IL CIVISMO E  GLI ORATORI: E DON BOSCO?

Nel 1844 il Congresso degli scienziati italiani ,in nome della filantropia, si poneva come mainstream culturale  la necessità di  conservare la manodopera infantile portando come motivazione che ,solo con il lavoro di fanciulli ,le fabbriche italiane potevano fronteggiare il mercato internazionale .

(si ricorda che nello stesso anno  in  Piemonte si impiegavano 7.184 fanciulli sotto i dieci anni in fabbriche di seta, lana e cotone).

Un prete di nome Don Bosco , nel 1854 ,dopo 8 anni di estenuante lavoro all’oratorio di Torino Valdocco si metteva di traverso a questa cultura contro i diritti umani.

Giovanni Spadolini definiva Don Bosco “come nome accettato dalla morale civile italiana per l’apporto che aveva dato alla causa del proletariato, dell’avanzamento del popolo tramite  la grande complessa e universale organizzazione dei Salesiani”.

E lo statista diceva: “È un Don Bosco che  ha fatto parte dell’ Italia civile e minuta, che noi vorremmo chiamare perenne, al di là delle polemiche ormai consumate tra Stato e Chiesa.”

Questo prete  confessava il suo duplice obiettivo sacerdotale in questi termini :

“Quando mi sono dato a questa parte di sacro ministero intesi consacrare ogni mia fatica alla maggior gloria di Dio e a vantaggio delle anime ed intesi di operarmi per fare buoni cittadini in questa terra perché fossero poi un giorno degni degli abitatori del cielo “.

E tutto questo avveniva negli oratori

In effetti gli oratori, a tutt’oggi,   sono le filiali operative delle varie diocesi: evangelizzazione, sport (primeggia il calcio con più di una squadra di  calcio dei ragazzi che comunque vengono allenati da volontari ,ma hanno assistenza da parte di massaggiatori e quant’altro che comunque spesso sono pagati), assistenza sociale, cultura, orientamento ed aggregazione  per gli anziani e così via .

Oltre allo svago i migliori oratori si impegnano nel sociale facendo doposcuola, visitando a casa gli anziani, trovando un posto di lavoro per gli immigrati. Quando si ha bisogno di una colf si pensa subito al parroco ed all’assistente sociale che lavora all’oratorio e spesso queste colf sono extracomunitarie.

Il cineforum, il teatro, la biblioteca con i libri a prestito fanno cultura.

E si raccolgono carta e stracci che si vendono per finanziare progetti concreti in Italia e  nel mondo .Si affittano le sale per le riunioni condominiali.

Spesso c’è  un bar dove un tempo si  beveva la spuma (nera,arancione), ora il crodino e dove sì riuniscono per una partita a carte i pensionati e gli anziani. Nelle piccole e grandi città non mancano gli oratori con l’intento di orientare ragazzi e ragazze.

In sintesi punto di aggregazione e di servizi(oggi “gli oratori estivi” sono parte integrante dell’economia perché i genitori che lavorano non saprebbero  a chi affidare i propri figli salvo l’ancora di salvezza dei nonni)

Gli oratori insegnano a stare insieme (solitamente dagli 11 ai 19 anni) e fanno coesione ed inclusione.

Questo è il contributo degli oratori al civismo operativo  che non è sviluppato neanche nelle scuole.

Ed inoltre, per non cadere nella retorica, si è fatta una ricerca sugli oratori di Milano (2022/2023).

Si è disegnata la mappa della città a 10’: infatti tramite  curve isocrone, si sono  disegnate 146 “filiali” raggiungibili a 10’ a piedi e centri di servizi di prossimità per la popolazione(gli oratori in Lombardia sono 2400 e sono espressione di 3068 parrocchie ;in Italia sono circa 6000). 

Si deve sottolineare che i segmenti dei giovani dagli 11 ai 18 anni si muovono tendenzialmente a piedi. In media ogni oratorio della Lombardia è frequentato da 180 bambini e ragazzi di cui 54% è rappresentato dalla fascia di età dei bambini fra i sei e i 12  anni. 

 Questi centri di aggregazione giovanile rappresentano, in alcuni punti della città, l’unica offerta strutturata e flessibile (7 giorni su 7) ed organizzata, di inclusione ed aggregazione sociale. 

Le diverse generazioni si confrontano; ragazzi e ragazze si impegnano in progetti sociali con una attenzione particolare per i più giovani, con una missione pedagogica che integra culture ed etnie diverse valorizzando le diverse origini e confrontando “usi e costumi diversi”. Senza colonialismo culturale.

 E’ la mixité in presa diretta.

Molti di questi “bravi ragazzi dell’oratorio” diventano animatori per i più piccoli e costruiscono anche un pezzo di “soft skills” tanto apprezzato dalle imprese. Un tempo erano considerati “solo bacia pile”,non mondani e residuali.

Neanche la pandemia ha fermato gli oratori.

Riconosciamo che queste attività sono il civismo operativo ed in presa diretta (la città a 10’ non a 15’) e si creano “cittadini con cittadinanza agita”.

Ma gli oratori vengono da lontano: San filippo Neri, San Giovanni Bosco   hanno creato la griffe degli oratori; hanno coniugato sport ed evangelizzazione, vacanze e cerimonie religiose.

Interessante constatare che Don Bosco con i suoi oratori gestiva opere educative per i giovani per educarli ad  essere onesti e capaci lavoratori per avere un uso intelligente del tempo libero come interpreti ed operatori del comune senso civico .

Negli oratori si accoglievano giovani lavoratori, apprendisti merciai ambulanti, venditori di zolfanelli, lustrascarpe, spazzacamini, scalpellini, muratori, mozzi di stalla, distributori di foglietti, garzoni di bottega, servitorelli di negozianti ed erano tutti lontani dalla famiglia, dal paese.

Erano semplicemente poveri ed abbandonati. E Don Bosco li difendeva e faceva coesione sociale nel “cortile” dell’oratorio festivo (dove si superava l’isolamento) e promuoveva la contrattualizzazione dei rapporti di lavoro. 

Una chiave di svolta fu anche nel 1849, quando si entrò nella dimensione delle società di mutuo soccorso e di mutuo appoggio; allora essa non era regolata  dalle leggi, ma aveva il fine  mutualistico previdenziale e assicurativo.

Tutto questo era considerato una forma di autoprotezione per giovani che frequentavano l’oratorio. C’era un regolamento che stabiliva che lo scopo di questa società di mutuo soccorso era di prestare soccorso a quei compagni che cadessero infermi o si trovassero nel bisogno perché involontariamente privi di lavoro.

Ognuno poteva  essere ammesso nella società di mutuo soccorso iscrivendosi  alla compagnia di San Luigi, ma ciascun socio pagava un soldo 5 centesimi ogni domenica ed  il soccorso, per ciascun ammalato, era di 50 centesimi al giorno fino al suo ristabilimento imperfetta sanità.

Diritti e doveri civici, solidarietà, servizi di prossimità, difesa dei diritti umani ecc.:il civismo degli oratori.


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