EUREKA!

Le abbiamo trovate!

Ventiquattro statuine in bronzo sono state rinvenute durante gli scavi a San Casciano, più precisamente alle Terme della vasca del Santuario del Bagno Grande. Non importa se risultano corrose o mancanti di parti esse rappresentano la testimonianza di un tempo passato, simboli di una umanità di allora che, come oggi, delega ai propri numi tutelari la realizzazione di ciò che per l’’uomo è difficile e cioè il perpetuare il più a lungo la propria esistenza. Questi reperti sono stati definiti “ex-voto” ossia “secondo promesse fatte” in un momento difficile della vita perché afflitti nel corpo o nello spirito. Alcuni autori hanno rilevato l’accumulo di impronte di mani sulle pareti cultuali che si trovano in certi santuari cristiani, questo a dimostrazione che è difficile risalire alla prima comparsa di tali oggetti votivi (mani, gambe, cuori, braccia ….) sta di fatto che le forme tipiche di “ex-voto”, così come le forme anatomiche, non si sono mai evolute.

L’esigenza di ricorrere al soprannaturale è una condizio sine qua non dell’essere umano corrisponde al desiderio di proiettarsi in un futuro migliore che lo renderà finalmente libero dalle angosce legate alla sua materialità. Libero dalla tristezza, dalla crudeltà, dal desiderio inspiegabile di vendetta che lo attanaglia rendendolo incapace di godere appieno della bellezza della sua stessa creazione.

Come sempre, quando vengono ritrovati reperti antichi, subito si pensa alla loro collocazione perché possano essere custoditi e durare ancora a lungo nel tempo. Da parte delle autorità competenti si è già pensato ad un museo, senza dubbi ciò è ammirevole. Ma chiudere questi reperti sarà come ridurli ad oggetti reliquari, inerti, senza anima, seppellirli nuovamente privandoli del potere sacro e religioso di cui sono latori. Non sono contraria alle conservazioni di beni cultuali, anzi, se avessi la possibilità di decidere della loro sistemazione, li farei convivere con il nostro presente collocandoli, con i dovuti accorgimenti strumentali, al centro di una strada o piazza democraticamente consentendo così alla materia di fare il suo naturale corso.

Non vi è nulla da temere, quel che resta di ogni cosa materiale o immateriale è l’essenza che fa parte del nostro patrimonio genetico. L’arte è un esercizio politico, spontaneo ed inconscio, capace di mediare tra passato e presente, grazie ad un ripescaggio delle antiche culture che risorgono così dalle loro ceneri, proprio come l’Araba Fenice.


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