di Beppe Attene
Qualche anno fa iniziò ad andare di moda un detto apparentemente rivoluzionario. Sosteneva che un battito d’ali di farfalla in Amazzonia potesse provocare un uragano in Texas.
Il motto aveva due versanti diversi.
Il primo, e fondante, riguardava la continuità nello spazio di tutti gli elementi costitutivi della realtà. La sommatoria, per quanto da noi non percepibile, delle loro interrelazioni modificava profondamente il concetto di causalità come costruito dalle nostre ristrette percezioni.
Il protrarsi delle discussioni e delle analisi sull’entanglement quantistico avrebbe poi aggiunto ulteriore significato e valore a quella bella intuizione. Essa aveva tuttavia anche una leggibilità non strettamente legata alla contiguità fisica tra causa ed effetto. Per le generazioni che vi si appassionarono rappresentava la roccaforte di un pensiero libertario e liberante. Se un battito d’ali poteva essere così potente perché altrettanto non si poteva pensare di una piccola ribellione di carattere collettivo o personale? Di conseguenza, un comportamento anche apparentemente insignificante poteva applicarsi sistematicamente a tutta la realtà vissuta dagli esseri umani provocando turbolenze e cambiamenti ben più vasti del gesto iniziale. Così i capelli lunghi diventavano non soltanto segnale di una vasta appartenenza generazionale ma direttamente possibili agenti del cambiamento desiderato.
Ora, la caratteristica del battito d’ali (come dei capelli alla Beatles) nella capacità di provocare un uragano di qualunque tipo sta nella necessaria esistenza e percepibilità in quel determinato momento. In altri termini, se quel singolo battito d’ali non provoca, nell’immenso spazio contiguo, l’uragano texano la sua azione è destinata ad estinguersi in se stessa. Sarà un altro battito, un altro giorno, che contribuirà a provocare quell’evento. Perché vi sia un effetto è insomma necessaria una catena di contiguità che trasporti quella minima forza evocata in Amazzonia, moltiplicandola sino alle rocciose terre texane. Si trattava, comunque, di un passaggio prezioso di conoscenza e consapevolezza.
Il groviglio dei fattori da analizzare in qualunque processo si estendeva enormemente, ma intanto si superava definitivamente la semplificazione che la Romanità sembrava averci lasciato.
Non si poteva più dire “Post hoc, ergo propter hoc”.
In realtà si apriva la strada a una modificazione dei processi conoscitivi che prosegue tutt’oggi e ci avrebbe portato a capire che il groviglio dei possibili fattori di conoscenza e spiegazione è ancora molto più ingarbugliato di quanto abbiamo mai ritenuto.
Il battito d’ali in Amazzonia ci aveva fatto capire che nulla nel cammino del Mondo va perduto e, di conseguenza, che nessun accadimento si situa un una confort zone in cui esiste soltanto il fatto esaminato e la causa che lo ha determinato.
All’inizio della seconda metà del Novecento abbiamo iniziato ad applicare il principio della assoluta continuità anche al percorso della specie umana. In altri termini, sospinti anche dalla crisi delle filosofie che iniziava a manifestarsi, siamo passati, parlando di entanglement, dalla sola dimensione spaziale a quella temporale. Se davvero nel mondo fisico nulla va perduto perché non dovremmo pensare che altrettanto possa avvenire nel percorso dell’Umanità, distendendosi dunque lungo la Storia?
E, mentre sul piano strettamente fisico, la contiguità (anche momentanea) è un elemento essenziale della continuità Carl Gustav Jung ci ha donato il concetto di “inconscio collettivo” trasferendo la continuità della nostra specie anche nella dimensione temporale. Nell’inconscio collettivo vivono, riposano e agiscono un numero infinito di fattori ed elementi i quali, senza che noi ne abbiamo lucidamente consapevolezza, determinano grandissima parte dei nostri comportamenti sia individuali che di carattere collettivo. Apriti cielo, spalancati terra!
Il passato, il presente e il futuro si ingarbugliano in maniera assoluta.
I comportamenti e le convinzioni del passato possono dunque agire (senza che ne siamo lucidamente consapevoli) sulle nostre azioni del presente. Nel 412 il vescovo Cirillo (poi fatto santo) nella sua guerra contro l’Ebraismo e altre “eresie” fece uccidere Ipazia di Alessandria. Il suo corpo venne ripulito dalla pelle usando cocci di terracotta e gusci di ostriche, come si faceva per cancellare dalle pergamene qualcosa di inaccettabile. Come non pensare che quel gesto orribile si ripresenti in continuazione in altrettanto orribili gesti antifemminili che puntano a cancellare oltre che uccidere?
E, per restare in ambito religioso, solo la continuità inconsapevole ma ben presente può spiegare fatti di tutt’altra natura.
Perché chi magari non conosceva la Abbazia di Sant’Antimo (nei pressi di Montalcino) e non sapeva nemmeno della scuola di canto gregoriano dei Benedettini viene colto all’ingresso da gratificanti attacchi di pianto?
Cosa lo collega a quel canto antichissimo ed assoluto che sino a quel momento non aveva mai potuto ascoltare?
Poco importa discutere se la Abbazia sia stata fatta costruire da Carlo Magno o meno. Quel che è certo è che quel luogo e quel canto sono ben presenti in ogni essere umano, ma senza che lui (sino a quel momento) lo possa consapevolmente avere saputo. L’emozione che lo coglie è soltanto l’improvvisa emersione di qualcosa che già c’era. Quando si giunge a questo punto di chiarezza viene voglia di scappare. Il mondo appare ben più complicato e incomprensibile di prima. Ma non era meglio quando potevamo credere e sostenere che tutto, comprese le guerre, si potesse spiegare in base alla struttura economica e alla lotta di classe? Quando ci potevamo illudere che uno Spirito, non importa di qual segno, guidasse comunque l’Umanità verso un futuro di conoscenza, pace e rispetto?
Ma nel 632, alla morte del Profeta, si determina una scissione che coinvolge e schiera diversi gruppi del grande Islam che andava fondando. E, probabilmente, su quella scissione di carattere teologico si saranno poi aggiunti ad alimentarla elementi di altra natura. Ma, 1.400 anni dopo quella guerra continua.
Quegli iniziali elementi depositati nella coscienza di molti milioni di uomini continuano ad agire e ad avere un senso.
Quindi il groviglio dobbiamo tenercelo e non farci prendere in giro da chi cerca di farci credere che sia possibile semplificare la nuova complessità con un insulto o un meme sul cellulare.
Al contrario, dobbiamo essere felici della comunanza che ci regala con gli altri esseri umani, con la condivisione che comporta e con le cose che permette di capire e trasmettere.
Come la farfalla amazzonica anche ognuno di noi può essere orgogliosamente convinto che nulla di ciò che ha fatto, ha pensato e sentito nel corso della sua vita sia stato inutile e privo di senso.
Insomma, è difficile accettar di pensare, mentre ci si lava i denti, che quella acqua è la stessa in cui si immergeva orgoglioso un dinosauro molti milioni di anni fa. Ma è così e non è poi così male.












