PER UNA ECONOMIA LOCALE E CIRCOLARE

Com’è noto ormai da tempo, viviamo in un’epoca di sprechi e di sovraproduzione, il sistema economico lineare vigente che trova la sua massima rappresentazione nel consumismo, non è più in grado di reggere le sfide dei nostri tempi ne tanto meno di far fronte alla transizione ecologica, la quale, anzi, si pone come obbiettivo proprio quello di abbattere e superare l’attuale sistema. Tutto questo, può essere realizzato, grazie allo sviluppo di una sana economia circolare, meglio se localizzata e radicata sul territorio.

L’Italia da questo punto di vista, è uno dei paesi europei che fa meglio, ricicliamo infatti il 73% dei rifiuti ogni anno, la media europea è del 53%, in Germania del 55%. Eppure, ancora molto può essere messo in atto per alzare di più questa soglia. Di seguito darò alcuni spunti:

-La Biomassa.

Un primo pensiero, mi viene pensando all’area dove vivo, la Tuscia, una zona dedita all’agricoltura e al turismo rurale-storico. Ecco, ogni anno, in un periodo compreso tra l’autunno e l’inizio dell’inverno, tonnellate di materiale organico (biomassa) viene bruciata in dei roghi in pieno campo a seguito delle potature stagionali, il risultato dal punto di vista ambientale non è dei migliori, una coltre di fumo si staglia tra le colline sfruttando le giornate di alta pressione, creando un effetto cappa di smog che non ha nulla da invidiare a Roma o Milano. Il tasso di Pm 2 e Pm 10 aumenta in modo pericoloso, tant’è che nonostante la zona costellata di boschi e campagne, la qualità dell’aria raggiunge i medesimi risultati delle città. Anche il Sole 24 Ore, nelle sue periodiche uscite per classificare le città in base alla qualità della vita, mise Viterbo abbastanza in fondo alla classifica dal punto di vista ambientale.

Scendiamo nel dettaglio, e concentriamoci dal punto di vista chimico alla composizione del fumo prodotto dalla combustione delle biomasse. Viene chiamato volgarmente “gas di legna” o “syngas” ed è un gas con una buona energia chimica potenziale, è composto da idrocarburi incombusti, idrogeno, monossido di carbonio e metano, tutti ottimi combustibili che possono essere sfruttati in appositi impianti, come le centrali a biomassa o i cogeneratori.

Una centrale a biomassa ha una potenza che oscilla tra i 50 fino a 1000 MegaWatt, mentre i Cogeneratori sono particolarmente adattabili, avendo una potenza di base che oscilla tra i 100-200 Kw fino ai 50 Mw. Un condominio o una azienda agricola, potrebbe impiegare un cogeneratore a biomassa sfruttando il materiale organico prodotto nell’arco di un anno di produzione e immettere l’energia di surplus nella rete, creando una comunità energetica sostenibile e rinnovabile.

Ancora meglio, sarebbe la costruzione di centrali più grandi di circa 500 Mw che possano sfruttare la biomassa proveniente da più ampie zone della provincia e oltre. In questo caso bisognerebbe progettare un sistema di raccolta organizzato che possa prevedere degli incentivi per gli agricoltori che decidono di dare questa biomassa alle aziende gestori degli impianti.

La soluzione delle biomasse sul lungo termine, ci affrancherebbe dal consumo di combustibili fossili per la produzione di energia elettrica e migliorerebbe la qualità dell’aria locale, visto che questi impianti sono dotati di filtri che abbattono in modo drastico le emissioni di inquinanti. Sicuramente più efficiente e sicuro che bruciare le stoppie in mezzo ai campi, che oltre a inquinare l’aria rappresentano un pericolo per l’agricoltore stesso.

-La Geotermia.

Il centro Italia è una zona molto prolifica per lo sviluppo del geotermico, sia superficiale che di profondità. Non ultima, la notizia della scoperta di un giacimento di Litio nella valle del Baccano, che porterà a una produzione sia del minerale che di energia da un sistema integrato che sfrutta il calore delle profondità.

La geotermia, oltre alla produzione di energia elettrica, può essere impiegata nel riscaldamento di condomini e case singole, sia con appositi impianti indipendenti, sia utilizzando il teleriscaldamento, cioè una rete di condotte che portano l’acqua calda dalla centrale geotermica fino a zone periferiche o a interi paesi.

Non ultimo, il vapore prodotto, può essere convogliato con dei vapordotti in delle serre (vedasi Islanda) e contribuire all’efficientamento complessivo del sistema più un abbassamento dei costi energetici per gli agricoltori.

-Il Biogas.

Sul fronte del materiale organico, oltre alla centrale a biomasse può essere utilizzato un impianto di compostaggio che produca biogas, ovvero il metano che risulta dai processi di decomposizione organica dei rifiuti e delle potature.

Il biogas è da considerarsi come una forma di energia rinnovabile e sostenibile, visto che il carbonio prodotto dai rifiuti ha un tempo di ritorno in natura di circa due anni, non contribuisce quindi al riscaldamento globale sul lungo termine, a differenza del carbonio prodotto dalla combustione della lignite, che ha tempi di ritorno in natura di centinaia di migliaia di anni.

Questo perché, nel primo caso del biogas, il carbonio prodotto (dalla combustione del metano successivamente) è già presente nel sistema di scambio tra foreste e atmosfera, mentre nel caso del carbone o dei combustibili fossili, è un carbonio che è stato immagazzinato a centinaia di metri nel sottosuolo nel corso dei milioni di anni, e non partecipa più in modo attivo agli scambi terreno- atmosfera. Il risultato in quest’ultimo caso è di andare ad aggiungere carbonio ex novo al sistema di scambio, che di conseguenza va in tilt (riscaldamento globale) e non riesce più a compensare questo eccesso, mentre nel primo caso del biogas, gli equilibri vengono mantenuti.

Per distribuire il biogas dagli impianti ai luoghi dove viene consumato, si può sfruttare la rete del gas di Snam già ampiamente presente sul territorio nazionale, mentre per alimentarli si usa convenzionalmente il materiale organico estrapolato dalla raccolta differenziata (umido) e dall’agricoltura (potature).

-Termovalorizzatori.

Per la restante parte dei rifiuti, quelli che non possono essere riciclati (umido, carta, vetro ecc), possono essere valorizzati energeticamente (bruciati) in un termovalorizzatore, bene o male, vale lo stesso ragionamento della centrale a biomassa, chiaramente con dei sistemi di filtraggio fumi potenziati.

I pro dei termovalorizzatori sono in primo luogo, la riduzione delle discariche, la produzione di energia non fossile, e la produzione di ceneri che possono essere raccolte e usate per produrre metalli (componente dei rifiuti non combustibile) e per l’edilizia (la cenere viene usata nell’impasto per produrre mattoni o malte cementizie).

Tutte queste soluzioni, rientrano a pieno titolo nello sviluppo di un’economia circolare locale (facendo l’esempio della Tuscia), abbiamo i concetti di riutilizzo, valorizzazione energetica e di scambio come può essere per le comunità energetiche (che possono fondarsi sulle rinnovabili e biomasse).

Per la neonata formazione della Federazione dei Civici Europei, questo può essere un buon punto di partenza per iniziare a ragionare su delle soluzioni di economia alternativa, che possa decentralizzare la produzione portandola su basi locali, dalle persone per le persone, superando, forse, la dicotomia “produttore” “consumatore” incorporandole in un tutt’uno.


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