L’ARREMBAGGIO SPAZIALE DELLA CINA

Al di fuori degli addetti ai lavori c’è poca attenzione del pubblico su quanto sta accadendo nel contesto spaziale internazionale perché il pubblico mostra di essere più abbagliato da eventuali show-off o attori inventati dalla stampa come, per esempio, gli astronauti e la loro vita a bordo delle varie navicelle spaziali.

Purtroppo la situazione deriva sempre più dall’essere oggi la società occidentale piuttosto educata ed indirizzata alla pubblicità prodotta dai media che vivono essenzialmente di questo e molto meno interessata da una conoscenza qualificata di quanto c’è “dietro” quello che viene propinato al consumatore.

Ed è proprio su questa distrazione che paesi come la Cina approfittano per scalare sempre più rapidamente la classifica delle potenze industriali in competizione nello Spazio, tema strategico fondamentale non solo nella ricerca ma anche e soprattutto in quelli più importanti dell’economia e della Difesa.

Pochi si sono chiesti come mai mentre le potenze occidentali hanno messo più di mezzo secolo per arrivare alla costruzione della Stazione Spaziale ISS (International Space Station) viceversa le stesse capacità in termini di vettori necessari allo scopo e ad andare anche verso la Luna ed altri pianeti sia stato possibile in poco meno di 15 anni per la Cina.

Eppure la risposta è semplice, basta calcolare quanti studenti del Sol di Levante (selezionati sempre tra i più dotati) sono da anni iscritti nelle migliori università occidentali in corsi specialistici: una stima porta il numero di non meno di 130.000 all’anno; la maggioranza dei quali è ovviamente iscritta a materie STEM.

Le motivazioni di questa strategia formativa sono ovvie ed emergeranno sempre di più via via che la situazione attuale che vede la Cina come seconda potenza mondiale nello spazio (la Russia è da tempo stata surclassata) arriverà ad un livello di competenza tecnologica che la renderà competitiva con gli Stati Uniti, caso potenzialmente possibile non più tardi di un decennio.

Quali gli interessi economici e militari della corsa attuale che vede oltre ai primi tre anche l’Europa, il Giappone e, per ora poco più indietro l’India? Da una parte è la ricerca di materie prime strategiche (gas inclusi), alcune delle quali oggi già molto ridotte sulla Terra ma che si vanno a cercare sulla Luna e sugli Asteroidi, dall’altra l’evidente interesse strategico-militare di collocare postazioni di controllo fuori della Terra e sulla superficie della Luna.

La politica cinese al riguardo è apparsa chiara, una volta che la loro competenza tecnologica ha mostrato che i loro esperti erano capaci di realizzare vettori affidabili (i razzi della serie Lunga Marcia), l’intero programma si è sviluppato lungo varie linee tutte focalizzate sulla volontà di allunare sul nostro pianeta. Da qui l’esperimento nel 2018 di inviare, cosa mai realizzata dai tecnici occidentali, una sonda che è atterrata con successo sulla parte oscura della Luna permettendo accurate indagini scientifiche del suolo particolarmente accidentato; un piccolo satellite che ruotava intorno al nostro pianeta è stato lanciato per ricevere i dati e ritrasmetterli a terra.

E’ stato così possibile effettuare analisi minerarie del suolo e valutare, oltre alla ricerca di acqua la possibilità dello sviluppo di coltivazioni in serra. Secondo successo magistrale della Cina è stata la capacità di lanciare, così come fatto per la ISS, interi moduli per realizzare una Stazione Spaziale, Tiangong il “Palazzo Celeste”.

Il programma è iniziato nel 2001, in maniera del tutto autarchica; il primo modulo con equipaggio di 3 persone è stato lanciato nel 2011 il cui volo di test è durato pochi giorni. Nel 2016 è stato lanciato un modulo di maggiori dimensioni abitabile sempre per brevi periodi. Nel 2021 è stato compiuto il passo definitivo con il lancio di quanto necessario per realizzare il primo pezzo operativo della Stazione Spaziale concluso con il lancio il 31 Ottobre di quest’anno del terzo e ultimo modulo laboratorio il Mengtian.

Si è così conclusa la prima fase della realizzazione della Stazione Spaziale cinese che è simile alla ISS essendo modulare ma con una massa quasi 9 volte minore (70 tonnellate contro le 419). Oggi è completamente operativa e abitata da 3 taikonauti a lungo oppure 6 ma per periodi brevi.

La Stazione Spaziale Internazionale ISS è stata prevista funzionare per 26 anni chiudendo nel 2024 ma, tenendo conto della situazione politica, vi è una forte spinta di estenderla al 2030; Tiangong parte dal 2023 per almeno 10 anni ma, conoscendo la mentalità cinese e gli interessi in gioco, è ragionevole aspettarsi un’estensione della vita programmata e, forse, qualche altra sorpresa anche in altre direzioni.

Sarà interessante vedere cosa ci riserverà il futuro e, soprattutto, che gioco vorrà e potrà fare l’Europa, vaso di coccio in questo confronto tra pesanti giganti d’acciaio.

Al di fuori degli addetti ai lavori c’è poca attenzione del pubblico su quanto sta accadendo nel contesto spaziale internazionale perché il pubblico mostra di essere più abbagliato da eventuali show-off o attori inventati dalla stampa come, per esempio, gli astronauti e la loro vita a bordo delle varie navicelle spaziali.

Purtroppo la situazione deriva sempre più dall’essere oggi la società occidentale piuttosto educata ed indirizzata alla pubblicità prodotta dai media che vivono essenzialmente di questo e molto meno interessata da una conoscenza qualificata di quanto c’è “dietro” quello che viene propinato al consumatore.

Ed è proprio su questa distrazione che paesi come la Cina approfittano per scalare sempre più rapidamente la classifica delle potenze industriali in competizione nello Spazio, tema strategico fondamentale non solo nella ricerca ma anche e soprattutto in quelli più importanti dell’economia e della Difesa.

Pochi si sono chiesti come mai mentre le potenze occidentali hanno messo più di mezzo secolo per arrivare alla costruzione della Stazione Spaziale ISS (International Space Station) viceversa le stesse capacità in termini di vettori necessari allo scopo e ad andare anche verso la Luna ed altri pianeti sia stato possibile in poco meno di 15 anni per la Cina.

Eppure la risposta è semplice, basta calcolare quanti studenti del Sol di Levante (selezionati sempre tra i più dotati) sono da anni iscritti nelle migliori università occidentali in corsi specialistici: una stima porta il numero di non meno di 130.000 all’anno; la maggioranza dei quali è ovviamente iscritta a materie STEM.

Le motivazioni di questa strategia formativa sono ovvie ed emergeranno sempre di più via via che la situazione attuale che vede la Cina come seconda potenza mondiale nello spazio (la Russia è da tempo stata surclassata) arriverà ad un livello di competenza tecnologica che la renderà competitiva con gli Stati Uniti, caso potenzialmente possibile non più tardi di un decennio.

Quali gli interessi economici e militari della corsa attuale che vede oltre ai primi tre anche l’Europa, il Giappone e, per ora poco più indietro l’India? Da una parte è la ricerca di materie prime strategiche (gas inclusi), alcune delle quali oggi già molto ridotte sulla Terra ma che si vanno a cercare sulla Luna e sugli Asteroidi, dall’altra l’evidente interesse strategico-militare di collocare postazioni di controllo fuori della Terra e sulla superficie della Luna.

La politica cinese al riguardo è apparsa chiara, una volta che la loro competenza tecnologica ha mostrato che i loro esperti erano capaci di realizzare vettori affidabili (i razzi della serie Lunga Marcia), l’intero programma si è sviluppato lungo varie linee tutte focalizzate sulla volontà di allunare sul nostro pianeta. Da qui l’esperimento nel 2018 di inviare, cosa mai realizzata dai tecnici occidentali, una sonda che è atterrata con successo sulla parte oscura della Luna permettendo accurate indagini scientifiche del suolo particolarmente accidentato; un piccolo satellite che ruotava intorno al nostro pianeta è stato lanciato per ricevere i dati e ritrasmetterli a terra.

E’ stato così possibile effettuare analisi minerarie del suolo e valutare, oltre alla ricerca di acqua la possibilità dello sviluppo di coltivazioni in serra. Secondo successo magistrale della Cina è stata la capacità di lanciare, così come fatto per la ISS, interi moduli per realizzare una Stazione Spaziale, Tiangong il “Palazzo Celeste”.

Il programma è iniziato nel 2001, in maniera del tutto autarchica; il primo modulo con equipaggio di 3 persone è stato lanciato nel 2011 il cui volo di test è durato pochi giorni. Nel 2016 è stato lanciato un modulo di maggiori dimensioni abitabile sempre per brevi periodi. Nel 2021 è stato compiuto il passo definitivo con il lancio di quanto necessario per realizzare il primo pezzo operativo della Stazione Spaziale concluso con il lancio il 31 Ottobre di quest’anno del terzo e ultimo modulo laboratorio il Mengtian.

Si è così conclusa la prima fase della realizzazione della Stazione Spaziale cinese che è simile alla ISS essendo modulare ma con una massa quasi 9 volte minore (70 tonnellate contro le 419). Oggi è completamente operativa e abitata da 3 taikonauti a lungo oppure 6 ma per periodi brevi.

La Stazione Spaziale Internazionale ISS è stata prevista funzionare per 26 anni chiudendo nel 2024 ma, tenendo conto della situazione politica, vi è una forte spinta di estenderla al 2030; Tiangong parte dal 2023 per almeno 10 anni ma, conoscendo la mentalità cinese e gli interessi in gioco, è ragionevole aspettarsi un’estensione della vita programmata e, forse, qualche altra sorpresa anche in altre direzioni.

Sarà interessante vedere cosa ci riserverà il futuro e, soprattutto, che gioco vorrà e potrà fare l’Europa, vaso di coccio in questo confronto tra pesanti giganti d’acciaio.

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