IL GENERALE AL CONTRARIO

Mia Cara Amica,

Sono davvero confuso, faccio fatica a capire le tue incertezze e i tuoi dubbi. Sarà l’età, ma mi sembra di vivere in un mondo senza bussola. Di fronte ad un frammento scritto non puoi costruire l’universo, come se il contesto, la storia, il passato, la tradizione, il pensiero, l’influenza che ogni mente ha avuto su chi la pensasse diversamente non fossero mai esistiti. Mi chiedi un parere sull’affermazione diffusa da alcuni esponenti politici che sostengono che, in accordo con la nostra Costituzione, chiunque avrebbe la possibilità di esprimere qualsiasi tipo di opinione. Ho capito che il dubbio ti assale dopo le polemiche scatenate dal libro del noto Elareneg, il generale al contrario, mi verrebbe voglia di chiamarlo così dopo aver letto ampi stralci del libro, il fatto è che ho deciso di prenderla sul serio. A me sembra che in gioco ci sia molto, ma molto di più.

Se devo risponderti di getto ti dico che a parer mio chi afferma una cosa del genere o è in mala fede o ha fatto il liceo con scarsi voti in storia della filosofia. Chi sono io per dirlo, nessuno, non servono esperti, io ragiono con gli strumenti che ho, pochi, ma cerco di mettere insieme i pezzi per l’infarinatura che mi è rimasta da allora. Tralasciamo per un momento la mala fede, poi ci torneremo, e leggiamo insieme l’articolo 21, al primo comma recita: Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

Secondo l’articolo 21, il diritto di manifestare la propria opinione deve avvenire liberamente, è questa la parte complessa del ragionamento, tutta dentro questo avverbio, Totò avrebbe detto: “qui casca l’asino”. Liberamente; l’avverbio invoca la libertà, da Platone a Sartre per 2500 anni non si è discusso d’altro, mi si permetta la battuta, se non dell’idea di libertà non come assenza di vincoli e costrizioni, ma come capacità di scelta.

La libertà, affinché non diventi prevaricazione deve trovare, attraverso la propria stessa coscienza, un confine, un limite entro cui partecipare all’universale. Secondo Hegel è questo il punto di partenza per riconoscere e rispettare la dignità di qualsiasi altra persona, la responsabilità.

Se la libertà è uno spazio in cui agire, la responsabilità è il confine entro cui agire, essere responsabili significa aver costruito da sé il perimetro coscientemente proprio per agire in libertà. Se la libertà è un diritto, la responsabilità è il dovere corrispondente. Kant avrebbe spiegato molto meglio di me come i limiti cui ciascuno si sottopone secondo la propria coscienza non sono una schiavitù, ma il suo contrario, ed è per questo che l’avverbio liberamente usato nell’articolo 21,ha un significato molto diverso da “mi esprimo dicendo quello che mi pare”.

Mi rendo conto che ad una lettura superficiale che si limitasse al suono delle parole e non al loro significato profondo quell’avverbio, potrebbe indurre in errore e suggerire proprio la tesi contraria che si sente in giro: “in democrazia chiunque può dire quello che gli pare”, ma non è così, secondo il mio parere. La lingua è un fenomeno complesso, lo specchio della cultura di chi in quel momento la usa scegliendo e pesando i significati. Nel caso della Costituzione, poi, diventa la rappresentazione di una classe politica che ha stupito e incantato il mondo per una cultura civile e filosofica incisa nelle singole affermazioni e in ogni verbo.

Non si può leggere l’art 21 al di fuori del contesto che lo ha generato e se, come afferma meravigliosamente il Presidente Mattarella: “La Costituzione nasce per espellere l’odio” nasce anche per favorire la costruzione di una comunità e fornire gli strumenti, le radici che nutrano gli individui e le organizzazioni affinché realizzino pienamente se stessi all’interno di quel limite. Ho usato di proposito questa parola magica: limite perchè la libertà è tale solo all’interno di un confine stabilito superato il quale è arbitrio e non libertà.

Chiedi ad una coppia felice se la fedeltà al coniuge, giurato, promesso, pensato che sia, rappresenti o no un ostacolo e scoprirai quello che intendo dire. Il limite non è un ostacolo: è, come dicevo, il confine dello spazio entro cui realizzarsi da uomini liberi. Quando così non fosse non sarebbe libertà, ma arbitrio.

Per non farla troppo difficile, riassumiamo, abbiamo connesso il limite alla responsabilità e questa alla salvaguardia della dignità, a questo punto, sali con me all’interno della Carta Costituzionale, andiamo a leggere cosa c’è scritto 18 articoli più in alto, forse troveremo un indizio ed una soluzione pratica a quello che sto sostenendo. Inutile ricordarti che 3 viene prima di 21 quindi quello che dovessimo trovarci dentro condizionerebbe le affermazioni successive, se ci fosse una istanza che definisse il nostro confine questo varrebbe per le azioni degli articoli successivi incluso l’avverbio liberamente di cui stiamo discutendo.

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

Salta ai miei occhi, e spero di non sbagliare, come la libertà di espressione, debba fermarsi prima di interferire con la dignità di qualunque altra persona sia uomo sia donna, sia bianco sia nero, sia cristiano sia musulmano, sia liberale sia socialista, sia ricco sia povero. E questo non ledere la dignità è la responsabilità della coscienza individuale, ossia il limite di azione della libertà di espressione.

I temi legati all alla libertà sono stato analizzati e trattati dai maggiori filosofi di ogni tempo, a partire dal mondo greco fino ai giorni nostri, analisi che la scuola insegnava ai miei tempi e che la generazione dei nostri padri costituenti conosceva molto bene, non mi sembra inutile, anche se non sono certo un esperto, concentrarmi un poco sui miei ricordi liceali per argomentare il mio pensiero contrario alle cose che sento in giro.

Hegel, oltre ad essere uno dei giganti del pensiero moderno è anche uno dei lettori più attenti del mondo antico, mondo in cui la comunità era sempre prioritaria rispetto a ciascuna esigenza individuale. Nel suo pensiero ha saputo immergere quei principi e quelle esigenze di coesione sociale nelle istanze che ai suoi tempi, siamo nei primi decenni dell800, sorgevano dopo la rivoluzione francese, con la nascita degli stati europei.

Lo stesso filosofo definiva “la forma più bassa di libertà” un agire come ci pare, privi di vincoli imposti dalla universalità rappresentata dal bene comune, dal corpo sociale di cui ciascun individuo è parte. La storia, e la storia del pensiero, storia di incontri, di scontri, di dialogo, di relazioni, di complessità. Oggi invece, con l’esaurirsi delle risorse critiche, si tende, ogni giorno di più, a semplificare la complessità dei fenomeni, sradicare dalla mente tutto quello che non si capisce in modo superficiale, approfondire è fatica, meglio appiattire tutto anche senza comprendere. Vorrei aggiungere, sempre a proposito di questa vicenda che due sono gli svarioni secondo me: uno dichiarare che la libertà sia la possibilità di fare quello che mi pare, due, ancora peggio, dire che è scritto nulla Costituzione.

Ancora una riflessione te la devo sulla idea che esista una sorta di mala fede nel sostenere la libertà come assenza di qualsiasi costrizione, l’assenza di limiti diventa assenza di responsabilità e la vita diventa una rincorsa alle pulsioni primarie, tutto diventa uguale a se stesso, nulla è più importante di niente altro, non esistono gerarchie, la scuola non serve , si gode meglio senza insegnanti e senza maestri, senza punti di riferimento in un presente vasto quanto la spazio che ci circonda, liberi di consumare beni inutili oltre che se stessi. Al mercato questo tipo di individui soli e isolati fa gola molto più che avere persone coscienti e coese verso un destino comune, tranquillizza essere succubi di qualsiasi sentenza senza prove che i media propinino facendo diventare verità rivelata le formulette-slogan che qualcuno con posizioni di potere invoca come mantra sommergendo con ondate di accostamenti casuali una popolazione che preferisce credere piuttosto che scoprire. Quando la casualità è fatta passare per causalità, senza una ragione scientifica c’è davvero di cui preoccuparsi.

Essere incapaci di riflettere; con cognizione critica aiuta, il mercato, le campagne elettorali senza visione futura, aiuta la sterilità della ragione; quando il limite diventa ostacolo si tende ad annientarlo, per poi cercarne un altro da annientare fino ad annientare la propria esistenza, spostandola dalla vita allo smartphone in un individualismo pericoloso e distruttivo. Individualismo che annienta gli altri, le regole, pone se stessi e le proprie convinzioni come la parte giusta, quella dritta e chi non è come me vive in un mondo al contrario.

Ora lasciami dedicare qualche piccolo pensiero alla seconda perla del Generale che mi hai mandato da commentare, quella dei suoi antenati.

Ritengo che nelle mie vene scorra una goccia del sangue di Enea, di Romolo, di Giulio Cesare, di Dante, di Fibonacci, di Giovanni dalle Bande Nere, di Lorenzo de Medici, di Leonardo da Vinci, di Michelangelo…

Qui vorrei essere preciso e non riferirmi ai ricordi liceali. Mi sono messo a fare due conti utilizzando la progressione geometrica tipica per il calcolo degli antenati, come sai, a noi fisici piace fare conti approssimati per ordini di grandezza, come si dice, vediamoli in sintesi. Ipotizzando, come fa l’istituto di statistica, che una generazione cambia nella successiva ogni 25 anni, per arrivare a discriminare la goccia di sangue di Mazzini e di Garibaldi che scorrerebbe nelle sue vene (testuale dal libro) occorrerebbe ispezionare circa 128 antenati. Immagino che il generale lo abbia fatto visto che lo ha scritto e la domanda è: non crede generale che per definire la sua grandezza lei abbia offeso i rimanenti 126 antenati?

Tutti gli antenati hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. E se fosse veroandrebbero citate anche le donne che a quella goccia hanno contribuito? Ma le gocce di sangue non finiscono qui, perché il generale è sicuro di avere anche una goccia di sangue di Giulio Cesare, e questo impone alla statistica numeri davvero grandi. Sono arrivato a oltre quattro miliardi di antenati ed ero più o meno a Carlo Magno, per arrivare a 50 anni prima di Cristo e trovare Giulio Cesare in salute ed in grado di procreare, mancano circa 30 generazioni, arriveremo a miliardi di miliardi di individui dentro i quali trovare la goccia. Una impresa titanica. Ma oltre questo la vera domanda, la più importante per quanto mi riguarda, è relativa alla goccia di sangue di Enea che scorrerebbe nelle sue vene. Lì anche la mia matematica si ferma: Enea è un personaggio della mitologia, non sappiamo nemmeno se sia esistito al di là della fantasia degli artisti che lo hanno reso archetipo di una civiltà, come la trovi la goccia di sangue, non c’è sangue.

Sarebbe come discendere da Pinocchio o da Topolino, lecito culturalmente non geneticamente. E qui mi vengono due ipotesi in mente o il generale nega la stessa idea di ius sanguinis e intende dire che discende da una civiltà, dunque da una cultura (negando la razza come è giusto che sia) oppure mi sono illuso e tutto è incentrato sulla forza militare: Enea era l’eroe Troiano secondo in classifica per il numero di nemici uccisi (Achille era il primo). O forse la forza non c’entra, il generale deve aver pensato ad Enea un giorno di fronte allo specchio, non poteva che discendere da lui, Enea, figlio di Afrodite, la dea della bellezza.

Ora chiudo e ti saluto con una preoccupazione seria, l’ultima volta che qualcuno ha scritto della necessità di avere il sangue puro è stato nelle leggi di Norimberga, settembre 1935. Pochi anni prima, nel 1930 quelle stesse tesi erano state espresse in un altro libro, quella volta scritto da un caporale. Pensavamo di esserci liberati da quelle nefandezze, ma sono ancora tra noi anche se la Costituzione ne vieterebbe l’esistenza visto che fu scritta per , “espellere l’odio” come ha ricordato il Presidente..

Con affetto immutato, ma stai in guardia, tuo Aldo.


SEGNALIAMO


Commenti

5 risposte a “IL GENERALE AL CONTRARIO”

  1. Avatar Claudio
    Claudio

    Aldo, complimenti per la chiarezza con la quale hai richiamato il valore della responsabilita’ come contrappeso della liberta’. Credo che sia tutto qui.
    La faccenda delle gocce di sangue e’ piuttosto sconfortante.
    Un mio professore di chimica al primo anno di universita’ per rendere comprensibile il concetto di molecola ci dimostro’ con semplici calcoli (stime) che ci sono piu’ molecole di H2O in un bicchiere di acqua di mare che ‘bicchierate” equivalenti all’intero volume dei mari/oceani del pianeta Terra. In altre parole, abbiamo la certezza di ospitare nel nostro attuale corpo un considerevole numero delle medesime molecole ospitate migliaia di anni fa da qualunque nostro antenato. Incluso il sig. Mohamed e la sig.ra Jabbad.

    1. Avatar ALdo Di Russo
      ALdo Di Russo

      Grazie Claudio, è proprio questo il problema che si sventola come “italianità”. Basterebbe rileggere Mazzini per capire la differenza tra un patriota e un nazionalista. Noi siamo riusciti a creare nazionalisti che si definiscono patrioti giocando sul atto che alla scuola media nessuno legge più Mazzini

  2. Avatar mariella
    mariella

    sono commossa e ammirata davanti alla tua lucida capacità di approfondire il concetto di libertà associandolo indelebilmente a quello di responsabilità; concordo su tutto e ti esprimo la mia grande stima sulla tua cultura e intelligenza

    1. Avatar Aldo Di Russo

      Grazie Mariella, credo che sull’etica della responsabilità si possa giocare la resurrezione di questo paese da parte delle generazioni che oggi hanno 12-15 anni. A noi stessa il compito di tenere viva una cultura ed una civiltà sotto attacco.

  3. Avatar Salvatore
    Salvatore

    Sono fiero, felice e fortunato di avere conosciuto Aldo nel passato e ritrovarlo amico nel presente con immutate affinità elettive.