IL RISORGIMENTO SUL LAGO MAGGIORE

attraverso il “Diario politico” di Margherita Provana di Collegno

Il clima di inoperosa attesa di grandi eventi, la quotidianità e le relazioni vissute dagli esuli politicii ospiti sulla sponda piemontese del lago Maggiore tra le due guerre di indipendenza trovano un ampio e originale racconto nel diario redatto quotidianamente da Margherita Provana di Collegno, ritrovato solo nella parte relativa agli ultimi anni di vita dell’autrice e pubblicato a cura di Aldobrandino Malvezzi con il titolo “Diario politico di Margherita Provana di Collegno-1852-‘56” (Hoepli, 1926), fino ad oggi non più approfondito.

Come annota Malvezzi nella prefazione all’opera di Margherita,

il diario della Collegno illustra quello che fu indubbiamente uno dei periodi più interessanti del Risorgimento italiano, pur essendone il meno epico e il meno drammatico, illustra cioè quegli anni per comodità di classificazione detti impropriamente di raccoglimento, mentre furono quelli nei quali più pericolosamente e violentemente fermentarono e cozzarono in Piemonte tutte le tendenze e tutte le idee, senza riuscire a trovare una direttiva, finché non fu imposta da Cavour. (Prefazione, XVI).

In un‘epoca in cui la comunicazione passava esclusivamente attraverso i giornali e le lettere affidate alle diligenze postali, i documenti più significativi a cogliere queste condivisioni e partecipazioni anche femminili alla vita politica, oltre alle esperienze di vita vissuta, furono i diari e le corrispondenze, come fu per tutti i personaggi ospiti del lago.

Ricordiamo che Massimo d’’Azeglio a Cannero scriveva “I miei ricordi” e 5000 lettere; Alessandro Manzoni a Lesa continuava l’epistolario che raccoglieva la sua corrispondenza dagli anni della gioventù inquieta a Parigi fino alla vecchiaia; il suo figliastro Stefano Stampa, attraverso appunti e memorie, faceva conoscere molti aspetti del soggiorno di Manzoni a Lesa, anche le sue abitudini, i suoi passatempi, le sue frequentazioni; Ruggiero Bonghi nei suoi appunti lasciava numerose e dettagliate testimonianze sugli incontri di Stresa tra Manzoni, Rosmini che entreranno nella storia della letteratura del Risorgimento col titolo “Le stresiane”.

Anche Margherita redigeva quotidianamente un diario in cui riportava, da attenta spettatrice e osservatrice, discreta e silenziosa, quello che accadeva intorno a lei: incontri, colloqui, indiscrezioni, impressioni, echi di una società europea in fermento e in attesa. Giacinto Collegno, rivolgendosi a lei, soleva ripetere: You are my memory!

Infatti nel diario Margherita racchiuse e descrisse tutta la storia personale e politica vissuta al fianco del marito, a partire dal loro matrimonio celebrato a Bonn il 26 Maggio 1836 durante l’esilio e a cui assistettero, oltre a Costanza, sorella di Margherita e suo marito Peppino Arconati, che offrivano loro ospitalità nel castello di Gaaspeek, anche Giovanni Berchet e Giovita Scalvini, eletti rappresentanti di quegli esuli del ’21 dei quali Margherita aveva scelto di condividere la sorte.

Il diario è arrivato a noi a partire dal 1852 quando il Collegno, prima con il re Carlo Alberto, poi con il successore Vittorio Emanuele II, fu devoto e attivo esponente del governo sabaudo. Tra il ’52-‘53 svolse l’incarico di Ministro plenipotenziario in Francia, a Parigi. Si concluderà nel 1857 con la morte di Margherita, solo un anno dopo quella di Giacinto, avvenuta nella loro villa, a Baveno.

Nella ridente cittadina sulla sponda piemontese del lago Maggiore, dal 1853 i coniugi Collegno avevano scelto la loro località di vacanza dagli impegni di governo alla corte sabauda. Sulla stessa sponda del lago, nelle loro ville tra Meina e Cannero, soggiornavano gli esuli dei moti del ’20-’21 e del ’48: Alessandro Manzoni, Giulio Carcano, Cesare Correnti, i coniugi Arconati; anche il già ministro del governo di Vittorio Emanuele Massimo d’Azeglio, amico d’infanzia e di studi del Collegno e il teologo Antonio Rosmini. Questi grandi protagonisti della politica, della cultura, del variegato pensiero risorgimentale costituivano un’oasi glamour ed esclusiva, in un contesto marginale rispetto ai grandi eventi, consumando l’attesa della sospirata unità d’Italia. Nel contempo i Collegno intrattenevano relazioni quotidiane con le famiglie di alto rango che abitavano sul lago come i principi Borromeo, i conti Pallavicino, i Fontana, il generale Raffaele Cadorna; ed anche con i rifugiati politici di secondo piano rispetto alla storia, ma attivi nel dibattito e nella propaganda politica.

Fin da quando il Collegno è a Parigi con l’incarico di plenipotenziario in Francia (28 dicembre 1851- 29 agosto 1852) Margherita è sempre presente: ascolta, annota, riporta fedelmente quello che vede, i particolari che coglie dalle confidenze di Giacinto o della pletora di persone che gli ruotano attorno o che animano i salotti: informazioni, voci, indiscrezioni, anche pettegolezzi. Non partecipa mai al dibattito politico in prima persona: ne è cronista, attenta e puntuale.

Da lei emergono, al di là delle vicende note legate ai protagonisti del Risorgimento, gli umori, le sensazioni percepite, il clima in cui si mossero gli avvenimenti in Piemonte, in Italia e in Europa negli anni fondamentali per l’unità, l’indipendenza, per il nuovo quadro internazionale. Nei suoi appunti affiora una miriade di personaggi di sfondo, spesso trascurati dalla narrazione storica, ma che alimentarono e parteciparono all’elaborazione di idee e di ideali.

I quotidiani appunti di Margherita sono i ricordi di Collegno e in ciò consiste la loro importanza storica. Ma dalle pagine di quello stesso diario emerge anche l’impegno del Collegno condiviso con le figure fondamentali della storia politica del Piemonte fino al ’56, tanto nel loro volto ufficiale, quanto nei retroscena meno noti.

Margherita racconta queste relazioni quando Il tempo trascorre lento in giornate e in passatempi sempre uguali: passeggiate a piedi, in carrozza, in vapore; contemplazione delle bellezze del lago, visite reciproche.

Dal diario emerge il contrasto tra più mondi che si trovano a convivere sul lago: quello sospeso e glamour degli ospiti illustri, quello di piccoli eroi locali, ricordati oggi nella toponomastica, talvolta nelle leggende, nella memoria storica; quello della gente comune assolutamente silenziosa e invisibile.

I soggiorni a Baveno dei coniugi Collegno sono documentati nel diario di Margherita dal “23 luglio ’53:

Baveno: Mentre facciamo la nostra prima passeggiata giornaliera…”

Durante i loro soggiorni sul lago i Collegno dividevano il tempo tra gli incontri con i loro pari e le piccole cose della vita comune: andavano alla messa, passeggiavano estasiati dalla bellezza del lago, la sera giocavano al Mercante in fiera, con la barca raggiungevano l’isola Bella per far visita ai principi Borromeo; spiavano il lago con il cannocchiale per rintracciare amici in arrivo con la barca da Pallanza; di tanto in tanto ospitavano il conte Gustavo Cavour, fratello del Ministro Camillo, il Bonghi, il Generale Mac Mahon, gli Arconati. Pressoché quotidiane erano le visite ad Alessandro Manzoni a Lesa, gli incontri con Giulio Carcano e Ruggiero Bonghi, Antonio Rosmini.

Attraverso i racconti di Margherita si può arricchire il racconto storico, seppur con contributi “leggeri”, e soprattutto ricostruire la storia di un territorio, quello della sponda piemontese del lago Maggiore, rivelatosi una fucina di idee nel raggiungimento degli ideali di libertà e di unità dell’Italia. Infatti la lettura del Diario di Margherita può essere utile a documentare il clima, gli umori, le relazioni, le prospettive, le idee che diedero vita e sostanza ai salotti buoni sorti sul lago: a Baveno nella villa Collegno; a Pallanza nella villa degli Arconati, oggi “Museo del paesaggio”; a Lesa, nella villa di Stefano Stampa, che ospitava il patrigno Alessandro Manzoni; a Stresa nella villa Bolongaro, oggi “Centro di Studi Rosminiani”, dove visse e morì il teologo e filosofo Antonio Rosmini; a Belgirate nella villa di Matilde Cairoli; a Cannero nella “La Sabbioncella” di Laura Solera Mantegazza e nella villa di Massimo d’Azeglio.

Attraverso il diario di Margherita si possono ricostruire le abitudini che consentivano le relazioni quotidiane: dalle lunghe passeggiate a piedi, agli spostamenti con la carrozza, con la barca o il vapore. Si “osservano” personaggi di primo piano che affiancano o si alternano a quelli secondari o addirittura sconosciuti, ma di fatto con una importante funzione sociale, relazionale e di raccordo fra i diversi gradini della scala sociale, in particolare tra nobiltà e borghesia, tra uomini d’azione e teorici del pensiero politico.

Quando l’informazione non poteva mai essere in tempo reale, attraverso queste relazioni l’eco degli avvenimenti si espandeva sul territorio; le notizie rimbalzavano sul lago dalla confinante Lombardia asburgica, da Torino, dal resto dell’Europa.

Forse le cronache di Margherita non consentono di integrare la storia “ufficiale” di nuovi elementi, ma la lettura di alcuni passi del diario può permettere di cogliere una varietà di commistioni: l’alternanza di espressioni francesi con termini dell’italiano più informale se non addirittura dialettale; l’accostamento di personaggi di alto rango a persone senza una storia; la coesistenza di profonde analisi politiche a improbabili credenze popolari; aspetti e momenti di una quotidianità semplice e ripetitiva intrecciati ai voli alti del pensiero più raffinato.

La lettura del diario di Margherita consente soprattutto ai giovani che si avvicinano alla studio della storia di fare un percorso che può appassionare, che parte dalla piccola cronaca di grandi e piccoli personaggi, dal pettegolezzo storico, dal messaggio di un’epigrafe o da una nota di colore locale. I personaggi, che fanno la storia raccontata dai libri di testo, sono qui colti nei loro aspetti più umani, nelle loro debolezze, resi più veri, credibili, raggiungibili.

Nel diario di Margherita troviamo un Manzoni che, tra un temporale e una festa tra amici intimi intrattiene gli ospiti su come proteggere i vigneti dai parassiti, o viene sorpreso dal Bonghi nelle sue umane incertezze; viene letto nel suo dolore per la morte dell’amico A. Rosmini:

14 Agosto (1853):… Dopo pranzo andiamo da Rosmini a Stresa e vi troviamo Manzoni, ma la minaccia di un temporale ci obbliga ad accorciare la visita. Il Manzoni parla del segreto di Maspero per guarire la malattia dell’uva…

16 Agosto (1853), S. Giacinto. Oggi si celebra la festa di Collegno con panattoni a colazione, complimenti scritti dai nipoti Bassi, con fiori in testa, con una gran torta fatta a Pallanza e col Mercante in fiera la sera… Bonghi col quale andiamo all’isola Madre. (…) mi parla del Manzoni (…) mi disse anche che il Manzoni quando scrive una lettera la rifà più volte prima di esserne soddisfatto e questo, non per vanità, ma per incontentabilità di ciò che esce dalla sua penna.

22 settembre (1855), Arona. Pioviscola tutto il giorno. Alle due abbracciamo Costanza (Arconati) e la sua brigata e noi ci mettiamo in legno per Baveno. Passando davanti alla casa Stampa a Lesa vediamo Don Manzoni appoggiato alla finestra con un’aria così mesta che non possiamo trattenerci dal fermare il legno e salire a salutarlo.

23 Settembre (1855), Baveno. (…) Poco dopo (…) troviamo Cavour, Manzoni e Bonghi raggiante come uno sposo. Manzoni mesto e distratto come un uomo che ha persa la luce. E’ la morte di Rosmini che lo stringe.

Margherita spesso non perde l’occasione di sorridere delle fragilità umane dei suoi ospiti:

13 agosto (1853), Oggi dopo l’arrivo delle lettere ci mettiamo in barca per andare all’isola Bella dalla Marietta Borromeo. Si mostra anche il Conte Vitaliano col suo fare da grand seigneur che rende importante la sua piccolezza. Dopo il pranzo vengono Rosmini e Cavour…

27 Luglio (1853), Baveno … Galeazzo Fontana è un uomo col cuore largo che ama godere e far godere, e che, purché si accetti di venire a casa sua, fa buon viso a tutto senza distinzione di opinioni. Difatti la sua casa è una specie di Valle di Giosafatte, o d’Olla podrida, di Macédoin; gente di ogni colore accozzata alla rinfusa

Spesso negli incontri si parla di cose serie, seppur con leggerezza:

23 luglio (1853), Baveno: Dopo il pranzo andammo verso Stresa e incontrammo Rosmini, Cavour e Bonghi che venivano verso di noi e ci unimmo. Strada facendo si discorse di molte cose e fra queste del dominio straniero in Italia e Rosmini ci disse con un accento di profonda e direi quasi profetica convinzione, che per lui lo sgombro degli Austriaci dall’Italia era certo quanto due e due fanno quattro, che non sapeva prevedere l’epoca, ma che ciò accadrebbe era fuori dubbio. Perché, diceva egli, il dominio austriaco in Italia era stato sempre violento e per ciò che non poteva durare.

11 Agosto (1853), Oggi la vita solita. Dopo pranzo si va sulla strada di Stresa e prima si incontra casa Borromeo, poi più lungi Manzoni con Rosmini; Manzoni ci racconta che a Milano non si danno più passaporti fino al 18, festa dell’Imperatore.

12 Agosto (1853) Oggi si desina tardi e prima si va a Lesa a visitare Manzoni. (…) Manzoni parlò anche molto delle prepotenze austriache a Milano dopo il 6 Febbraio. Ora il Governo mise ancora una tassa di 80000 lire sulla città di Milano per i feriti del 6 febbraio.

18 Agosto (1853) Si sentono i cannoni di Laveno che esultano del matrimonio dell’ Imperatore d’Austria con la Principessa di Baviera.

Margherita nel registrare la quotidianità di Giacinto, con un occhio femminile e sensibile, coglie le note intermedie, gli umori, l’influsso che le condizioni meteorologiche hanno su di lei. Dipinge con le parole il paese che l’accoglie, in cui si muove nelle passeggiate quotidiane per i suoi spostamenti abituali come quello alla chiesa:

Il nostro tranquillo Baveno (27 Luglio ’53); diletto nostro Baveno(24 Settembre ‘53) sono le espressioni con cui Margherita nel diario definisce il paesello della riva piemontese del lago Maggiore scelto da lei e Giacinto per trascorrere i periodi liberi dagli impegni che li legavano alla corte sabauda. Scelta dettata forse non dal caso, ma dalla vicinanza, in carrozza o in barca, ai coniugi Arconati e agli altri personaggi illustri rifugiati, per scelta o per esilio, nei paesi vicini.

Il lago e Baveno sono però per Margherita solo un bellissimo contesto paesaggistico da contemplare, ma non da capire:

24 settembre ’54, Oggi è una delle giornate autunnali più belle che abbia ancora veduto, e come sia bello questo lago mi sarebbe difficile dirlo. Giornata splendida di sole, ma di vento furioso che arruffa il lago e lo rende color di smeraldo: Si veggono le più alte cime de’ monti con un poco di incipriatura di neve.

25 Settembre ’55: …Viottolini ombrosi lungo prati verdissimi contornati da bei castani, fra i rami dei quali si vede il lucidissimo lago ed i monti della riva opposta.

Margherita, che ha mostrato la sua modernità nel vivere la giovinezza e la maturità lasciandosi guidare da un sentimento romantico da esule, rinunciando agli agi e ai privilegi propri del suo rango, diversamente da Adelaide Cairoli e da Laura Solera Mantegazza, che scendono in campo fra gli umili, interpreta perfettamente il ruolo della nobildonna che vede con distacco e dall’alto la realtà che la circonda. Infatti sembra muoversi in un paese deserto: non nota le pastorelle lungo i prati verdissimi contornati di castagni, né i contadini che falciano l’erba;non nota sulle rive le donne che lavano i panni, come quelle uscite dai pennelli del pittore luganese Carlo Bossoli; non vede i pescatori che nel porticciolo armeggiano sulle tipiche barche con gli archi di metallo ricoperti di teli, come nei quadri di tanti pittori che ritrassero il lago nell’Ottocento. Non descrive le casette dei pescatori, dei barcaioli e degli scalpellini, fra piccoli cortili, archetti, ballatoi con balaustre di legno, qualche affresco sulle pareti per una preghiera a madonnine slavate.Non nota nessuno quando si reca alla Chiesa e attraversa il rione umile di “Domo”. Non vediamo il cocchiere che conduce il legno, né i servi che aiutano i signori a salire in carrozza. Questi vengono nominati una sola volta in tutto il diario, quando partendo con la barca per l’’isola Bella, i Collegno lasciano il legno ai servi.

Margherita presta attenzione soltanto ai personaggi del suo rango come gli ospiti della “Posta” che arrivano o partono come Austen Henry Layard, lo scopritore di Ninive o le nobildonne inglesi comeMiss Emma Webston, che soggiornano nell’unico “albergo” a Baveno per postali, postiglioni e viaggiatori come già i Dumas padre e figlio, Montesquieu, Sthendal, Théodophile Goutier, John Ruskin.

Gli unici suoni che registra nel suo diario sono i rombi di cannone che da Laveno, sulla sponda lombarda, annunciano il matrimonio dell’Imperatore d’Austria con la Principessa di Baviera equelli che giungono dall’isola Bella per una festa al palazzo.

Non si sentono i pescatori e i barcaioli che vociferano nel dialetto stretto di Baveno sulle rive e neppure le donne che cantano o ridono mentre sbattono i panni nell’acqua del lago.

Fra la gente semplice di queste realtà paesane, collinari e montane, gli ospiti illustri “stranieri”, incontrano solo ricche e nobili famiglie originarie dei luoghi: i Pallavicino, i Cavallini, i Troubetzkoy, i Cadorna…

Margherita Trotti Bentivoglio Collegno è figlia del suo tempo e del suo ruolo sociale, ancorato all’ancien regime: estranea alle istanze sociali che stanno emergendo con la prima rivoluzione industriale nel nord Italia ed anche sul lago Maggiore.

Solo Giulio Carcano coglie questi aspetti:

Ma intanto io veggo, in mezzo alle pingui e vaste pianure, lungo le rive feconde de’ fiumi, fin sotto al piede delle nostre Alpi, vedo i poveri abitatori del contado uscire a torme dalle native case per correre a stiparsi negli opifici; veggo una popolazione nuova succedere all’antica; ma più non trovo la libertà e la floridezza, né lo schietto costume di prima; l’avidità di un lucro, stimato più pronto e più certo, toglie il pensiero della famiglia, della vita; si lavora e si patisce, si maledice e si muore. (…) vedi addensarsi un povero popolo d’innocenti, per cominciare colà una vita più difficile di quella dello schiavo attaccato alla gleba. O miseria! (…) e la ruota gira, e gira! Altri vengono a limosinare il pane che voi non mangiaste intero; altri vengono a morire; e la ruota gira! (Novella “La Nunziata”, scritta a Intra nel 1849).

Siamo agli ultimi bagliori dell’ancien regime e all’alba di una nuova sensibilità per il sociale che si svilupperà politicamente nella seconda metà dell’Ottocento.


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