FUTURI POSSIBILI

Il futuro? NON è già scritto

IL RINOCERONTE

È arrivata a Roma la settimana del futuro, che non è una minaccia, ma la “Week” interamente dedicata al mondo che verrà. “Centinaia di iniziative realizzate da privati, istituzioni ed associazioni animeranno la città, i suoi luoghi storici e quelli più innovativi” e proietteranno la capitale nel mondo del domani “sotto un unico brand, il Rome Future Week, attivato da una piattaforma tecnologica che abiliti i partecipanti a creare il proprio viaggio nel futuro”.

Tra gli eventi in cartellone c’è “IL FUTURO? È GIA SCRITTO”, di seguito lo spiegone degli organizzatori: “Il futuro può sembrare incerto, ma nei libri è già stato ipotizzato, analizzato e sognato” segue ovviamente call to action, “Visita le librerie di Roma che aderiscono all’iniziativa. Cerca la vetrina o il banco dedicato a “Il Futuro è Già Scritto” e lasciati guidare dalla curiosità. Ogni libro è un portale verso un possibile domani.”

A Roma, in soldoni, per una settimana eventi sul tema dell’innovazione e del digitale, diffusi come va di moda fare oggi, che piacciono alla amministrazione e alla politica perché fa smart e fa figo parlare di digital, di innovation e di startup. Funzionano nel mondo degli stakeholder di linkedin e al cittadino attento a questi temi non dispiace affatto vedere un pò di energia in giro e qualcuno che dice di avere le idee chiare, tipo “il futuro? È già scritto!” (ndr). Al cittadino medio sinceramente non saprei….

E io che pensavo che proprio il fatto che non conosciamo quello che ci attende è la nostra salvezza. A Taormina al TAO BOOK ebbi la fortuna di incontrare Azar Afisi, l’autrice di “Leggere Lolita a Tehran”, che diceva che la possibilità di immaginare il futuro è l’essenza più plastica dell’umano e della sua libertà. Boh, altro mondo, altro contesto, roba vecchia, il futuro è già scritto e la retorica del migliore, del merito e del “fighettume” è ormai sdoganata, con buona pace della Nafisi e di chi immagina, sogna e progetta mondi più liberi.

A Roma si parla di futuro. Cito dai canali ufficiali dell’evento: “Rome Future week è un evento collettivo, una pagina bianca tutta da scrivere”, collettivo perché l’innovazione che va di moda oggi deve “nascere dal basso”, essere “bottom up”, “co-progettata”, “co-creata e avere “impatto sul territorio, sociale ed economico”.
La pagina è ovviamente tutta da scrivere, del resto di progetti e di visioni oggi non se ne vedono granché, si vede al massimo una certa paranoia nel misurare impatti e digitalizzare strumenti.

Il lessico e la semantica poi sono quelli già visti e già sentiti, e che oggi suonano meno bene di qualche anno fa, perché se all’inizio hanno suscitato entusiasmo, interesse e curiosità alla fine hanno deluso le aspettative.
SI continua a insistere sulla retorica della startup “unicorno”, quella senza trattino per capirci, digitale e in grado di raccogliere soldi, scalare e poi da vendere, facendo ricco chi l’ha inventata e messa sul mercato.
Potrebbe essere che ora sia arrivato il momento di metterci un pò di spessore, magari evitando una retorica che celebra le sorti magnifiche e progressive della tecnologia che alla fine è molto autoreferenziale.
L’innovazione non è per forza è sempre positiva e può capitare che la versione successiva di una tecnologia non sia migliore di quella precedente, dipende e dipende dai punti di vista.

E visto che parliamo di autoreferenzialità e che siamo nella città del Colosseo del cupolone e dei cinghiali, Roma, come l’Italia del resto, meriterebbe un progetto in cui riconoscersi. Non so se la versione della Roma da bere, tutta startup, digitale e venture capital sia oggi la più giusta per questa città. Certo eventi come questi fanno rete e creano narrazioni positive, dimostrano capacità di organizzare e attivare risorse, che a Roma ci sono, ma Roma non è Milano. Le città che “contano”, che attraggono intelligenze e competenze sono quelle che hanno una identità, e che sono capaci di produrre una visione propria.
Ovviamente sono anche quelle capaci di raccontarsi, e di affascinare, e possibilmente di far star bene il numero di persone più ampio possibile. Insisto però: l’unica certezza di cosa è il futuro è che non è già scritto.


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