DX vs SX

Tra le conseguenze minori della vittoria elettorale di Trump, pur nemmeno ancora insediato, vi è sicuramente quella della più che vivace ricomparsa della dialettica destra contro sinistra e viceversa.

Resistendo al desiderio di considerarla seccamente come “non influente” conviene cercare di analizzarla un poco più.

In fondo si tratta della categorizzazione che ha dominato il racconto della storia europea (e talvolta non solo) almeno dal 1848 ad oggi.

Si può forse iniziare dall’aspetto “simbolico” di questo assetto narrativo così significativo ed importante.

Su questo piano non vi è dubbio in merito alla collocazione dei due termini, Destra e Sinistra, e del patrimonio di significati che queste due espressioni comportano ed esprimono.

La Sinistra fa evidente riferimento all’elemento cardiaco di ogni essere umano e, di conseguenza, a una specifica modalità di rapporto tra le persone.

Si riferisce, cioè, a una percezione diretta e fortemente coinvolgente di tutto ciò che appare ingiusto, discriminante e da correggere e combattere.

Si tratta, ancora, di una dimensione fortemente etica che, in quanto basata su valori che dovrebbero essere universalmente conosciuti, chiede e pretende una appartenenza anche pratica e impegnativa.

La Destra fa invece riferimento a un approccio “razionale”, vale a dire teso a determinare comportamenti basati su un criterio di efficacia più che di iniziale giustezza etica.

In senso simbolico il concetto poggia sulla identificazione con il cervello, individuato come sede della attività cosciente ed elaborata, come luogo in cui le decisioni vengono assunte lucidamente in base ai dati disponibili.

In questa specifica dimensione possono essere assunti, e rappresentati consapevolmente, dei valori e dei bisogni non di carattere universale. L’esempio più chiaro è il concetto di Nazione e di difesa privilegiata per i bisogni della popolazione nazionale.

Moltissime cose e valori ogni parte avrebbe ovviamente da aggiungere a questa brevissima descrizione a livello simbolico.

Essa ha tuttavia l’efficacia di esprimere come le due idee (e di conseguenza gli apparati ideologici che ne discendono) non possano non collidere sempre fra loro.

Naturalmente, però, questa descrizione antropomorfica tende a trascurare il fatto che già nel corpo umano (assunto come sintesi e descrizione del mondo) le cose siano piuttosto più complesse.

Guarda caso, la parte “cardiaca” viene governata dall’emisfero destro del cervello e la parte “razionale” da quello sinistro.

Ogni uomo, come ogni essere vivente sulla Terra, è un groviglio di rapporti e interazioni ed ogni elemento costitutivo agisce su tutti gli altri ed è da essi agito.

E, se non bastasse la complessità della Natura, ci arriva poi addosso quella della Storia ed ora anche della cronaca.

Tutti dunque a chiedersi come sia possibile che il proletariato e il sotto proletariato americano abbiano potuto votare in massa per il candidato di destra che si impegna ad erigere muraglie contro i loro disperati fratelli.

Da sempre e non da oggi la Storia umana ci mette di fronte a questa contraddizione che sembra strappare lo scenario apparentemente più chiaro e diffuso basato sulla lotta fra i due grandi principi: Destra e Sinistra.

Come ci cantava Giorgio Gaber dovremmo costantemente chiederci “cosa è di destra?” e “cosa è di sinistra?”

La battaglia di Mussolini per i diritti dei trinceristi che avevano passato anni nel fango e tra le bombe della Prima Guerra Mondiale era di destra?

Nonostante lo abbia sostenuto un recente documentario, possono venire dei dubbi.

Il (per me ripugnante) antisemitismo contemporaneo che ci riporta alla mitica Handschar, la divisione mussulmana delle SS naziste, è di sinistra o di destra?

E perché nessuno di noi, quando marciavamo contro la guerra americana in Vietnam, pensava a Kennedy la cui terribile morte ci aveva sconvolti da adolescenti?

Kennedy era di destra o di sinistra?

Tutta questa complessità, però, non sembra affatto gradita all’attuale sistema che preferisce rifugiarsi nella semplicistica lotta e contraddizione tra i due vecchi e rassicuranti principi.

E così, se nel 1848 uno spettro iniziava (con le parole di Marx ed Engels) ad aggirarsi per l’Europa, oggi sarebbero due gli spettri ad aggirarsi per tutto il mondo.

Destra e Sinistra si combatterebbero oggi come, e più, di allora.

Siamo di fronte alla strettoia che sembra avere portato alla sconfitta del Riformismo, la terza grande parola guida della modernità.

Il Riformismo non ha paternità ideologiche.

Purché alla luce di un principio e di una pratica di libertà. esso comprende impostazioni diverse e se ne avvale.

Si basa sul principio (ben espresso da Mario Monicelli) che “il meglio è nemico del bene” e che occorre costantemente operare a partire dalle condizioni date senza la ricerca di una soluzione finale che probabilmente non verrà mai.

E, poiché le ricette presentate in buona fede possono essere molte, occorre lavorare senza sosta per renderle compatibili nel percorso, cedendo su qualcosa per ottenerne un’altra.

Il 20 maggio del 1970 il Partito Comunista non votò a favore dello Statuto dei Lavoratori. Riteneva di non poter votare una legge del Governo presieduto da Emilio Colombo, il cui Ministro del Lavoro era Carlo Donat Cattin.

Giuseppe Di Vittorio, segretario generale della CGIL, dovette chiedere al suo Partito il permesso formale di votare a favore dello Statuto che era stato voluto e costruito dal socialista Giacomo Brodolini, morto poco prima della sua approvazione.

Oggi abbiamo quasi tre morti al giorno sul lavoro e praticamente nessuno sa nemmeno chi sia l’attuale Ministro preposto a questa materia.

E tuttavia non passa giorno senza che Destra e Sinistra si accusino reciprocamente anche di questo insopportabile orrore.


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