LA SINDROME DELLA “HOUSE OF GUCCI” COLPISCE IL FILM “FERRARI”

Si chiama sindrome della “House of Gucci” e sembra colpire alcuni film di Hollywood. Prende il nome dal film della MGM del 2021 “House of Gucci”, diretto da Ridley Scott. La sindrome fa sì che tutti i personaggi italiani del film parlino tra loro, nelle scene ambientate in Italia, in inglese con uno spinto accento italiano.

La sindrome ha colpito di recente anche il nuovo film di Michael Mann “Ferrari”, prodotto dalla STXfilms di Burbank, California, e distribuito negli Stati Uniti dalla Neon di New York. STXfilms è anche il distributore internazionale.

Il film, interpretato da Adam Driver, già protagonista di “House of Gucci”, ha ricevuto un applauso di quasi sette minuti alla sua prima alla Mostra del Cinema di Venezia il 31 agosto 2023. Ma il film è stato criticato in Italia a causa dell’abitudine alquanto irritante di far parlare i personaggi italiani (interpretati da Driver nei panni di Enzo Ferrari e Penelope Cruz nei panni di sua moglie Laura) in inglese con un forte accento italiano.

L’attore-produttore Luca Barbareschi ha commentato: “Hanno inventato un’altra lingua. Cruz, per esempio, parla inglese con un accento spagnolo e cerca di sembrare romagnola [la zona in cui ha sede la Ferrari]”.

Il film “Ferrari” è stata invece elogiato dal governatore della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, che ha presieduto una conferenza stampa all’Hotel Excelsior del Lido di Venezia per evidenziare alcune sequenze del film girate sulle montagne abruzzesi.

Alcuni hanno consigliato la visione del film doppiato, nelle varie lingue, per non farsi distrarre dalla Sindrome della “House of Gucci”.

Il film è basato sulla biografia del 1991 “Enzo Ferrari: L’uomo e la macchina” di Brock Yates. I membri del cast includono Shailene Woodley, Gabriel Leone, Sarah Gordon, Jack O’Connell e Patrick Dempsey.
Alle star di “Ferrari” (Adam Driver e Penélope Cruz) è stato permesso di promuovere il film nonostante lo sciopero promosso dal sindacato SAG-AFTRA, tutt’ora in corso, perché Neon è una società che non fa parte di AMPTP, l’alleanza di produttori di Hollywood che sta negoziando con i sindacati degli attori.


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