TEMPO DI SEMINA

Mai come oggi, in tempo di semina, gli agricoltori sono stati confusi e indecisi. Demoralizzati dalle troppe annate negative rischiano di lasciare incolti i propri terreni a causa dell’incessante aumento dei costi e dei mancati introiti.

Quante volte, passando per qualche strada provinciale, ci siamo distratti osservando un trattore all’opera che con il suo lento e incessante avanti indietro sembra non voler finire mai il lavoro iniziato, quante volte di fronte ad un bucolico paesaggio fatto di tante pecore su di un verde pascolo abbiamo sognato e ancora quante volte ci siamo incantati di fronte a un campo di grano che, in attesa della raccolta, si colora di un oro intenso: per gli agricoltori che lavorano su quei campi non si tratta di un sogno come ci lasciano inconsapevolmente immaginare ma bensì di un vero e proprio incubo. Infatti dal duro lavoro dell’imprenditore agricolo spesso si generano perdite di denaro piuttosto che profitti.
La spiegazione è data da un fattore tanto contestabile quanto inevitabile, la cara vecchia amica nemica globalizzazione.

Se questa da una parte ha aperto nuovi sbocchi commerciali ai nostri prodotti del food made in italy, dall’altra ha di fatto moltiplicato i rischi d’impresa dei nostri agricoltori rendendoli spesso incontrollabili. Il mercato globale non regola le proprie fluttuazioni in funzione di aspetti pratici e determinanti per l’attività agricola come può essere l’andamento climatico o l’aumento del costo dei fertilizzanti o magari la maggiore spesa per l’energia, piuttosto assimila le derrate agricole ad altre merci determinando aumenti o diminuzione di prezzo che nulla hanno a che fare con il lavoro dell’agricoltore.

In Italia il grano viene coltivato in terreni prevalentemente collinari, spesso marginali che a null’altro si prestano se non a questo, senza lo sfruttamento di risorse idriche e con un ridottissimo utilizzo di fertilizzanti e fitosanitari, aspetti che rendono la coltura ampiamente sostenibile dal punto di vista ambientale. Frequentemente in questi tempi di guerra il grano è finito sui rotocalchi o sulle prime pagine dei giornali ma mai per difendere la produzione nazionale che nel paese della dieta mediterranea fa la differenza.

Chi governa non ha soltanto il compito di promuovere le politiche del momento, sarebbe auspicabile una strategia di lungo periodo per scongiurare l’impoverimento della nostra economia agricola che finirebbe inevitabilmente con l’abbandono dei campi.


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