanesse nella situazione disequilibrio vigente e corrente,esso costituirebbe un’operazione di valore aggiunto percepito dai cittadini.Non dimentichiamo che il “purpose” delle imprese sociali non profit e quello di sviluppare attività di interesse generale.

Infatti tutto questo ancora una volta sottolinea il ruolo sussidiario del terzo settore e quindi della importanza della sua prossimità nei confronti della domanda e del suo valore sociale.

Operando con vicinanza calligrafica,nei  territori, ha sempre gestito operativamente la risposta ai bisogni della domanda quindi anche in questo caso dovrebbe affiancare al dibattitito sulla bontà o meno delle scelte macro anche  l’operatività “industriale” del rispondere ai bisogni sociali e civici.

Nel concreto analizziamo due tipologie di non profit ed il loro comportamento rispetto all’autonomia differenziata:

1^tipologia: il terzo settore che ha dei finanziamenti che derivano dai trasferimenti e contrattazioni di servizio con i comuni, le province e le regioni a fronte di servizi erogati, è abbastanza evidente che tutto questo si collegherà all’entità del monte totale dei trasferimenti di base che sono fatti dallo Stato calcolando i LEP(Livelli Essenziali di Prestazione).

Si pensi,prevalentemente, alle cooperative sociali ed imprese sociali del d.lgs 112/17, ma anche alle organizzazioni di volontariato che svolgono servizi strutturati per conto di comuni,province e regioni.

La perequazione tra le varie regioni della  autonomia differenziata si traduce in una “ par condicio” dei cittadini nell’ esercitare la capacità e l’esigibilità di fruizione di diritti civili e sociali con un assetto di costi ed una risposta ai fabbisogni standard per cui esiste un avanzamento di equità.

Il sistema terzo settore finanziato tramite bandi(gare)e trasferimenti di comuni,province e regioni coprirà le esigenze dei minori  in difficoltà, le patologie sociali,le fasce deboli per disabilità e  tante altre esigenze sociali in modo sussidiario.

Si consideri che ormai è un dato che tutte queste realtà deboli nonché i circa 5,6 milioni di cittadini in povertà assoluta(2022), trovano un ruolo riparativo  importantissimo nelle imprese sociali non profit.

Così è per assetto aziendale e formula imprenditoriale delle non profit i cui costisono decisamente inferiori rispetto a quelli che si avrebbero se i servizi fossero erogati dallo Stato o da aziende private .

Ovviamente tutto questo sarà il risultato di una nuova negoziazione fra comuni, province e regioni nei confronti di questo terzo settore che ha dei costi strutturati che devono essere ristorati da nuove tariffe o prezzi di contrattazione

2^ tipologia:il terzo settore(associazioni di volontariato,fondazioni erogative,aziende di promozione sociale ecc-con riferimento prevalente al d.lgs 117/17)che,di massima, non è oggetto di trasferimenti, ma si regge su quote associative, donazioni, contributi di “fondazioni di origine bancaria” ed altre,di fund raising nei confronti dei singoli e delle imprese .

E’  chiaro che questo Terzo Settore dovrà sviluppare fortemente attività di acquisizione di fondi, ma anche di volontari che ,a costo zero o quasi zero, svolgeranno ,in modo professionalizato, una serie di servizi di sussidiarietà  agìta.

Paradossalmente per il terzo settore di volontariato ci saranno delle opportunità a patto che si consideri opportunità il fatto di poter svolgere la propria attività per il tramite di una copertura  di costi che non si basa sul trasferimenti pubblici ,ma su flussi finanziari esterni nella logica del fundraising di tipo donativo,di tipo commerciale con campagne ad hoc di vendita di prodotti per avere flussi di finanziamento, con flussi di  entrate derivanti dalla gestione per esempio di somme filantropiche erogate da imprese o da persone singole che fanno scelte filantropiche o di mecenatismo.

Con un nuovo paradigma ove le donazioni di tipo filantropico e donativo oggi hanno subìto una trasformazione:infatti i filantropi-donatori sono anche investitori  vogliono delle certezze sia sulla destinazione del finanziamento e sia sulla redditività di impatto sociale con  indicatori di impatto

Il terzo settore ,specialmente al Sud,deve dimostrare la sua funzione  riparativa ,ma anche  di sviluppo dell’attività  civica a favore dei cittadini.

Si deve sviluppare  coesione sociale tramite attività concrete che producono valore aggiunto per il territorio nella logica del capitale sociale di Putnam e Coleman e concretizzare i diritti civili e sociali della popolazione che tanto sono citati  all’interno del  ddl 615 .

C’è  un cambiamento di paradigma tale per cui su una materia come la sanità e la socio assistenza si dovranno trovare formule imprenditoriali  e giuridiche ,che a differenza di altre tipologie di materie di trasferimento, riescano a sviluppare un livello di offerta simmetrico rispetto alla domanda con costi inferiori.

Alcune considerazioni di contesto generale indicano che l’autonomia differenziata  avrà dei tempi lunghi di attuazione parziale:questa è una certezza(1,5-2 anni).

Una volta approvato anche dalla Camera dei Deputati il ddl  615 del Senato, si dovranno sviluppare e approvare i LEP che  sono lo snodo critico

Prima il  Comitato Cassese deve  creare,valutare  l’efficacia teorica dei  LEP e calcolare  ex ante l’impatto degli indici creati per  poi verificarli ex post(c’è il dibattito aperto se l’impatto può essere calcolato “a monte” oppure se può essere soltanto verificato” a valle”) 

Una ulteriore nota di metodo:sì alla creatività ed all’ingegno dei LEP,ma bisogna anche considerare se i flussi di dati per gli indici  sono accessibili e di facile attivazione.

Comunque alcune regioni già oggi affermano che vorrebbero avere tutte  le materie di cui  si fa riferimento a fronte degli articoli 116 e 117 della Costituzione .

Sono 23 le materie che possono essere oggetto di Autonomia differenziata. Tra queste  alcune di criticità per il welfare come la tutela della salute istruzione, sport, ambiente, energia, trasporti, cultura.

Sono materie di legislazione concorrente quelle relative a: rapporti internazionali e con l’Unione europea delle Regioni; commercio con l’estero; tutela e sicurezza del lavoro; istruzione, salva l’autonomia delle istituzioni scolastiche e con esclusione della istruzione e della formazione professionale; professioni; ricerca scientifica e tecnologica e sostegno all’innovazione per i settori produttivi; tutela della salute; alimentazione; ordinamento sportivo; protezione civile; governo del territorio; porti e aeroporti civili; grandi reti di trasporto e di navigazione; ordinamento della comunicazione; produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia; previdenza complementare e integrativa; coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario; valorizzazione dei beni culturali e ambientali e promozione e organizzazione di attività culturali; casse di risparmio, casse rurali, aziende di credito a carattere regionale; enti di credito fondiario e agrario a carattere regionale(art 117 della Costituzione).

 Quattordici sono le materie definite dai LEP,: si tratta di materie di competenza concorrente Stato-Regioni su cui gli standard minimi delle prestazioni dovranno essere assicurati su tutto il territorio nazionale.

La determinazione dei Lep( criteri che determinano il livello di servizio minimo che deve essere garantito in modo uniforme sull’intero territorio nazionale) sono l’esperanto attuativo.

I LEP sono  il “dare le gambe” all’autonomia indifferenziata e sono l’elemento basico per rendere esigibili i diritti civili e sociali dei  cittadini. Garantendo la coesione economica e sociale tra i vari territori in un contesto di costi e fabbisogni standard(servizi pubblici garantiti con un uso più efficiente delle risorse pubbliche) , nei limiti delle risorse rese disponibili nella legge di bilancio e considerando il quadro finanziario delle Regioni.Sono possibili compartecipazioni di copertura dei costi da parte delle regioni.

  E’ certamente  un piatto ricco per le regioni ricche ,che rischia però di aumentare il differenziale con le regioni meno dotate (nel sud per esempio)anche se alcune scelte di concertazione fra vari attori economici(comuni,imprese sociali non profit e profit) potrebbero attenuare questo divario.

Ed  inoltre l’articolo 9 garantisce per tutte le regioni il finanziamento della  spesa storica  e varierà per” l’effetto specchio” cioè se si aumenteranno i flussi finanziari per le regioni che hanno determinati livelli dei LEP,aumenteranno anche di default le erogazioni per le regioni che non hanno chiesto l’autonomia.

 Inoltre facendo riferimento anche all’articolo 119 della Costituzione, bisogna istituire un fondo perequativo senza alcun vincolo di destinazione per i territori con minore capacità fiscali .

Tutto questo dovrà avvenire preparandosi e preparando una classe dirigente e di management adeguata a questi tipi di cambiamenti perché il terzo settore si porrà sempre e comunque in una realtà di mercato dove i cittadini apprezzeranno  il suo operato se soddisfatti e quindi saranno anche motivati a finanziare tutto questo terzo settore che integra l’efficacia e l’efficienza operativa e “vestendo” i LEP con  valorialità sociale e civile.


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