di Gianluca Veronesi
Ogni tanto mi chiedo: come facevamo prima, quando non c’era Jannik? Nel giro di tre o quattro anni ci ha reso pazzi di lui, non solo per il tennis.
Naturalmente è fonte di illuminazione per tutti quelli che praticano quello sport un poco snob.
Infatti, nel passato, il corredo classico (oltre alla maglietta con il coccodrillo), prevedeva il campo da gioco in villa.
Oggi invece c’è un boom di iscrizioni ai circoli da parte dei giovanissimi, non solo italiani.
Sono stati anni entusiasmanti e sorprendenti.
Io, per fiutare il nuovo in arrivo, ho alcuni campanelli d’allarme che tengo nascosti per vergogna.
Quando vidi l’intera famiglia Berrettini al Festival di Sanremo alzai le antenne.
Si cominciò con Berrettini e si continuò con l’affacciarsi di giovani talenti fin lì sconosciuti al grande pubblico.
Poi iniziò il percorso parallelo di Jannik che ogni giorno guadagnava terreno nella scalata alla classifica.
L’incredulità del mondo di fronte ad un sedicente italiano dal nome straniero diminuì quando arrivò una squalifica per doping.
Sinner, superato quello scoglio, entrò nel mito dove si muove definitivamente oggi, all’età di 24 anni.
Il centro dei suoi interessi sarà per sempre il tennis ma è curioso, aperto, “profondo”, goloso di vita.
Darà un senso alla sua ricchezza non facendo la carità ma “investendola” nella modernizzazione del Paese.
Ha già creato una Fondazione per aiutare sconosciuti talenti sportivi a farsi conoscere e finanzia il centro ricerche di Candiolo.
Parteciperà con distacco ad una diarchia con Alcaraz.
Sarà il numero due nelle classifiche e il capo assoluto sulla scena.
Diventerà il numero uno della “Istituzione tennis”.
Già oggi – intervista dopo intervista – “ispira” tutti con il suo comportamento: la disciplina ferrea, il dovere prima di tutto, la buona educazione, la famiglia al primo posto, il fairplay con l’avversario.
Una raccomandazione: siccome colpevolmente stiamo iniziando a trattarlo come un guru, stia attento a non comportarsi con arroganza: si può trascurare un invito del Presidente della Repubblica e si può non giocare la Coppa Davis a condizione di sapersi almeno giustificare.












