“Ho smesso di fumare. Vivrò una settimana di più e in quella settimana pioverà a dirotto.” Woody Allen, 1979, Manhattan.
L’inverno della demografia in Italia.
Si sa da anni che siamo nel pieno dell’inverno demografico. Sappiamo che in Italia non si fanno figli e che il Belpaese è il più vecchio tra i paese dell’Europa, così come sappiamo che anche la Cina sta invecchiando, esattamente come il Giappone, altro paese di arzilli ottantenni.
Eppure ci si continua a stupire per l’ennesimo record negativo di nascite in Italia, record che alimenta un dibattito in cui di tutto si discute tranne che della sostenibilità e della efficacia delle soluzioni ipotizzate. La demografia segue cicli lunghi, almeno ventennali. Le cose che si potrebbero fare oggi potrebbero avere effetti tra vent’anni, non prima. Nel frattempo il nostro stato sociale rischia seriamente di implodere e il nostro modo di vivere e di vedere le cose si modifica, perché una società a maggioranza di anziani non può agire e pensare come una società di persone giovani: i nonni e i padri hanno bisogni, speranze e paure diverse (per fortuna!) da quelle dei figli e dei nipoti.
Assiema al crollo delle nascite ci sono poi altri dati che mostrano come stiamo cambiando. Le famiglie ritenute “normali” nel 900, quelle del Mulino Bianco per capirci, fatte da padre, madre e figli, sono in realtà un terzo del totale e tra le varie nelle famiglie aumenta in maniera straordinaria, non sorprendente, il numero degli animali domestici. IL report di ISTAT è impietoso: meno figli, un paese vecchio e sempre più vecchio, tanti animali domestici cui volere un gran bene, Un esercito di animali domestici, di cani, gatti pesci, uccellini, rettili da compagnia, animali esotici, roditori….
Culle sempre più vuote: in Italia gli over 80 sono più degli under 10 e neanche gli stranieri fanno più figli
Partiamo dall’inizio. Il crollo delle nascite in Italia non è una novità, ma un trend ormai consolidato da 15 anni a questa parte. Il 2023 segna un nuovo record negativo, i nuovi nati in Italia sono 379 mila, 14 mila in meno dell’anno precedente. Il tasso di natalità si abbassa ulteriormente al 6,4 per mille, era il 6,7 nel 2022. I nuovi nati erano 197 mila unità dal 2008, l’ultimo anno di aumento delle nascite. Da allora la riduzione è davvero evidente: 34,2% in 15 anni.
La notizia invece consiste nel fatto che il fenomeno coinvolge non solo gli italiani ma anche gli stranieri. Nel report di ISTAT si legge che nel 2023 i neonati stranieri, il 13% del totale sono diminuiti di 3 mila unità rispetto all’anno precedente.
Aumentano invece in percentuale gli over 80, che sono più degli under 10. A tendere siamo nel pieno di un inverno demografico che rischi di far saltare il nostro stato sociale e di cambiare radicalmente il nostro modo di vivere e di pensare, sia individuale che sociale.
Di declino demografico si discute molto e sempre con grande imbarazzo. Il tema è complesso e complicato, intreccia questioni economiche culturali e sociali che richiederebbero scelte coraggiose e la capacità di programmare a medio termine, perché la demografia ha cicli lunghi. Si presta poi a letture spesso ideologiche e faziose, in particolare in Italia. Per ringiovanire a breve termine la popolazione nel Belpaese servono giovani e quindi politiche migratorie. L’incapacità di pensare a politiche di accoglienza ci porta già oggi a dover affrontare gli effetti del declino demografico. Nel mercato del lavoro ad esempio tra qualche anno i baby boomers andranno in pensione e ad oggi in Italia non ci sono abbastanza giovani per rimpiazzarli.
A lungo termine invece abbiamo bisogno di politiche per la famiglia e la natalità, e di uno stato sociale con risorse adeguate. Ad esempio abbiamo bisogno di asili e nidi, di scuole a tempo pieno anche nel sud e di un congedo per la paternità che abbia un senso. Tutte cose che sappiamo bene ma che non riusciamo a fare. Non solo in Italia si fanno sempre meno figli, ma qui da noi i papà e le mamme sono sempre più anziani, in particolare i papà che sono i più vecchi d’Europa: il primo figlio arriva oggi a 36 anni. In Europa non va molto meglio, in Francia l’eta media è di 33,9 anni, in Germani di 33,2.
Le famiglie nel XXI Secolo
Le famiglie in Italia oggi sono formate da 2,3 componenti in media. Aumentano le famiglie di persone sole, 33,3%, ormai un terzo del totale e più numerose delle coppie con figli, il 33,0 per cento.
La famiglia cosiddetta “tradizionale” non è più la norma, ma il terzo del totale. Gli altri due terzi sono coppie non coniugate, famiglie ricostituite, single non vedovi o monogenitori non vedovi. Le coppie senza figli ad esempio sono il 18% del totale. In prospettiva aumentano le famiglie di anziani soli, ed aumentano gli animali domestici secondo un trend inversamente proporzionale a quello delle persone. Il numero degli animali domestici, esploso durante la pandemia non accenna a diminuire, anzi. Una popolazione in rapidissima espansione, cani e gatti in testa, circa 20 milioni di esemplari registrati.
Che futuro che sarà
Una società di anziani ha bisogno anche di progetti per chi arriva alla terza età, non solo di assistenza, visto che l’aspettativa di vita si è alzata e la capacità di cura anche. Ha però bisogno di cura e assistenza e di sanità pubblica, visto che aumentano i poveri e i fragili per effetto di un redistribuzione del reddito sempre meno efficace nella nostra società e aumenta il turismo sanitario, triste conseguenza della regionalizzazione della sanità nel nostro Paese. Sarà per questo ad esempio che alcune RSSA d’élite nel Nord dell’Italia stanno pensando di allestire residenze in cui gli anziani possono frequentare corsi di formazione di livello.
Un grandissimo del pensiero contemporaneo, Yuval Harari nelle sue “Lezioni per il XXI secolo” sostiene che il combinato disposto della tecnologia digitale e della ricerca applicata alle bio scienze ci allungherà la vita e ci toglierà lavoro. Si vivrà sempre di più tra gli acciacchi dell’età e si lavorerà sempre di meno, uno scenario alla Woody Allen appunto: “ho smesso di fumare, quindi vivrò un mese di più ma in quei giorni pioverà dalla mattina alla sera”.
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