IL CIVISMO DELLA “CITTA’ DEI 15 MINUTI”

Negli anni ’90 una pubblicazione dell’editore Autrement di Parigi aveva come titolo “Le civisme-Vertu privè,d’utilitè publique” ed era lo specchio del civismo dei doveri virtuosi; in seguito l’evoluzione del sistema socio-politico ha affermato il civismo dei diritti agìti e quindi la risposta alla domanda di servizi-prestazioni d’utilità pubblica da soddisfare.

E’ l’evoluzione del civismo: da un approccio ove il cittadino ha coscienza dei suoi doveri civili in logica di educazione civica al civismo diadico che ha in sé doveri e diritti dei cittadini .Una dinamica della domanda sociale, antropologica collegata a scelte istituzionali.

La città dei 15 minuti è una di queste domande a cui si risponde con servizi e scelte isituzionali multiple non tanto per un vezzo di cultura della velocità, della città rock, ma per l’utilità pubblica e di sistema che ne deriva.

Stato, regioni, province, comuni ed istituzioni private si impegnano in queste risposte di civismo operativo. Il focus è nei comuni.

Infatti conseguenza operativa è lo scambio fra il cittadino e le istituzioni ove offerta e domanda di servizi pubblici e di utilità pubblica devono incontrarsi e soddisfarsi in modo equilibrato e con” somma maggiore di 0” per il cittadino. Nel tempo di circa 15 minuti.

L’esigenza di civiltà nell’ecosistema è intesa come un atteggiamento di rispetto, sia verso gli altri cittadini (es. cortesia), ma anche verso i vari edifici e luoghi dello spazio pubblico (es. trasporti pubblici);è un riconoscimento reciproco e tollerante degli individui tra loro, in nome del rispetto della dignità della persona umana, che consente una maggiore armonia nella società.

I diritti del civismo esprimono esigenze di benessere e welfare che i cittadini percepiscono tramite servizi offerti dalle istituzioni pubbliche e private.

Tutto questo si è tradotto nel civismo diadico come intreccio di doveri e diritti.

Infatti l’Italia è un insieme di “luoghi civici” e non di “spazi civici”.

In questo modo si esprime il civismo nella città dei 15 minuti ;esso è luogo dove un quarto d’ora è il tempo ottimale per arrivare dalla porta di casa alle fermate essenziali ed alle offerte di istruzione, salute, lavoro, shopping, cultura. Tutto questo a piedi o in bicicletta. Si pensi all’anzianizzazione dei cittadini.

L’attenzione all’ambiente i residenti la esprimono usando raramente l’auto per piccole commissioni o per recarsi al lavoro ovviamente per il tramite di una rete di percorsi pedonali e piste ciclabili strutturata, ideata dalle istituzioni pubbliche e private.

Il mantra di queste scelte è una città dove la mobilità elettrica, ma anche ad alimentazione ad idrogeno, bike sharing, soluzioni per le stazioni di ricarica e parcheggi sono un fatto strutturale.

Tutto questo aiuterebbe a diminuire le emissioni di carbonio, a ridurre l’incremento della temperatura e “darebbe le gambe” alla transizione verso “net zero”.

Inoltre gli studiosi hanno evidenziato che “20 minuti” è più o meno il tempo massimo per il quale le persone sono disposte a camminare per fare il proprio lavoro o gestire la propria vita .

Il professore di innovazione della Sorbonne di Parigi, Carlos Moreno, definisce la città dei 15 minuti con l’appellativo ville de proximitè.

Riguardo al pendolarismo ed applicando la teoria della “costante di Marchetti” (fisico italiano)si indica nei 30 minuti di tempo il sacrificio temporale che i cittadini sono disposti a sopportare.

Una convergenza totale riguarda la possibilità di fruire di servizi sanitari e di emergenza per una palese utilità di vita e di benessere.

Il Pnrr ha fatto la scelta dei servizi sanitari di prossimità; per es anche tramite le farmacie tradizionali e le farmacie rurali che svilupperanno il ruolo di erogazione di servizi sanitari, partecipando a percorsi di assistenza domiciliare, erogando farmaci che ora il paziente ritira solo in ospedale, monitorando i pazienti con cartelle cliniche elettroniche e con il fascicolo farmaceutico.

Il Covid-19 ha evidenziato la mancata integrazione fra i servizi territoriali, l’ospedale ed i servizi sociali e quindi il concetto di offerta ed interpretazione della prossimità, come carta vincente, è una scelta operativa non rimandabile.

I cittadini voglio essere curati con un approccio di “presa in carico” e , nel Pnrr si pensa anche ad un avvicinamento fra offerta e domanda ospedaliera per il tramite degli Ospedali di Comunità(ricovero breve, da 20 a 40 posti letto, gestione prevalentemente infermieristica).

Queste sono scelte di civismo della città da 15 minuti da gestire.

Le esigenze di caregiving familiare sono evidenti e pertanto il civismo nel territorio è una condizione importante di supporto per una filiera efficace fra offerta di opportunità di caregiving e la domanda del territorio.

Una conseguenza urbanistica è la città che cresce in altezza con vantaggi di servizi “condominiali” che riducono i costi diretti e indiretti per gli abitanti.

Un’altra tendenza ,ormai consolidata, è la trasformazione della “grande distribuzione organizzata” in negozi di zona.

Il civismo spazio-temporale della città dei 15 minuti è la prossimità. la mobilità non inquinante, lo sviluppo di rapporti e relazioni che offrono un valore aggiunto a patto che i servizi e le prestazioni d’utilità pubblica siano fruibili “just in time”.

Esempi e programmi di questa tendenza ci sono in varie città del mondo: Glasgow(progetto Sustrans e Pedal Pals), Tokyo, Parigi, Amsterdam, Utrecht(parcheggio pubblico coperto per 12.500 biciclette) e così via.

Il civismo è “ascoltare e dialogare” ed è la cifra critica per l’engagement dei cittadini con una opzione di tipo taylored.

La conciliazione vita lavoro è composta da contratti di lavoro agili, “parental leave” e congedo parentale, smart working ed altro in una città a prova di “15 minuti”.

Nel Pnrr in modo diretto ed intuitivo il civismo declina la sostenibilità nella missione che riguarda “le infrastrutture per una mobilità sostenibile” e la missione ove “rivoluzione verde e transizione ecologica” sono la cifra significativa (missioni 2,3,5)

In sintesi il civismo deve trovare dei fattori abilitanti utili per dare efficacia alla propria offerta istituzionale cercando di sfuggire alla convinzione che essendo un’offerta civica può essere autoreferenziale. Quindi è chiaro che la città a 15 minuti non può essere l’ imposizione di un disegno che nasce in modo unilaterale da parte dell’offerta, ma deve essere il frutto di partecipazione .

Si può chiudere con Aristotele[Politica(2014.vol.1,p.55)]:“[…..]il territorio di una città deve essere unico e i cittadini sono cittadini di una sola città”; il civismo evita il pericolo che la città sia una monade.


SEGNALIAMO


NUOVE USCITE HERAION

IN LIBRERIA

E-BOOKS


TAGS DEL MAGAZINE

agricoltura (18) alimentazione (30) ambiente (29) amministrazione (21) arte (60) cinema (38) civismo (44) comunismo (22) cultura (311) democrazia (34) economia (69) elezioni (43) energia (17) europa (36) fascismo (26) filosofia (24) formazione (24) giorgia meloni (19) giovani (25) guerra (74) intelligenza artificiale (25) italia (31) lavoro (38) letteratura (36) mario pacelli (30) media (58) milano (19) musica (110) napoli (20) politica (334) potere (187) rappresentazione (20) religione (22) roma (23) russia (21) salute (62) satira (20) scienza (20) scuola (27) seconda guerra mondiale (45) sinistra (18) società (351) stefano rolando (31) storia (39) teatro (27) tecnologia (20) televisione (32) tradizione (27) ucraina (34) violenza (19)



ULTIMI ARTICOLI PUBBLICATI