I NUMERI SULLA SCUOLA IN ITALIA NON TORNANO

di Diego Castagno

Dice Giorgia Meloni:

“Non esiste che in una classe italiana a sentirsi in un angolo siano i bambini italiani perché sono diventati la minoranza”.

Tradotto: In Italia esiste, non da ieri, una norma per cui nelle scuole pubbliche non ci possono essere classi in cui gli allievi stranieri siano più del 30% del totale. In alcuni casi, pochissimi, questo tetto viene sforato. Da qui l’allarme lanciato dalla premier, con i soliti toni utilizzati quando si affronta il tema della migrazione. E da qui la valanga di reazioni e polemiche di questi giorni. L’altro tema classico della scuola ad inizio di settembre, cioè la mancanza di docenti di sostegno e la difficoltà nel comporre gli organici, quest’anno è passato sotto silenzio.   

Forse vale la pena chiarire la questione e dare i numeri effettivi di un problema che esiste, anche se per un numero esiguo di classi, concentrate in alcuni quartieri delle grandi città del nostro paese, e riguarda davvero pochissimi istituti, lo 0,6% del totale a livello nazionale. Con punte e casi isolati che effettivamente non sembrano risolvibili, come la Chinatown di Prato, il quartiere con la più alta densità di migranti e minori stranieri in Italia. Il tema della concentrazione di ragazzi stranieri nella scuola poi è l’effetto di altri fenomeni tipicamente urbani delle città occidentali e non solo, che storicamente crescono per la loro capacità di attrarre persone e per l’altrettanta grande difficolta di impedire le concentrazioni in alcuni quartieri. La storia della repubblica è piena di questui esempi collegati alle migrazioni da nord a sud. Le grandi città europee e statunitensi sono casi studio ben noti a chi si occupa di questi fenomeni. 

I numeri

Proviamo a quantificare il fenomeno. In Italia esiste da anni una circolare secondo la quale non si può superare il tetto del 30% di stranieri in ogni classe. In alcuni contesti a forte densità migratorie questa circolare non si riesce ad applicare, (l’associazione dei presidi dice che non si può applicare), vista l’altissima densità di stranieri residenti in quartieri specifici, vedi il quartiere cinese di Prato, la zona di Via Padova a Milano o la Comasina, Tor Pignattara nella periferia romana. In alcuni istituti scolastici il problema esiste perché sorgono in quartieri in cui la maggioranza dei residenti è straniera.

In generale, i numeri del Ministero dell’Istruzione raccontano una realtà totalmente diversa, cioè che solo lo 0,6% delle classi supera la soglia del 30% di studenti stranieri sul complessivo degli alunni in una classe.

Secondo i dati contenuti nell’ultimo report del MIM sugli studenti stranieri, circa un alunno su dieci in Italia non è italiano, anche se è nato e cresciuto in Italia, più precisamente l’11,6% degli studenti sul totale di chi frequenta la primaria e la secondaria di primo e secondo grado, le scuole medie e le superiori. Il dato è riferito è del 2025. Disaggregando i dati per regione nell’anno scolastico 2024-2025, la regione con la maggiore incidenza di studenti stranieri era l’Emilia Romagna, il 18%, e la provincia con più minori stranieri era Prato, per la presenza della comunità cinese, una delle più grandi d’Europa. Prato è realmente un caso limite, ma anche in quel caso la percentuale di studenti stranieri a livello provinciale è ferma al 28%, una quota molto alta, ma ancora una volta al di sotto del terzo della circolare.

Se si guarda alle scuole, le percentuali in alcuni casi sono rilevanti, ma in nessuna provincia si supera la metà degli istituti con percentuali vicine al 30 per cento di stranieri. Prato, è il vero caso nazionale, il 42% degli istituti della provincia raggiunge il 30% di alunni stranieri. In tutte le altre province, la quota è sotto il 30 per cento di scuole che superano la soglia.

Le classi a maggioranza straniera, secondo i dati a livello nazionale e locale suggeriscono che il problema delle classi “a maggioranza straniera” non sia statisticamente rilevante. Lo sottolinea lo stesso Ministero dell’Istruzione e del merito: nel 2022-23, solo il 7,6 per cento delle classi aveva più del 30 per cento di studenti stranieri a livello nazionale, compresi i ragazzi che sono nati in Italia. Se si considerano invece i ragazzi nati all’estero le classi con più del 30% di stranieri in Italia (nati all’estero) sono lo 0,6 per cento delle classi in Italia, poco più di mille classi in tutta Italia.

Per quanto riguarda invece la conoscenza dell’italiano è difficile valutare se un ragazzo nato in Italia da genitori stranieri in Italia parli bene o meno la nostra lingua. Meglio o peggio dei suoi coetanei italini Quindi il criterio migliore resta il certificato di nascita, in quel caso il fenomeno riguarda davvero una percentuale esigua del sistema scolastico nazionale.

Il “White Flight”

Nelle scuole italiane gli alunni stranieri i circa 930 mila rappresentano una situazione che appare equilibrata a livello locale. La polarizzazione in alcuni esiste così come esistono le cosiddette “classi o scuole ghetto”, che dipendono non tanto da un’immigrazione incontrollata, quanto piuttosto da dinamiche prettamente urbane ed economiche: le famiglie straniere si concentrano nei quartieri dove i costi degli affitti sono più bassi e di conseguenza, le scuole di quel bacino riflettono la demografia locale. C’è poi tema del “White Flight”, la fuga dei nativi, per cui molte famiglie italiane scelgono attivamente di non iscrivere i propri figli nella scuola del quartiere se questa presenta un’alta percentuale di stranieri, spostandoli verso istituti del centro o privati. Questo svuota ulteriormente le classi dei residenti italiani, facendo schizzare la percentuale di alunni anche oltre il 50% o 70% in alcuni istituti, a parità di residenti nel quartiere. Resta il fatto che comunque le aule in questione sono davvero molto poche.

C’è un’altra questione che invece è molto più seria e costituisce il laboratorio su cui lavorare.

Oltre il 65-70% degli alunni catalogati come “stranieri” è in realtà nato in Italia. Questo significa che la stragrande maggioranza dei bambini nelle classi ad alta densità migratoria è italofona dalla nascita, condivide la cultura locale e non ha deficit linguistici legati a un recente arrivo nel Paese. La concentrazione diventa un problema didattico reale solo quando si parla di N.A.I. i Neo Arrivati in Italia, i quali necessitano di mediatori culturali e laboratori di italiano, attività che spesso mancano per carenza di fondi. Magari tenendo a mente la massima di Mandela, “Education is the most powerful weapon which you can use to change the world.”

Gli insegnanti che non ci sono

Per quanto riguarda l’altro tema, quello degli organici, il Ministero dell’Istruzione aveva certificato ad inizio anno un totale di 46.826 cattedre vacanti e disponibili, da assegnare tutte a tempo indeterminato, con un nuovo piano di immissioni in ruolo. Le assunzioni reali si sono fermate a circa 37.000 unità a causa del totale esaurimento delle graduatorie dei vecchi concorsi. Le Cattedre rimaste strutturalmente vuote erano circa 9.500 cattedre destinate al ruolo. Di queste cattedre rimaste senza un proprietario definitivo, ben 3.580 riguardano esclusivamente il sostegno, concentrate per l’85% al Nord, con la Lombardia maglia nera a quota 2.350 cattedre vuote. Le 9.500 cattedre rimaste senza un professore di ruolo rappresentano solo la punta dell’iceberg. Le scuole, per poter funzionare, sommano a queste cattedre i posti “in deroga” che coprono le ore aggiuntive di sostegno per l’aumento degli alunni disabili e le supplenze fino al 30 giugno. Secondo le stime dei sindacati della scuola (Anief, FLC CGIL) i contratti a tempo determinato per supplenze annuali o fino al termine delle attività didattiche necessari a tappare i vuoti nelle classi per i docenti e il personale ATA sono circa 200.000. A questi si aggiungono le fisiologiche esigenze di sostituzione e le rinuncia agli incarichi un fenomeno sempre più diffuso in particolare nelle città del Nord dove lo stipendio copre a malapena il costo degli affitti.

Per questa ragione, i presidi ricorrono agli interpelli nazionali, cercando disperatamente di reclutare insegnanti fuori dalle graduatorie ordinarie per materie critiche come matematica, fisica e sostegno.

Il problema si ripete sempre uguale da anni, probabilmente ormai non fa più notizia.

Quindi…

Capisco che la percezione conti almeno quanto il fenomeno in sé. In questo caso però i numeri non tornano proprio. Siccome però il problema in alcuni contesti specifici esiste mi sembra, dati i numeri, che si possa provare a individuare alcune soluzioni o potenziando i percorsi didattici. Credo anche che qui non si stia parlando solo di scuola, ma di fenomeni sociali che vanno oltre: migrazione, calo delle nascite, disuguaglianze e soprattutto povertà. Cose molto complicate, sicuramente è più facile dire che gli italiani si sentono stranieri a casa loro.

Nonostante le radicalizzazioni, la scuola resta una delle istituzioni della Repubblica italiana che miracolosamente regge. Malgrado tutto e tutti. La scuola è un’arma, potente e decisiva per costruire una democrazia in cui le opportunità siano accessibili a tutti. Nel mondo di oggi basato sulla conoscenza poi forse è l’unico strumento di cittadinanza con cui costruire il futuro di una comunità. E siccome la scuola in Italia è per tutti, riflette la società per come è nel paese, che dopo tanti anni è diventato “moderno”, nel bene e nel male, come tutti gli altri paese occidentali e oggi non solo.