CONTROCORRENTE

Il tema trattato da Francesco Luigi Gallo nel suo ultimo lavoro, “Il problema dell’immortalità dell’anima”, malgrado il linguaggio piano e scorrevole non è certamente di agevole lettura per chi sia privo delle conoscenze di base necessarie: il libro merita tuttavia considerazione per almeno tre ragioni non marginali.

Il primo motivo di lettura riguarda la continuità o meno tra il medioevo e il Rinascimento dai secoli successivi, un tema che può sembrare astratto ma che non lo è poi tanto se si considera che quello attuale è un periodo di transizione analogo per molti aspetti a quello di otto secoli fa, quando sulle rovine del vecchio mondo ne andava nascendo uno nuovo. L’autore tocca solo marginalmente il problema che forse ora meritevole di maggiore attenzione anche nel segnare la novità dell’interpretazione di Tommaso del pensiero aristotelico rispetto a quello precedente e prevalente di Averroè il filosofo spiritualista arabo ricordato da Dante Alighieri come colui che “il gran commento feo”, a sottolineare l’importanza nel pensiero medievale che ebbe la sua opera.

Un secondo punto di interesse è quanto l’autore scrive a proposito (pagina 191 e seguenti) del “valore politico e strumentale della religione e delle credenze religiose”. Pomponazzi come Machiavelli afferma che il compito degli uomini politici non è quello di rendere gli uomini sapienti ma virtuosi anche se poi la maggioranza di essi seguono la virtù degli onori e delle lodi o per la speranza di un bene corporale e fuggono i vizi per paura dell’infamia e del biasimo, per paura​ di una pena corporale”. Nota l’autore che in questa affermazione l’immortalità dell’anima è intesa come una sorta di contromisura etico politica finalizzata a rendere docili e governabili i cittadini più recalcitranti. l’autore non si esprime sulla validità di questa tesi che per la parte teologica è nettamente in contrasto con la dottrina cattolica ma non gli sarà certamente sfuggito che la storia anche recente degli uomini trova riscontro nella dinamica sociale descritta da Pomponazzi sette secoli fa.

Terzo ed ultimo motivo di interesse del libro è la critica dell’autore all’opera di Pomponazzi (in particolare al Tractatus de immortalitate animae) in cui guarda a Tommaso più come interprete del pensiero aristotelico che come filosofo. Il rilievo è senza dubbio esatto anche se storicamente giustificato dall’essere stata l’opera scritta in un momento storico in cui l’attenzione degli studiosi era polarizzata nell’interpretazione del pensiero del filosofo greco. Forse solo Emanuel Kant ha avuto un’importanza pari a quella di Tommaso nel pensiero filosofico moderno: proporre attenzione al pensiero tomistico in una attualità che sembra segnata dal trionfo del pensiero di Agostino, l’altro grande maestro del cattolicesimo è un atto di fiducia nella filosofia della ragione, un motivo in più per leggere il libro.

Francesco Luigi Gallo. Il problema dell’immortalità dell’anima nella critica di Pietro Pomponazzi a Tommaso D’Aquino (Aracne editore 2022)


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