UN NUOVO MODO DI INTENDERE LA SCUOLA

Dottore di ricerca in Filosofia presso la Pontificia Università Lateranense
Docente specializzato in attività di Sostegno didattico per la scuola secondaria di secondo grado
Docente specializzato presso “IIS Green – Falcone e Borsellino” – 87064 Corigliano-Rossano 
Docente incaricato presso l’Istituto Teologico Cosentino “Redemptoris Custos” per le cattedre Filosofia della naturaEstetica ed Ermeneutica

Cosa ricercano oggi gli adolescenti a scuola?

È una domanda, questa, che molti ritengono ovvia: gli adolescenti non ricercano più nulla poiché la scuola ha perso, insieme ai suoi protagonisti principali attori (insegnanti, collaboratori e Dirigente) l’autorevolezza posseduta fino a pochissime generazioni fa. Eppure, gli autori del testo L’adolescente. Psicopatologia e psicoterapia evolutiva, (M. Lancini, L. Cirillo, T. Scodeggio, T. Zanella) hanno proposto una prospettiva nuova e molto interessante aspettative degli adolescenti. Dopo aver sottolineato che la scuola è «uno degli ambiti più importanti per la costruzione del ruolo sociale e della propria identità adulta» l’attenzione è stata posta dagli autori sul significativo investimento «affettivo, relazionale ed evolutivo» che gli adolescenti realizzano nei confronti dell’istituzione. In effetti questa tesi potrebbe risultare in contrasto con l’idea – spesso pregiudiziale – che gli adulti, sconcertati dai comportamenti manifesti degli studenti, hanno pessimisticamente maturato nella quotidianità della classe.

Ad uno sguardo più attento, però, meno quantificabile e meno superficiale, la tesi del libro appare più che confermata, non soltanto nel suo caposaldo principale (che gli adolescenti fanno un grande investimento affettivo nei confronti della scuola), ma soprattutto nella costellazione concettuale che gli autori, realisticamente e acutamente, hanno costruito intorno ad esso.

Ogni buon insegnante oggi sa (perché può effettivamente osservarlo) che gli studenti operano un investimento – quasi esclusivamente affettivo – per la ragione, ben messa in luce dagli autori del testo in questione, che la «scuola non è più percepita da tempo come il tempio del sapere». La ragione di questa profonda trasformazione percettiva è forse da imputare al largo e precocissimo utilizzo che i giovani fanno di internet.

L’accesso immediato ad una quantità pressoché sterminata di informazioni ha probabilmente determinato nei giovani una sorta di consolidamento del senso di ‘autonomia apprenditiva’ che ha finito per delegittimare in modo sempre più preponderante il ruolo dell’insegnante come dispensatore di conoscenze. Non entro nel merito della discussione relativa a questo cambiamento (mi limito ad esprimere quantomeno una perplessità relativamente alla possibilità di sostituire la conoscenza elargita nell’ambito di una relazione umana con quella meramente reperita online), ma lo accolgo come verità fattuale del nostro tempo.

Il fatto che l’insegnante non assuma più il ruolo di adulto significativo detentore di un’autorevolezza indiscutibile e padrone unico di una conoscenza altrimenti irreperibile, ha determinato un cambiamento radicale dello stare-in-classe degli studenti: « I giovani odierni», scrivono gli studiosi «fanno il loro ingresso in aula indossando principalmente i panni dell’adolescente, piuttosto che quelli dello studente, e, per questo, non si sottomettono all’istituzione scolastica, ma la interpretano come un ambiente significativo in cui poter dare libera espressione al Sé nascente».


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