LAURA DE LUCA, LA SIGNORA DELLE INTERVISTE IMPOSSIBILI

di Annamaria Barbato Ricci

Viene in mente un vecchio claim di Carosello, quello di Franco Cerri che pubblicizzava Bio Presto: “Non esiste sporco impossibile”.

Nel caso di Laura De Luca, giornalista, autrice, artista, un arcobaleno di acrobazie nello scibile, si va sul culturale: “Non esiste intervista impossibile…”.

Laura De Luca

Per tredici anni, dieci da Radio Vaticana, di cui è stata caporedattore dei servizi culturali della sezione italiana, tre sul palcoscenico del Teatro Tordinona – antico teatro romano, di cui è dominus il regista Renato Giordano – ha creato, indirizzato ed è stata l’Eminenza grigia di un numero infinito di “Interviste impossibili”, genere di meta-teatro e di meta-letteratura che si palesò alla RAI grazie al fiuto di Andrea Camilleri e di Lidia Motta e coinvolse fra gli autori più importanti della letteratura del ‘900 e grandi attori, in due cicli fra il 1974 e il 1975.

Laura De Luca ripropose il meccanismo a Radio Vaticana, come “Faccia a faccia improbabili”, attraendo anche lei importanti personalità dell’universo culturale come autori dei testi e attori e attrici di straordinario impatto.

Anzi, Laura introdusse un’importante variante: non più solo personaggi storici, ma anche quelli della letteratura o addirittura la voce di oggetti e altro: in dieci anni, un universo a sé e sulla stessa falsariga, si passò dalla radio al palcoscenico.

Così, la Signora delle Interviste impossibili ci narra di questo spicchio di mondo che fa rivivere – o addirittura vivere, allorché si parla di personaggi della letteratura o della tradizione popolare – chi eravamo rassegnati a non incontrare mai, per ovvi motivi cronologici.

I testi, poi, sono diventati materia di una serie di libri per vari editori, proprio perché ne restasse traccia e possibilità di nuove rappresentazioni.

  • Laura, come scoccò la scintilla delle Interviste impossibili a Radio Vaticana?

Proprio nel ricordo della fortunatissima serie della RAI che avevo gustato sommamente alla radio quando ero ragazza.

Sin da allora mi era rimasto il desiderio di incontrare con la fantasia uno stuolo di personaggi del passato. Cominciai con la Maddalena in una trasmissione per la Settimana Santa del 2009.

Questa stessa conversazione fu replicata dal vivo, come messa in scena, al carcere di Paliano, nel frusinate, a beneficio dei detenuti e delle detenute, grazie all’attrice Raffaella Castelli. In fondo, anche la Maddalena, aveva avuto le sue colpe.

  • Dieci anni di esperienza in questo particolare settore, a Radio Vaticana. Cosa ti è rimasto?

Una grande pratica di dialogo per realizzare la trasmissione e con gli autori e gli attori e attrici che ho via via coinvolto, almeno cento.  Di tali programmi per la metà ne sono stata io stessa l’autrice, impegnandomi ad approfondire i vari personaggi.

Fra i molti, mi è particolarmente piaciuto lo Stalin di Franco Cardini, interpretato da Pino Colizzi. Un personaggio che nascondeva sotto una sferzante ironia uno spirito diabolico, quale Stalin, secondo l’Autore, dimostrò di avere nelle sue azioni nel corso della storia.

  • Hai mai avuto censure dalle sfere ecclesiastiche?

Dalle sfere ecclesiastiche di certo no, tanto è vero che la formula è stata accolta addirittura dalla Libreria Editrice Vaticana che ne pubblicò alcune in un’antologia, dedicata a Santi e fondatori di Ordini religiosi.

Alcuni colleghi dell’Est Europa, però, non compresero l’ironia di Cardini su Stalin intendendo male una battuta dello stesso Stalin su Gesù e mi costrinsero a intervenire. Evidentemente i nervi erano ancora scoperti.

  • Conclusasi la tua esperienza a Radio Vaticana, com’è stato che hai traslocato sul palcoscenico?

Perché, secondo me, la formula ha un enorme potenziale drammaturgico, nonché didattico e spero sempre che scuole e Università se ne accorgano.

Ogni incontro impone agli autori una lettura critica e creativa del passato.

  • Come mai sei arrivata al Tordinona?

È avvenuto del tutto casualmente: ho scoperto che il mio endocrinologo era anche regista, autore e proprietario di un teatro, il Tordinona, appunto.

Di qui è nata una bella collaborazione che dà spazio al mio knowhow.

Ormai da tre anni le nostre stagioni di Interviste impossibili attraggono un pubblico variegato che è sempre più interessato e incuriosito e vi trascina sempre nuovi spettatori.

  • Quali sono gli appuntamenti di questa terza stagione? Quest’anno, la nuova stagione si svolge proprio in concomitanza con il centenario della nascita di Andrea Camilleri, che, in RAI, si dedicò alla produzione, regia, scrittura e realizzazione di molte Interviste impossibili.

Le proposte del Tordinona non sono da meno rispetto a quelle che furono della radio nazionale, con una rassegna come sempre di un incontro al mese, partita martedì 28 ottobre e che proseguirà fino a domenica 24 maggio, in pomeridiana.

La differenza sostanziale rispetto alla radio sta nella magia del palcoscenico, in grado di coniugare l’azione con l’ascolto.

Lo spettacolo iniziale del 28 ottobre ha riguardato due personaggi di tutto rispetto: Claudio Giovanardi ha intervistato Giovanni Pascoli, interpretato da Sergio Nicolai, mentre Giovanni Antonacci ha approfondito la personalità di Ettore Petrolini, cioè Antonello Avallone.

Nel nuovo round del 13 novembre, Evelina Piscione ha offerto l’occasione di esprimere le sue ragioni al primo colpevole di fratricidio della storia, Caino, impersonato con veemenza da Alessandro Pala Griesche e tu, Annamaria, ti sei confrontata con l’errabondo per antonomasia, Ulisse, ossia Carlo Valli.

Martedì prossimo, 16 dicembre avrà luogo un vero fuoco d’artificio… fiabesco/presepiale: con il leit-motiv del sonno e del sogno, Renato Giordano incontrerà La Bella Addormentata, cioè Raffaella Castelli, con gli interventi maliziosi di Biancaneve e Cenerentola, ovvero Cristiana Del Sordo e Margherita Patti; io interloquirò con un pastorello spesso oggetto di dileggio, ma con una spiccata, taciuta personalità, Benino, cioè Sebastiano Gavasso.

Col 2026 si tornerà in scena sabato 17 gennaio, con altri due stimolanti personaggi: Anna Hurkmans stimolerà Arianna che avrà voce e aspetto di Micol Pambieri; io stessa darò voce maliziosamente alla Lupa de Roma, una divertente Marina Tagliaferri e l’incursione di Remo (Stefano Onofri).

  • Continuerete su questa falsariga di serio e faceto?

Certamente. Domenica 15 febbraio, in pomeridiana sarà la volta di due controversi personaggi maschili, fra storia e fantasia: Luca Raffaelli intervisterà Gaetano Lizzio nelle vesti e nel mantello a ruota di Mandrake; l’impenitente seduttore Giacomo Casanova vedrà in scena un provocatorio intervistatore, con Renato Giordano, e uno charmant Giuseppe Pambieri. Un’incursione al femminile di Maton avrà la personalità di Arianna Ninchi.

E, ancora. Una stimolante accoppiata di artisti del pennello sarà ospitata al Tordinona mercoledì 25 marzo: una sessione vedrà il sommo Michelangelo in un’intervista nata dalla creatività di Giancarlo Gori, ma interpretata da Renato Giordano, perché l’autore della Cappella Sistina avrà l’interpretazione proprio di Giancarlo Gori… Nel confronto successivo non poteva mancare lui, il Braghettone, l’artista che fu incaricato di censurare le pudenda dipinte da Michelangelo: l’autore della piece è Giuseppe Manfridi, colui che operò per un malinteso senso del pudore avrà l’interpretazione di Alessio Di Clemente.

Per sabato 18 aprile, due filosofie, morali e politiche, fra storia antica e contemporanea s’incontrano. Franco Cardini intervisterà Vladimir Ilic Ulianovic Lenin, ovvero Andrea Tidona; un balzo indietro nel tempo, ed ecco sul palco un Socrate scaturito dalla creatività di Lucio Saviani e l’aspetto e la voce di Edoardo Sirano.

Infine, domenica 24 maggio, io intervisterò in persona personalmente, come direbbe Camilleri, El Senhor Tango, incarnato da Sebastiano Somma, con la partecipazione di Simone Ripa e Felipe Pavao insieme agli allievi dell’Accademia “I laboratori dello spettacolo”.

In alcuni spettacoli vi è stata e vi sarà anche la presenza delle ballerine di Aradanza, dirette da Claudia Caldarone per unire all’arte della parola quella del movimento coreutico.