DAL CRITICISMO KANTIANO GLI STRUMENTI PER ORIENTARCI

Da martedi 28 a giovedi 30 novembre si è svolto ad Orvieto un evento di filosofia del tutto particolare, di cui non si è avuta (e di sicuro si continuerà a non avere) notizia sulla stampa nazionale, ma non per questo è da ritenere di minor valore rispetto ad altri eventi molto noti di analogo ambito, anzi, magari proprio questa sua lontananza dagli effetti mediatici può essere testimonianza di una particolare significatività nel clima culturale appiattito e dis/educativo di oggi.

Si tratta di “Orvieto in Philosophia”, un evento articolato in due sezioni collegate, la “Decade kantiana” e il “Festival di filosofia a due voci”. Una iniziativa nata nove anni fa in vista del trecentesimo anniversario della nascita di Immanuel Kant, che cadrà appunto nel 2024. Dalla notizia dell’organizzazione in Germania della “Kant Dekade” da parte dell’associazione degli ex parlamentari del Bundestag, venne l’idea di verificarne la fattibilità anche in Italia. Seppure con qualche difficoltà, com’è facilmente immaginabile, l’idea trovò le adesioni e le risorse necessarie per partire. Da nove anni a Orvieto si riuniscono per tre giorni esperti del pensiero di Immanuel Kant che ragionano con gli studenti di diversi licei di come una lettura attenta dell’opera kantiana ci possa aiutare a comprendere il complesso mondo di oggi.

L’originalità è data appunto dal fatto che l’iniziativa è rivolta agli studenti degli ultimi anni delle scuole secondarie di secondo grado, quelle di Orvieto e altre che con il tempo hanno interessato un largo territorio interregionale. Ogni anno il comitato scientifico e organizzativo sceglie un tema del pensiero del grande filosofo tedesco, lo propone alle scuole aderenti, che nei due mesi che precedono l’evento organizzano il lavoro di approfondimento con intere classi o con gruppi elettivi, i cui risultati si traducono in relazioni e in interventi e/o domande la mattina della Decade. Gli studenti sono dunque i veri protagonisti del lavoro di ricerca e di approfondimento filosofico. Le lezioni, in presenza o online, sono tenute da specialisti, spesso giovani filosofi o filosofe.

La Decade, che conclude ogni anno anche il festival che vi è congiunto, si caratterizza così come momento collettivo di riflessione e discussione intorno al una Lectio magistralis tenuta da un/una specialista del più alto livello scientifico. Tanto per indicare appunto il livello, negli anni sono intervenuti i proff. Aurelio Rizzacasa, Luciano Dottarelli, Massimo Cacciari, Stefano Marino, Sergio Givone, Gaetano Rametta, Massimo Marassi, Francesco Valagussa, Gianluca Cuozzo.

Il prof. Massimo Donà, titolare della cattedra di filosofia teoretica dell’Università Vita Salute San Raffaele di Milano, oltre ad aver tenuto alcune lezioni, è il consulente scientifico che ha aiutato la scelta dei temi e ha garantito la qualità della loro trattazione. Ad oggi l’iniziativa ha interessato direttamente non meno di 3.500 persone, nella stragrande maggioranza studenti liceali, oltre a docenti e cittadini.

Quest’anno il tema scelto per la lectio magistralis e il festival è stato “Guerra e pace nel pensiero di Immanuel Kant”. Le tre lezioni online sono state affidate la prima al prof. Donà e le altre a due giovani: un filosofo, Giacomo Petrarca, e una filosofa, Elena Tripaldi. La lectio magistralis è stata tenuta dalla professoressa Lucrezia Ercoli. Oggetto di analisi e di riflessione è stato ovviamente il breve e denso scritto del 1795 “Per la pace perpetua”, un lavoro geniale, una sfida intellettuale e morale, di quelle che squarciano il tempo e lo spazio e indicano agli umani una strada lunga e difficile verso una meta che forse non sarà mai raggiunta ma che, essendo pensabile come raggiungibile, non può essere esclusa dal novero delle possibilità umane.

Kant, come ogni filosofo, non dà risposte certe, ma pone domande e indica percorsi possibili. Il suo modo di ragionare è fondato sul criterio del “come se”: ad esempio “agisci come se la massima delle tue azioni possa diventare principio di una legislazione universale”. Tu sai benissimo che nessuna tua azione, per quanto animata da buone intenzioni, potrà diventare legge per tutti gli uomini sotto tutte le latitudini, ma devi agire “come se” questo fosse possibile. L’azione buona dunque non consiste nel suo contenuto ma nella sua forma, la sua declinabilità universale.

Lo stesso vale per la pace. La pace non è dunque semplicemente assenza di guerra, una tregua in attesa di una nuova guerra, una pura petizione di principio, un’esigenza umanitaria, ma una precisa idea giuridica. Non frutto di una qualche necessità, ma la condizione possibile di un’umanità che pensa e agisce “come se” essa fosse un obiettivo raggiungibile. La pace o è universale o non è, o è perpetua o non è. Non è una condizione di natura, è artificiale, è una possibile creazione umana.

Kant delinea i presupposti senza i quali non è pensabile. Li chiama “articoli definitivi”. Sono tre:

  1. In ogni stato la costituzione civile deve essere repubblicana

Ciò che implica: la libertà dei cittadini; il contratto e la sottomissione alla legge; l’uguaglianza giuridica

  1. Il diritto internazionale deve essere fondato su un federalismo di liberi stati

Nasce l’idea del federalismo, che influenzerà le discussioni sulla forma istituzionale del superamento della dimensione statale fino ad oggi

  1. Il diritto cosmopolitico deve essere limitato alle condizioni dell’ospitalità universale

Nasce l’idea del diritto universale all’accoglienza dello straniero.

Per la prima volta nella storia umana, essendoci alle spalle il lungo periodo di guerre della storia moderna, veniva prospettata la necessità di strumenti universali di regolazione dei rapporti tra stati e popolazioni, la necessità di una giurisdizione internazionale universalmente riconosciuta. A Kant è ispirata l’idea della Società delle Nazioni e successivamente dell’ONU e della stessa Unione Europea.

In fondo, “Orvieto in PhiloSophia”, oltre che una celebrazione kantiana e un festival di filosofia, è una proposta educativa. Anzi, più propriamente una strategia educativa che fa perno sull’uso critico del pensiero e sull’idea conseguente che si cresce liberi se si cresce responsabili e viceversa. Strategia e valori appunto universali.

Come tale è anche una pista di ricerca culturale su come contrastare il declino dell’occidente che tanto preoccupa, riscoprendo, attraverso Kant, l’uso critico della ragione, la fonte dei valori e delle conquiste di civiltà che ne hanno stabilito un ruolo nel mondo.


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