PERDONATE IL DISSENTIRE

Come al solito io sono fuori dal coro!

È di queste ore la notizia che a Roma, a partire dal 22 settembre e fino al 26 novembre, si terrà una mostra dedicata ad Alberto Sordi nel ventennale della sua morte dal titolo: “Alberto Sordi ed il suo tempo”, presso la sua casa/museo; l’ingresso sarà gratuito e si potrà accedere in giorni ed orari stabiliti.

L’iniziativa è apprezzabile perché un gran numero di visitatori italiani e non affollerà quella casa per osservare non solo la mostra, ma soprattutto per toccare letteralmente con mano le reliquie lasciate dal famoso inquilino. Personalmente non accetto di buon grado questo invito perché mi sembrerebbe di sbirciare e curiosare tra gli oggetti (ammesso che ve ne siano ancora) quali ad esempio la sua sedia dove riposava o altre cose alle quali Egli attribuiva un valore affettivo che io non potrei percepire non conoscendone la storia; sarebbe come guardare dal buco della serratura in modo quatto per non essere sorpreso, che tristezza!

Forse si poteva trovare un’altra location per questa esposizione perché Roma ne offre tante. Dell’Albertone nazionale conosciamo quasi tutto: i suoi film, le sue gag, tutto quello che la stampa e i media ci hanno voluto far sapere innalzando così il personaggio Sordi a Mito.

Ecco il punto: Il Mito, ma che cos’è un Mito? Lo avete mai visto? Certo qualcuno potrebbe obiettare che Sordi l’abbiamo visto e che quindi il paragone non regge. Ma così non è e mi spiego. Considero il Mito come un punto di riferimento per l’immaginazione di tutti ed in modo particolare per gli artisti. I Miti nacquero dall’esigenza di dare una risposta alle domande sugli avvenimenti legati alla vita a volte inspiegabili, un insieme di vere o false realtà che impegnano il nostro immaginario.

Alberto Sordi non è stato solo un attore ma, proprio grazie all’immaginario collettivo, è divenuto un “Mito” perché ha inglobato nei suoi personaggi tutto un percorso sotto l’egida di una macchina da presa quindi filtrato, edulcorato quale surrogato di una Italia novecentesca con i suoi pregi e i suoi difetti che, comunque, risulta sublimato nel bene e nel male dall’arte di colui che, in quel momento, ne era il deus ex machina.

Pertanto io credo che non faccia onore al “Mito Sordi” consacrato in tutto il mondo quale emblema dell’Italia e del carattere italiano, l’apertura selvaggia, sia pur controllata, a chiunque voglia entrare in contatto con una realtà puramente legata all’uomo che nulla ha a che vedere con l’alone di mistero che è parte integrante del Mito.

Nessun Mito ha mai avuto un volto eppure esso viene costantemente rinnovato nell’accezione che noi conosciamo e per questo non avrà mai fine. Del resto rimanere nel mistero giova anche ai personaggi in carne ed ossa; ne citerò soltanto alcuni ad esempio.

Elena Ferrante che in molti vogliono identificare con questo o quel personaggio, ma fino ad ora nessuno vi è riuscito, eppure la sua fama continua a crescere e i suoi libri ad essere letti. A questo proposito vi racconto l’ultima; da poco è stato presentato un libro da parte di un ex studente napoletano nel quale dimostra, secondo le sue esperienze personali, che la scrittrice in questione è da identificare con un altro famoso scrittore napoletano che frequentava con lui lo stesso liceo. Sarà questa la verità?

Ed ancora l’artista Banksy della street artist di Bristol che all’improvviso fa apparire una sua opera che, grazie alla sua abile maestria risulta accattivante senza che mai nessuno sia riuscito a conoscerlo; anche in questo caso tante supposizioni ma la verità stenta a manifestarsi mentre le sue opere ormai sono famose in tutto il mondo.

Concludendo lasciamo che il Mito continui ad alimentare la nostra fantasia e ad esserne a sua volta alimentato. Questa capacità di gestire il proprio immaginario è dell’essere umano così come ancora è concepito. Con l’avvento dell’intelligenza artificiale non sappiamo a cosa andremo incontro in un futuro che, ormai, è già segnato; certo essa potrà sostituire l’uomo in tante sue mansioni e, forse potrà migliorare la sua condizione di vita, ma ciò che salverà l’umanità sarà proprio questo pregio di ogni uomo di fantasticare mondi e vite diverse tutte da esperire; ciò non potrà mai essere sostituito da qualsivoglia intelligenza.

Evviva il Mito!


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