Pippo Baudo non è morto, è passato alla storia.


di Giancarlo Governi


Lo conobbi personalmente grazie a Maurizio Costanzo, che aveva scritto una commedia per lui e per Franca Mondaini. Pippo mi disse che avrebbe voluto fare l’attore, perché sapeva recitare e cantare e suonava bene il pianoforte. Ma poi aveva avuto successo come presentatore e quindi la sua carriera aveva preso un’altra piega.
Lo incontrai di nuovo, alcuni anni dopo la cena organizzata da Maurizio Costanzo, a Capri dove si teneva il Premio De Curtis intestato a Totò. Fui premiato insieme a Ugo Tognazzi, in una bella serata presentata da Pippo, che a Capri dovette sopportare il giovane Beppe Grillo che, da buon genovese, non essendo stato invitato, faceva gravare le spese del suo soggiorno su di lui.
Qualche mese dopo, Pippo presentava la sua Domenica in, che era stata inventata e condotta da Corrado, in maniera molto personalizzata, sotto forma di intrattenimento puro, ma che lui aveva trasformato in un vero settimanale dedicato alla cultura e allo spettacolo. Pippo aveva cominciato a promuovere anche i libri, in maniera spettacolare, e mi invitò per presentare il mio libro su Anna Magnani. L’intervista, insieme a Giovanna Ralli e a Lello Bersani, amici tutti e due di Anna Magnani, fu preparata meticolosamente da uno degli autori di Pippo, Franco Torti, e arrivammo alla diretta pronti a parlare della nostra Nannarella, il nomignolo affettuoso con cui il popolo chiamava Anna e che era anche il titolo del mio libro.
Per me era la prima volta davanti a una telecamera, in diretta. Pippo mi vide un po’ teso e mi disse: “stai tranquillo, considera che quello televisivo è un ascolto individuale, perché parla ai singoli individui, l’importante è parlare come si parla a una persona sola, a uno del popolo, anche se i dati di ascolto ci dicono che i telespettatori sono milioni, in realtà sono milioni di individui singoli. Ora che sei con me, parla con me, se sei solo parla con il cameraman che hai davanti”. Insomma, Pippo mi insegnò a usare la televisione, a stare davanti alle telecamere. Un insegnamento che è mi ha accompagnato per tutta la vita.
Il programma televisivo durò un’ora piena, anche perché dovemmo riempire il vuoto lasciato da un collegamento esterno, che saltò. Quando uscimmo dallo studio c’era una folla che ci chiese gli autografi e la mattina dopo a Bompiani arrivarono una valanga di ordini che portarono il mio Nannarella in cima alla classifica delle vendite. Insomma fu Pippo a lanciarlo e a insegnare a me come si sta in televisione. Ovviamente con lui diventammo amici e avemmo molte occasioni di incontrarci sul lavoro. Come quando ci ritrovammo a ideare nel 1984 un programma che durò un mese intero con cui si celebravano i trenta anni di vita della televisione italiana, Buon compleanno TV .
C’è un solo personaggio, la cui storia coincide con quella della televisione pubblica, essendo iniziata nel 1960 e adesso, dopo 60 anni, è sopita ma ancora viva nella memoria personale e nella memoria collettiva. Si chiama Pippo Baudo.
In questi 60 anni, è stato coerentemente legato alla televisione pubblica, salvo un “tradimento” negli anni Ottanta, concluso dopo poco con un clamoroso pentimento e un ritorno all’ovile, mentre gli altri pionieri della televisione (Mike Bongiorno, Corrado e la coppia Mondaini-Vianello) conclusero la loro carriera nella televisione commerciale. Baudo invece si è sempre voluto indentificare nella Rai anche quando la lasciò con dolore, spinto e provocato, più dalla volontà politica che da un reale bisogno di tentare una nuova avventura.
All’inizio degli Ottanta, Baudo eredita da Corrado lo spettacolo della domenica pomeriggio, Domenica in, che con la sua conduzione diventerà un vero rotocalco di spettacolo e di costume raggiungendo ascolti altissimi. Ritornerà per tre volte a Sanremo. In un certo senso approfitterà della defezione dei suoi colleghi come Bongiorno e Corrado che passeranno alla concorrenza. Presenta tre edizioni di Fantastico, il grande programma del sabato sera a cui è legata la Lotteria di Capodanno, con esiti trionfali. Proprio nella ultima edizione di Fantastico Baudo risponde in diretta al presidente della Rai Manca che aveva definito i suoi programmi “nazionalpopolari”, aggiungendo che “non è un complimento” (Manca voleva allontanare anche Baudo dalla televisione pubblica, rispondendo a un progetto di crescita delle televisioni di Berlusconi, sostenuto dal partito socialista). È la rottura con la Rai e il passaggio a Mediaset con un contratto di tre anni. Dopo il primo anno, Baudo scioglie il contratto pagando una penale salatissima e ritorna in Rai, dove sarà, inventando e conducendo programmi di sempre grande successo, il re incontrastato della televisione pubblica.
Sandra Mondaini e Raimondo Vianello, come Corrado, non tornarono più in Rai, mentre Mike, che aveva lanciato la televisione pubblica e la televisione commerciale, quando fu considerato un vecchio che non attirava più gli spettatori, fu abbandonato da Berlusconi, senza che lui ne capisse il motivo. Lo raccolse Rosario Fiorello che gli darà una terza vita.
Insomma possiamo dire che nessun artista si identifica con la televisione in 60 anni di vita come lui, per questo possiamo dire che Pippo Baudo è la televisione italiana. E che non è morto perché è passato alla Storia. Sono sicuro che gli italiani futuri lo studieranno nei libri di testo.


Commenti

Una risposta a “Pippo Baudo non è morto, è passato alla storia.”

  1. Avatar paci marcello

    Alcuni raccontano di un potere baronale di Baudo in Rai che ha favorito o distrutto carriere a suo piacimento. Al di là dei suoi meriti professionali, c’é del vero?

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