di Giorgio Fiorentini
Armani ha giocato un suo ruolo sociale e filantropico nel mondo della moda rutilante, “strassato”, contingente e legato, spesso, all’effimero cercando nei progetti per il bene comune e civico una ulteriore legittimazione ed una conferma del suo ruolo sociale.
Per Armani, la moda non solo come fenomeno, ma come attore sociale di una società che tradizionalmente la considera solo come pilastro economico e non come un valore sociale del sistema.
Armani ha considerato l’integrazione fra impresa moda e comunità elemento che stabilizzava un ruolo socioeconomico ne ha fatto una lettura aziendale e di responsabilità sociale:
- l’impresa moda si arricchisce di un “plus” sociale, filantropico, altruistico, culturale, artistico che la fondazione Armani veicola tramite un’attività che fidelizza ulteriormente la clientela o allarga il potenziale di adesione alla “mission” della griffe;
- l’incremento di notorietà ed immagine in logica socio-culturale si concretizza in un incremento qualificato del business con una attrattività e un coinvolgimento sociale quale valore aggiunto non facilmente imitabile dalla concorrenza e oggetto di attenzione dei media al di là degli appuntamenti canonici delle sfilate;
- i risultati sociali e culturali ottenuti sia tramite l’erogazione di fondi ad altre non profit sia gestendo in proprio le attività, incrementando il ruolo dell’impresa moda che si assume una responsabilità filantropica funzionale alla sua continuità strategica ed operativa nel business della moda.
Per esempio, Armani sviluppa “Milano città della moda “che integra il proprio ruolo economico e imprenditoriale con quello della funzione di promozione filantropica ed artistica.
Si pensi alla forestazione urbana con Milano Green Circle 90/91, piantando 300 alberi nella città per arrivare 3.000 alberi nel 2030. È una cultura ambientale operativa.
Per Armani la moda è sempre stata una buona notizia a prescindere. Nel sentire comune, a parte qualche scivolone sull’anoressia delle modelle e qualche sviamento per uso di sostanze, quando si dice moda si pensa al made in Italy, al bilancio positivo per le esportazioni, alle sfilate rutilanti, ai personaggi famosi ed alla creatività. Ma il mondo della moda e prevalentemente degli abiti è una buona notizia anche dal punto di vista filantropico e, in questa chiave di lettura, Armani è sempre stato in prima fila.
Armani creò il neologismo di “stilista” scalzando il concetto di grande sarto. Si potrebbe discutere sulla sua affermazione che comunque fu coerente con il suo comportamento di creatore di uno stile ed imprenditore dell’armonico con anche il suo apporto al cambiamento sociale.
Il gruppo di imprese Armani e la sua Fondazione, hanno un lungo elenco di partenariati con le comunità di assistenza e sociali del territorio nella logica che pone l’impresa come parte integrante della filiera sussidiaria per il bene comune e nelle situazioni di gravità come è stata la pandemia.
Ecco un elenco forse incompleto, ma significativo di partenariati:
Opera san Francesco a Milano, Anlaids, il progetto Go Ahead (2020) insieme anche Leonardo Del Vecchio per le famiglie in difficoltà a Milano, fundraising per San Patrignano, Obiettivo 3 – associazione sportiva per atleti con disabilità fondata Alex Zanardi, progettoHorizon per gli studi e la ricerca contro la retinite pigmentosa.
Inoltre, a maggio 2022, lo Chef dell’Emporio Armani Ristorante di Milano ha preso parte al progetto Mai più Fame – dall’Emergenza all’Autonomia, a supporto delle famiglie più vulnerabili colpite dall’emergenza alimentare.
Ed ancora nel 2020 sostiene Save the Children con il progetto Mozambico con un focus di fundraising a Natale e con il progetto Punto Luce di Quarto Oggiaro (2021) a favore di ragazzi dai 6 ai 16 anni.
Un programma di salute e nutrizione in Afghanistan è ancora svolto con Save the Children.
Armani civico lo troviamo nella sua amata Pantelleria con un progetto della rete idrica (700.000 euro).
È stato anche ambasciatore d buona volontà dell’agenzia delle Nazioni Unite.
Durante la Milano Fashion Week di febbraio 2022, Giorgio Armani decide di far sfilare le collezioni Giorgio Armani donna e uomo senza musica in segno di rispetto per tutte le persone coinvolte nel conflitto in Ucraina. Il gruppo aderisce all’iniziativa di raccolta fondi di UNHCR (alto commissariato delle nazioni unite per i rifugiati), per le persone costrette a fuggire.
Per Armani la dimensione sociale è stata una scelta istituzionale e quasi politica perché ha saputo fare molte donazioni in chiave filatropica (con continuità), ma ha sempre finalizzato queste sue attività all’obbiettivo di cambiamento strutturale e sociale. In una logica di benefit corporation che si rapporta con la comunità.
Armani nel periodo della pandemia ha ripensato alla sua formula imprenditoriale.
Il Gruppo Armani l’8 marzo 2020 ha donato 1 milione e 250 mila euro agli ospedali Sacco, San Raffaele, Istituto Tumori di Milano, Spallanzani di Roma e alla Protezione Civile. Ha riconvertito i propri stabilimenti per la produzione di camici monouso e ha cominciato a ripensare il ruolo della moda nel futuro.
Il contenuto della collaborazione cambia, così come cambiano gli attori coinvolti: in un primo momento ci si focalizza sull’emergenza vera e propria, dopo sui bisogni conseguenti alla pandemia, e si agisce in logica di network, sfruttando le relazioni costruite negli anni con i propri partner per raggiungere un obiettivo comune di più ampio respiro.
Per essere credibili, nel fare il cammeo di una persona come Armani, bisogna anche ricordare l’inciampo della maxi sanzione da 3,5 milioni di euro per pratica commerciale ingannevole. Sembra che una delle società del gruppo, la Giorgio Armani Operations, produttrice di borse, era finita in amministrazione giudiziaria per omissione di controllo in un episodio di caporalato, contestato dalla Procura di Milano, uscendone “in anticipo” con la revoca della misura già a febbraio 2025 «a seguito del virtuoso percorso compiuto dalla società nel solco delle prescrizioni impartite dal Tribunale». Tutto comunque ed ovviamente è in fase di dibattito e di iter giudiziario.
Armani è stato un filantropo che si è evoluto nel ruolo di attore istituzionale e filantropo che si è evoluto in ruolo sociale.
Una prima differenza è tra filantropia e donazioni riguarda principalmente la portata, l’intenzionalità e la struttura dell’azione benefica ed Armani, con la sua continuità di donazioni, è diventato un filantropo che ha sviluppato un ruolo sociale. Anche politico se si pensa alle prese di posizione sull’ambiente e sull’assetto internazionale per esempio l’Ucraina e la sua Fondazione che sostiene l’educazione nei paesi di sviluppo.
Tutti i filantropi fanno donazioni, ma non tutte le donazioni sono filantropiche.












