SI AL MES

REDAZIONE

La proposta della maggioranza di governo, presentata oggi alla Camera, diretta a sospendere per i prossimi quattro mesi la ratifica del MES, ci sembra un atto di irresponsabilità politica” a sostenerlo è la Presidenza della neocostituita Federazione Civici Europei. “Mentre, infatti, appaiono poco fondate e convincenti le supposte ragioni a sostegno della mancata ratifica di un accordo, che ribadiamo essere già stato sottoscritto da parte del nostro Paese” sostengono i Civici Europei “molti e molto seri sono i rischi di questo prolungato inadempimento da parte dell’Italia”.

E’ bene chiarire , infatti, che il MES, noto anche come fondo salva Stati, vede la sua genesi nel 2012, allorchè veniva istituito con la finalità di offrire supporto finanziario, vincolato a rigide condizioni, a Paesi membri in difficoltà tale da avere seri ostacoli all’accesso ai mercati finanziari e negli anni della grande crisi finanziaria ha realizzato assistenza, oltre che alla Grecia, anche alla Spagna, al Portogallo, a Cipro ed altri Paesi, senza che nessuno di questi non ne abbia tratto considerevole beneficio.

Negli anni successivi si è proceduto ad una parziale riforma del meccanismo, approdata nel 2021 all’adozione di un accordo, formalmente sottoscritto anche dal Governo italiano, con il quale il MES diveniva una sostanziale rete di protezione finanziaria al Fondo di Risoluzione comune per le banche e, dunque, uno strumento “comune” per contenere i rischi di diffusione a catena di crisi bancarie.

La parziale modifica adottata ha investito anche le condizioni di accesso a questa forma di assistenza ed ha introdotto la possibilità di una nuova metodologia di credito precauzionale e, ad oggi tale, riforma è stata ratificata da tutti i Paesi membri dell’Eurozona ad eccezione della sola Italia, circostanza che ne impedisce, di fatto, l’entrata in vigore. Appare chiaro che, ogni inutile procrastinazione, come quella proposta dall’attuale maggioranza di governo, produce meramente il risultato di impedire al MES ogni operatività, con la conseguenza che, in caso d’insorgenza di crisi bancarie in Paesi dell’Eurozona, ogni garanzia prevista da questo strumento non sarà esperibile.

“Oggi, quello che noi civici europei, e certamente non solo noi, ci chiediamo è: cosa può valere per l’Italia, il costo di perdere ogni credibilità internazionale e sostenere un così alto danno reputazionale, tenendo bloccata una riforma che abbiamo già formalmente sottoscritto e che è condivisa e ratificata da tutte gli altri Paesi sottoscrittori?” Le risposte offerte a questo interrogativo da parte dei sostenitori dell’opposizione alla ratifica del Mes, appaiono essere propagandistiche e prive di fondamento logico ed attinenza ai fatti.

L’attuale maggioranza di governo, infatti, ha artatamente ingenerato una confusione in merito alla potenziale insorgenza di vincoli a carico dell’Italia in caso di ratifica del MES, mentre sarebbe opportuno spiegare, un concetto peraltro semplice, ovvero che tale ratifica non equivale alla assunzione di alcun obbligo a chiederne l’intervento, se non in caso di scongiurabile crisi, nell’eventualità della quale, questo strumento sarebbe utile molto più di quanto potenzialmente dannoso.

L’altro equivoco, volutamente ingenerato, è dato dalla inesatta sovrapposizione tra la ratifica del MES ed il negoziato in corso sul Patto di Stabilità, che sono invece questioni distinte e non collegabili come vorrebbe l’attuale maggioranza. All’opposto di quanto sostenuto dalle forze di Governo, infatti, un irrigidimento sulla ratifica del MES, non solo non appare in alcun modo idoneo ad agevolare altre trattative, quanto rischia, al contrario, di predisporre negativamente gli stessi partner europei che dovremmo portare a convergenza su questioni esiziali come appunto il Patto di Stabilità.

“Ci sembra, dunque” conclude il Presidente Francesca Straticò, unitamente ai portavoce nazionali Laura Specchio e Andrea Fora “che la presunta strategia di questa maggioranza non solo non sia foriera di effetti positivi né a breve né a medio o lungo termine, quanto sia idonea a minare e compromettere la condizione dell’Italia su altri importanti tavoli di negoziato e, soprattutto, che sia idonea a compromettere la sua delicata e dirimente posizione sui temi di riforma della governance economico finanziaria dell’Europa.


Crediamo, inoltre, che il copioso uso del termine Patria da parte dei partiti di maggioranza ed in particolare di qualcuno tra questi, dovrebbe avere come presupposto un sentire di affezione e protezione nei confronti del proprio Paese che, da posizioni, come quella odiernamente espressa, non sembra trasparire ed anzi sembra essere profondamente tradito”


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