EVENTI INASPETTATI

È di qualche giorno fa la notizia del terremoto che ha colpito il Marocco.

I danni causati sono inestimabili sia alle persone sia alle cose; scene apocalittiche si ripetono sotto gli occhi dei sopravvissuti cosicché la paura la fa da padrona tra quelli che combattono per salvare quel che rimane della loro esistenza. Difronte ad eventi di tale portata l’uomo prende atto della propria fragilità e della inadeguatezza nell’affrontare la forza della natura; come sempre accade in questi casi subentrano lo stupore, l’annientamento delle forze fisiche e morali e ci si chiede senza risposta come e perché accade tutto ciò.

Dovremmo tutti riflettere su questi accadimenti e prendere comunque provvedimenti circa le soluzioni che possono e debbono esser messe in atto per la nostra sopravvivenza. Mi riferisco ai tentativi per arginare la violenza della natura ovvero costruire case ed edifici con accorgimenti antisismici così come fanno in Giappone laddove questi eventi sono molto frequenti. La natura è viva e non si ferma e durante la sua evoluzione continua a creare situazioni allarmanti e disastrose per l’uomo, infatti, quasi contemporaneamente al disastro avvenuto in Marocco, in Libia si è verificato un uragano che ha fatto saltare alcune dighe cosicché le acque hanno invaso tutto il territorio con ingenti danni alle culture e alle persone. Non ci sono parole, bisogna accettare i cambiamenti climatici e le loro conseguenze, del resto nulla si fa per migliorare la situazione a livello mondiale, l’uomo è stato emarginato e al centro dell’Universo si è posto il “dio denaro” ma questo è un altro discorso ….

E l’arte?

Come reagiscono gli artisti a sciagure di questa entità?

L’arte non è una disciplina al di fuori della realtà essa è integrata nella nostra vita e quotidianità e sarebbe sbagliato considerarla in un altro modo. Spesso, riferendosi agli artisti si dice che hanno la testa tra le nuvole, ma ciò non corrisponde a verità anche se Ennio Flaiano asseriva di aver vissuto con i piedi ben piantati sulle nuvole! Sembra un ossimoro ma in effetti egli ha saputo compendiare in questa frase il concetto che un vero artista ha ben chiaro e cioè: vivere pienamente la propria realtà al punto di sublimarla con la propria fantasia rendendola così più vera del vero. Senza questa considerazione l’arte non ha senso rimane soltanto una mera esercitazione manierista che, al di là dell’occhio, non soddisfa l’esigenza dell’anima.

Penso ai grandi artisti del passato come a quelli contemporanei che hanno fatto delle loro opere specchi riflettenti realtà ad essi connesse che, oggi, risultano come un reportage dell’epoca al di là della fattura stilistica che traduce in immagini le loro intime percezioni che sono diventate un trait d’union tra passato e presente. Senza artisti come Michelangelo e Caravaggio non avremmo avuta conoscenza visiva del Cinquecento e del Seicento né dell’essenza della cultura dell’Umanità nella sua evoluzione. Anche i nostri grandi artisti contemporanei hanno fatto la loro parte basta ricordare Picasso che ci ha insegnato che la realtà non è uguale per tutti basta osservarla da vari punti di vista o Pollock che ha dimostrato che basta passare da un piano verticale ad un orizzontale per ottenere visuali completamente diverse ed ancora, Andy Warhol che con l’avvento della riproducibilità dell’opera d’arte anche l’originale assume un significato diverso.

Da non trascurare due grandi che possiamo chiamare in causa in questo momento quali Théodore Géricault e Alberto Burri. Un’opera davvero significativa può accostarsi al naufragio verificatosi in Libia con inondazioni paurose che hanno travolto ogni cosa e mandato “anzi tempo all’Orco” una moltitudine di persone intrappolate nell’acqua e nel fango. L’opera a cui mi riferisco è “La zattera della Medusa” realizzata dal primo artista che racconta del nubifragio della nave Medusa nel quale quasi tutti gli occupanti furono sopraffatti dalla acque Nei sopravvissuti alla sciagura, egregiamente realizzati dall’artista, si leggeva l’espressione di disperazione per l’avventura vissuta, la stessa che ho rivisto nei naufraghi della tragedia libica. Ma le scene che mi hanno maggiormente colpito sono quelle riferite al terremoto del Marocco, città completamente distrutte, sotterrate dalle macerie ormai irrimediabilmente compromesse. Cosa si può fare in casi come questo? O meglio, cosa può fare un artista per esprimere il suo sgomento?

Alberto Burri, grande artista, punto di riferimento per la corrente dell’informale materico, a suo tempo, quando nel 1968 si verificò il terremoto a Gibellina, paesino dell’entroterra trapanese, che distrusse con la sua forza l’intero paese, intervenne con la sua arte e immaginò un velo bianco di cemento che stese sulle macerie. Il velo della pietas del rispettoso silenzio nonché del cordoglio, “uno scrigno della memoria di un paese e di un popolo” – Così sorse il grande “Cretto di Gibellina” il monumento più rispettoso e significativo di tutto il Novecento.

il cretto di Burri in Gibellina, Sicilia

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