LA CULTURA DEL BACCALÀ

Ho fatto un sogno; ho sognato che alcuni gruppi di turisti, dopo essersi intrattenuti ammirati dinanzi al portale del Laurana, si introducessero all’interno di Castel Nuovo (mal detto Maschio Angioino) per ammirare le bellezze della Sala dei Baroni o per visitare i luoghi della Società Napoletana di Storia Patria o ancora il Museo Civico con la Sala dell’Armeria, la Cappella Palatina o di Santa Barbara, la Sala Carlo V e la Sala della Loggia, nonché i percorsi museali del primo e secondo piano e ancora la sede di rappresentanza della Fondazione Valenzi. Tutti luoghi naturalmente destinati a ospitare mostre e iniziative culturali.

Indirizzatisi verso le desiderate destinazioni, i vari gruppi del sogno si son trovati dinanzi a ben altri spettacoli di bellezza e furono costretti ad arretrare indignati, forse col desiderio represso di distruggere tutto quanto si trovava a ostacolare il proprio percorso, materialmente e anche attraverso un olezzo inatteso. Si trattava di baccalà e qui il sogno si avvicina incredibilmente alla realtà.

Ancora una volta, in maniera inattesa, è stato concesso uno spazio pubblico di pregio, un luogo dove alberga l’arte e la cultura, a una manifestazione assolutamente estranea: una sagra del baccalà che, quasi per darle una veste regale nel ricordo di Roberto d’Angiò, vien detta “BaccalàRe”.

Durante quel regno il Castello divenne centro di cultura dove soggiornarono artisti e letterati tra i quali Giotto, Petrarca e Boccaccio; oggi diventa altra cosa, sia pure soltanto (!) per una settimana.

Era sembrato che, dopo le argomentazioni e le proteste levatesi da più parti e che avevano ottenuto che la sagra della pizza fosse ospitata molto opportunamente negli spazi della Mostra d’Oltremare, tutto fosse ragionevolmente rientrato in una logica programmazione. Invece no; inaspettatamente si è assistito alla sagra della bufala in piazza Municipio, tra l’altro in stridente contrasto con la triste vicenda dei giorni precedenti in quello stesso luogo. Una decisione che ha sorpreso lo stesso assessore De Iesu vistosi costretto a organizzare di punto in bianco uno speciale dispositivo al fine di mitigare le già disperate condizioni di traffico della zona. Non è bastato: ora si profila una settimana all’insegna del baccalà, per giunta in un luogo certamente deputato a diverso genere di manifestazioni.

Si era già assistito a qualcosa di straordinario qualche tempo fa quando, in una seduta del Consiglio Comunale di Napoli, forse nella Sala dei Baroni, furono rinviati tutti gli argomenti previsti nell’O.d.G., tranne uno: quello relativo all’urgente istituzione della “Giornata del baccalà”, una richiesta ben sostenuta da Alessandra Clemente, membro del Consiglio. La richiesta fu approvata all’unanimità, con la sola astensione di Sergio d’Angelo. L’iniziativa, particolare rilevante, era di un altro consigliere, Salvatore Lange, che è anche titolare di “Baccalaria”, ristorante napoletano nel quale impera la cucina del baccalà. Il conflitto d’interesse sarebbe potuto esistere, ma fu ed è certamente forte lo sconcerto che nasce dall’attenzione prestata a temi del genere, generalmente segnali di incultura. Si sperava allora che il Sindaco Manfredi potesse e volesse far sentire la propria voce, anche in virtù della delega alla Cultura che egli ha trattenuta per sé.

La Sala dei Baroni in Castel Nuovo

Chissà perché le sorti di questa città pare debbano essere scandite da celebrazioni eccessive come quelle per Maradona e San Gennaro, nonché dalle varie sagre più di paese che di città: della terza città d’Italia! In questi ultimi anni, il lungomare di Napoli, quello sempre indicato come il più bello del mondo, è stato teatro di manifestazioni caserecce sempre con l’allestimento di invadenti villaggi e sempre eludendo tutti i vincoli esistenti sul sito. Sembrava che le sconcezze fossero rientrate, ma pare che ora sia il turno di altri luoghi “sacri”: piazza Plebiscito continua ad accogliere manifestazioni che stridono con la sua austera bellezza e con la tranquillità di chi vive lì da presso. Attendiamo la porchetta a piazza del Gesù, la trippa a Castel Sant’Elmo e chissà cos’altro (perché no?) a Palazzo Reale.


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