di Giampaolo Sodano
Converrà ricordare, come andiamo dicendo da molto tempo su questo giornale, che viviamo una fase di transizione che ha visto negare tutte le regole di civile convivenza che abbiamo conquistato e praticato per un secolo, anche quando delle grottesche e tragiche dittature hanno provocato il disastro di mezzo mondo. La realtà attuale ci pone quindi in modo prioritario la questione della governabilità dei problemi.
Descrivere per studiare i problemi, individuare delle soluzioni condivise, formulare inedite normative adeguate e applicabili subito. Insomma, fare politica. Oggi non dobbiamo fare i conti con la società del Novecento, una comunità in evoluzione da controllare, ma con crisi sociali che nascono dal caos, delle condizioni drammatiche delle popolazioni distrutte dalla guerra, da popoli che scappano dalle proprie terre per non morire, di popoli aggrediti dalla fame, un mondo sull’orlo di sconvolgimenti da non sottovalutare. Sappiamo che il battito d’ali di una farfalla nel sud del mondo può indurre al caos intere nazioni del nord.
Questo è lo scenario della nostra epoca. E vediamo che accade in Italia.
C’è stata a Roma una manifestazione della CGIL, una manifestazione civile e pacifica come quelle dei camionisti e degli agricoltori del Sud a differenza di altre manifestazioni che si sono svolte a Milano e Torino in cui i soliti noti, sempre a volto coperto, hanno dato vita alla loro stupida specialità, la violenza contro il bene pubblico e contro i poliziotti. La novità, siamo passati dall’assalto alla Stampa alla “visita” alla Feltrinelli, ma senza prendere i libri. E come al solito la polizia si è fatta trovare impreparata.
C’era una volta il sindacato… e c’erano una volta i partiti… così si potrebbe parafrasare il paradosso in cui versa la nostra comunità attanagliata da una crisi crescente priva di una vera difesa dei diritti dei lavoratori, precari e non.
Nel nostro Bel Paese non esistono più i partiti dei lavoratori, i partiti della sinistra, e per la verità non ci sono più nemmeno quei campioni del capitalismo familiare del secolo scorso. Oggi è tutto nelle mani di un capitalismo globale che ha promosso il lavoro da remoto, i lavoratori virtuali e il lavoro dei robot tentando in tutti i modi di cancellare secoli di lotte e di diritti conquistati nel tempo. Il rischio che stiamo correndo è la progressiva erosione della democrazia e dei nostri diritti civili.
Ricordo il 1969 e la risposta delle forze democratiche con lo Statuto dei Lavoratori del socialista Giacomo Brodolini e del democristiano Carlo Donat Cattin accolto dai cosiddetti “poteri forti” con bombe e violenze e dalle Brigate rosse con il terrorismo inteso come il completarsi della rivoluzione sociale promessa dai comunisti.
Oggi, nel 2026 la risposta delle forze democratiche è il campo largo di Elly Schlein e Giuseppe Conte. No comment.
E tutto questo mentre le ultime dichiarazioni di Donald Trump sulla guerra in Ucraina rasentano il grottesco e chiariscono i contorni di una vera e propria deriva antieuropea della politica americana: Putin sarebbe un interlocutore intenzionato a raggiungere la pace mentre Zelensky viene indicato come un ostacolo ai negoziati, e quindi da eliminare, capovolgendo le responsabilità di una aggressione armata iniziata dai russi nel febbraio 2022.
Difronte a tutto questo l’Europa è alle prese con le sue divisioni interne e i suoi ritardi che sarebbe assurdo negare. Ma confondere questo con una incapacità di reagire significa non aver capito nulla. L’Unione europea ha dimostrato a fronte di emergenze, come il COVID e come la guerra in Ucraina, di avere strumenti economici e finanziari sufficienti per sostenere scelte di lungo periodo. E di mantenere un impegno politico ed economico per rafforzare la Nato contrastando concretamente i tentativi dell’amministrazione americana di dividere gli Stati Europei.
L’Europa ha dimostrato di non essere una colonia, l’euro non è una moneta subordinata alla borsa truccata di Wall Street e la nostra sicurezza non è merce di scambio nei traffici tra Trump e Putin. Per il Cremlino, una Europa che si dividesse mentre alla Casa Bianca siede Donald Trump sarebbe un risultato strategico straordinario. Non ce lo possiamo permettere.













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