A COLLODI

“Vorrei che tu (Lapo) ed io…” Da buoni amici comporre insieme a te e a ritroso la storia del burattino Pinocchio

di Dalisca

Essa fu composta un po’ alla volta mettendo insieme i vari episodi che venivano editi settimanalmente sul giornalino dei bambini come supplemento del giornale Fiorentino.

Tutti conosciamo la favola di Pinocchio.

Chi da piccolo non è stato avvertito di diventare un asino se non avesse studiato abbastanza?

Di trovarsi con un naso allungato dopo aver detto una bugia?

Pertanto, forse è il caso di andare oltre e cercare di comprendere la sostanza di tutto il racconto.

C’era una volta un re! Diranno subito i miei piccoli lettori. No, ragazzi, avete sbagliato. C’era una volta un pezzo di legno!

L’autore Collodi, con questo suo epilogo iniziale, ha dato una nuova certificazione della fiaba, addirittura ha tentato di ucciderla.

La storia di Pinocchio è una fiaba che inizia negando se stessa; l’autore consegna al lettore non una favola, né un romanzo, forse il successo di questo libro sta proprio nel coraggio con cui questi mette in opposizione il mito e l’opera letteraria nell’Ottocento

Il protagonista è in controtendenza rispetto ai canoni della educazione, ai modelli e miti della letteratura per bambini dell’epoca.

Nei romanzi da Goethe a Dickens i vari protagonisti delle scene compiono un viaggio lineare per raggiungere l’integrazione sociale e la maturità.

In opposizione Pinocchio compie un cammino circolare e anarchico: è picaresco ovvero è un anti-modello del perbenismo di epoca vittoriana protestante.

Nella stesura dell’opera non vi è struttura nel processo narrativo, piuttosto le varie parti sono slegate tenute insieme solo dalla presenza costante del protagonista. Inoltre, l’opera si contrappone ai poemi cavallereschi dell’epoca e, per certi aspetti, denuncia le ipocrisie della Chiesa e della media borghesia.

A questo proposito vorrei citare un film di qualche anno fa bello e interessante che fa al caso nostro: Il Nastro Bianco. Questo film, diretto dal regista Micheal Heneke, vinse nel 2009 la Palma d’oro al Festival di Cannes come miglior film straniero.

La storia è ambientata nei primi anni del ‘900 in un piccolo ed apparentemente tranquillo villaggio protestante della Germania del nord alla vigilia dello scoppio della Prima guerra mondiale.,

I protagonisti sono tre: il padre, il maestro e il medico

Senza addentrarci nella sceneggiatura, a noi interessa questo film per l’analogia che intercorre tra quel tipo di educazione impartita ai bambini di quell’epoca e quella molto simile di fine ‘800. Ciò ci conduce direttamente alla ribellione e al vivere senza regole né costrizioni del nostro amato Pinocchio. Credo che questa potrebbe essere una rilettura più realistica della favola fino ad ora considerata soltanto per la parte appunto fiabesca; in essa sono contenuti elementi molto profondi che richiedono un’analisi più accurata dell’opera di Collodi per meglio apprezzarne l’importanza e la capacità dello scrittore/giornalista nel mostrarci attraverso le azioni di un burattino ribelle, a mo’ di favola, gli aspetti castranti di una società fatta di apparenze e falsità che conducono poi a disastrose e violente conclusioni. In quel caso la ribellione giovanile sfociò nella Prima guerra mondiale.

Lascio comunque le conclusioni al mio ipotetico lettore.

Io mi fermo qui.