di Giorgio Fiorentini
LA GUERRA DEL CLIMA è una “guerra mondiale” e si aggiunge alle guerre e conflitti (59) che sono presenti oggi nel mondo.
In verità è una guerra che incominciò negli anni ’70/’80 del secolo scorso.
Il “casus belli” fu il contenzioso sulle conseguenze che il non rispetto dell’ambiente e le ripercussioni sul clima portano ogni anno “morti & feriti” (per “feriti” si intendono donne e uomini che sono colpiti da aggravamenti di malattie derivanti dal clima insano e dall’esasperazione del caldo e del freddo).
Leggo su un recente ed interessante libro di divulgazione scientifica e comportamentale (prof. R. Boffi – responsabile Pneumologia istituto nazionale tumori di Milano – I tuoi SCUDI anti SMOG-Sonzogno, 2025) che già nel 400 a.C. Ippocrate – il padre della medicina scientifica – sottolineava l’importanza di fondare nuovi centri urbani in territori che garantissero una buona qualità dell’acqua e dell’aria.
In Italia, in un contesto climatico con una temperatura media superiore di 1,03°C (2025) rispetto al periodo 1991-2020, l’incremento della mortalità tra gli ultrasessantacinquenni durante l’ondata di calore è stata del +40,2% e tutto questo si è basato sull’osservazione di 21 città italiane.
Nel 2025 uno studio su 854 città europee ha stimato che in Italia i cambiamenti climatici abbiano causato circa 4.597 decessi aggiuntivi legati al caldo. [Fonte:ricerca Summer heat deaths in 854 European cities more than tripled due to climate change – settembre 2025) da ricercatori di Imperial College- London e London School of Hygiene & Tropical Medicine (LSHTM)]
L’Italia è risultata il Paese europeo con il maggior numero di vittime attribuite all’aumento delle temperature.
L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) documenta che in Europa la mortalità da caldo è aumentata di oltre il 30% negli ultimi 20 anni e si è concretizzata in circa 100.000 decessi da caldo. Quindi è necessario sviluppare un welfare riparativo, ma anche di prospettiva.
Le morti premature associate all’inquinamento atmosferico sono state stimate in circa 7 milioni all’anno nel mondo di cui circa 50.000 in Italia.
Nel 2021nel mondo si sono contati circa 250.000 morti da PM2,5 ed inoltre 52.000 da biossido di azoto nonché 22.000 da ozono.
A questo aggiungiamo i “feriti” con un peggioramento dello stato di salute di bambini, giovani, adulti, anziani cioè una crisi da quasi epidemia.
Il cambiamento climatico causa “seri inciampi” per la salute degli abitanti del pianeta e quindi il welfare di varie nazioni cerca di combattere le malattie che derivano da questo registro ormai costante e strutturale del pianeta.
Le onde di calore, l’inquinamento atmosferico, la siccità, le alluvioni sono la causa di una parte dell’aumento delle malattie con il conseguente incremento della domanda di servizi sociosanitari.
Tutto questo rientra anche nel modello che l’OMS definisce come approccio One Health per cui esiste una relazione fra salute umana, animale e salute degli ecosistemi.
La guerra del clima affronta battaglie come quella contro la CO2 che genera un” effetto serra” pericoloso ed incontrollabile.
Per combattere questa battaglia ci si può valere di servizi di welfare energetico come:
-il sostegno all’efficientamento energetico delle abitazioni, i bonus per pompe di calore e fonti rinnovabili;
– il welfare aziendale (lo smart working, orari flessibili, car sharing dei dipendenti) con una riduzione delle emissioni e una riduzione dei consumi energetici.
– l’attivazione di Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) che producono energia da fonti rinnovabili, quindi con una minore emissione di CO2.
Altri interventi si focalizzano sulla gestione organizzativa della domanda espressa o inespressa tramite:
– il piano caldo a favore degli anziani fragili nonché dei segmenti di popolazione fragile che comporta una riduzione degli accessi alle strutture ospedaliere e riesce a monitorare la salute di queste realtà con fragilità.
– la telemedicina con servizi di tele cardiologia e di monitoraggio telematico per pazienti cronici che comporta non solo una diminuzione degli spostamenti, ma anche un” sotto controllo” che porta ad una riduzione di” morti e feriti”.
Come è naturale ci sono tesi contrapposte sulle cause, ma anche sull’esistenza della crisi climatica.
I “climarealisti” o comunque coloro che riconoscono la crisi climatica come vulnus del sistema socioeconomico, sostengono la necessità di intervenire perché la temperatura media globale è aumentata rispetto a quello che era all’epoca preindustriale e le cause sono prevalentemente la conseguenza dei comportamenti umani e delle scelte anche politiche ed economiche.
L’uso di carbone, petrolio, gas aumenta la concentrazione di CO2 e di altri gas serra.
Ondate di calore, la siccità, le alluvioni, lo scioglimento dei ghiacciai e l’innalzamento del livello del mare sono un contesto negativo insieme alla deforestazione, l’agricoltura intensiva e gli allevamenti che contribuiscono alle emissioni di CO2.
Esiste ed anche, la tesi dei “negazionisti” che non riconosce la crisi climatica collegata alla crisi ambientale.
Quindi non esisterebbe alcun riscaldamento globale significativo. Ci sarebbero degli errori sulla misurazione climatica e degli eventi e il clima ondivago è una patologia del sistema ambientale quasi un ”entelechiano”.
Essi dicono che il clima è sempre cambiato nella storia della terra.
È chiaro che la crisi climatica comunque esiste ed è scientificamente provata e la sostenibilità deve essere ambientale, ma anche economica e sociale e quindi azioni di “sanificazione” non sono più procrastinabili.
È forse necessario promuovere un “pacifismo climatico”, sostenuto da un welfare fondato sulla scienza e capace di sviluppare servizi, percorsi educativi e strumenti di consapevolezza per prevenire i “morti e feriti” della GUERRA DEL CLIMA.













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