LA PAZIENZA DEL CONSUMATORE (ELETTRICO)

DANIELE FICHERA

Come molti altri utenti sto subendo da qualche settimana il tambureggiante assalto degli operatori che per conto delle società elettriche promuovono le offerte di passaggio al mercato libero di chi è in regime di “maggior tutela”.

In alcuni casi si arriva a praticare vera e propria “misinformazione” relativamente all’ obbligo e ai tempi del passaggio. In realtà, non solo le forniture in regime di maggior tutela possono continuare ad operare fino alla fine di giugno, ma non vi è nessun obbligo di scegliere una fornitura diversa neanche allora, essendo previsto che in caso di mancata scelta si passi automaticamente al “Servizio a Tutele Graduali” (di cui al momento sono note le condizioni contrattuali ma non i prezzi che verranno determinati dall’esito delle gare in corso). E’ decisamente sgradevole che, talvolta, quando si segnalano questi dati di fatto agli operatori telefonici si ottengano reazioni scomposte e toni minacciosi.

Personalmente (ma è solo un’opinione) ritengo che scegliere di passare oggi ad un’offerta “di mercato” abbia senso soprattutto per chi si aspetta che nei prossimi mesi i prezzi di riferimento crescano (a causa delle crisi internazionali o di altri fattori) e quindi si voglia “assicurare” contro questa eventualità scegliendo un’offerta a prezzo fisso (che però, in partenza, tende -logicamente- ad essere più elevato di quello variabile).

Resta il fatto che l’articolata configurazione del mercato elettrico abbia oggi assunto caratteristiche piuttosto peculiari che meriterebbero un qualche serio approfondimento (ma dubito ci sia chi abbia interesse e mezzi per finanziare ricerche “neutrali” in questo ambito).

Credo che nei confronti delle “privatizzazioni” non si dovrebbe avere un atteggiamento “ideologico”, ma cercare di valutarle caso per caso sia dal punto di vista “teorico” (corrispondenza con le caratteristiche dei mercati) sia da quello pratico (risultati effettivamente ottenuti). Tanto è vero che considero abbastanza assurdo che in questo paese si sia privatizzato un monopolio naturale come quello delle autostrade (creando una situazione quanto meno opaca) e si sia per decenni mantenuta pubblica un’azienda che operava sul mercato concorrenziale internazionale consumer come Alitalia (scaricandone i costi sul contribuente).

La ragione temo stia nel fatto che le scelte sono state orientate più dalle aggregazioni di interessi particolari (politici, imprenditoriali e sindacali) che dalle logiche di sviluppo del paese e di tutela dei consumatori.

Il mercato elettrico è, comunque, un caso particolare. La rete “monopolistica” è in qualche modo sotto il controllo pubblico seppure nella forma ibrida della partecipazione di controllo a una SpA quotata in borsa (Terna). Dal lato della produzione mi sembra vi sia un’effettiva concorrenza industriale, ancorché pesantemente condizionata da norme e meccanismi autorizzativi piuttosto bizantini (per usare un eufemismo). Infine sul versante dei consumatori la concorrenza è apparentemente molto vivace ma, come confermano le campagne di questi giorni, si esercita quasi esclusivamente nel campo del marketing (pubblicità e telemarketing).

D’altra parte, nonostante i lodevoli, ma un po’ “tecno-burocratici”, sforzi di ARERA (Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente) credo sia quasi impossibile per un consumatore che non sia cultore della materia orientarsi nella lettura di bollette (e valutazione di offerte commerciali) che sono composte da una dozzina di voci ciascuna delle quali segue una logica diversa.

Vanno comunque positivamente segnalati gli strumenti messi a disposizione dalla stessa ARERA come il “comparatore pubblico e indipendente delle offerte di luce e gas” (dal quale peraltro si ricava che le offerte di mercato hanno al momento costi superiori alla maggior tutela) e le cosiddette “offerte PLACET” (omogenee dal punto di vista contrattuale) che tutti i venditori di elettricità e gas del libero mercato debbono obbligatoriamente mettere a disposizione dei consumatori.

Buone cose ma non risolutive. E comunque qualcosa per frenare l’aggressività delle campagne in corso credo che andrebbe fatto, stanno cominciando ad abusare della nostra pazienza.


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