FEDERAZIONE DEI CIVICI EUROPEI: PROGETTO O PRONOSTICO?

FCE: SENZA LA SUA DIMENSIONE NEL PAESE È ANCORA UN PROGETTO

PIEREZIO GHEZZI

Nessuna organizzazione politica può consentirsi di non sapere quanto “pesa”, quali territori presidia e con che mezzi. La misura della leadership è costituita dal numero di elettori che ti votano, non dalle percezioni del consenso. La potenzialità dell’area politica che vogliamo rappresentare è certo un elemento validante la strategia, ma solo se viene misurata. In caso contrario rimane un “pronostico”.

La presenza nelle istituzioni è per FCE un elemento di fondamento, come la conoscenza puntuale dei Territori dove opera. Si aggiungano, poi, i rapporti con gli enti che svolgono attività nel sociale, nell’economia, nell’ambiente, … che definiscono il rapporto con le comunità di riferimento e ne supportano indirettamente la rappresentatività.

Ad oggi FCE, nelle sue assisi, non ha mai comunicato questi elementi, propedeutici alla sua azione nel Paese. Ha trasmesso valori indicativi e non ancora validati. Si sono palesati due dati: a) FCE annovera circa 200 liste civiche. Pare una dimensione notevole, considerata la presenza nei centri urbani e non solo provinciali. Ma è un “numero” che ad oggi non ha ancora avuto conferme; b) una percentuale: il 30% dei sindaci del Comuni medio piccoli sono civici. Un lago sconfinato dove pescare.

Ho ragione di credere che la mancata verifica non sia per trascuratezza, ma per un’impostazione che tende a concentrarsi sull’elaborazione e sul posizionamento politico. Una scelta naturale, che nasce dalla propensione, riuscita, a misurarsi con le proposte che danno robustezza alla nostra identità e misurano la capacità di preparare e fornire alternative nuove all’elettorato e ai potenziali alleati.

Il trinomio proposta, visibilità e presidio territoriale è inscindibile per lo sviluppo della nostra piattaforma e, se non risolto, segna il confine tra centro studi, serbatoio di pensiero, fondazione e “partito” (utilizzo questo sostantivo). Si aggiunga il tema delle risorse, sia economiche che umane, anch’esso indispensabile per affermarsi. Lo sappiamo bene.

Proposta, visibilità e presidio territoriale sono tre elementi che, solo se ben equilibrati e accertati nel maggior numero di territori possibili, lo diventano poi nel Paese.

La necessità di contarci e di collocarci non è stata una priorità. Il bisogno di conoscere dove sono disposti i nostri presidi territoriali non è stato centrale, lasciando all’iniziativa dei singoli l’ingaggio di nuovi compagni di viaggio. Benvenuta la notizia dell’attenzione della città di Rovigo, ma pare una relazione trovata per serendipia più che per progetto.

La misura delle forze in campo, quale essa sia, ci consente di individuare le aree di presenza, gli attori che le occupano e la loro forza elettorale, e per integrazione le città dove siamo assenti.

La validità dei contenuti e la loro elaborazione e assimilazione è di fondamento al successo della offerta politica e questo ambito è stato ed è molto ben sviluppato nel tempo. La qualità dei 22 interventi del comitato di Reggio Emilia, oltre alla completezza dei nostri documenti pubblici, lo testimonia.

Il ritenere marginale non indagare per poi allargare le dimensioni del nostro movimento è avventato sia perché il consenso è la misura della bontà della proposta, sia perché la nostra funzione è geneticamente connessa ai territori.

Occorre, quindi, che si predisponga con celerità la radiografia civica di FCE, città per città, estesa alla mappa delle potenzialità.

Il primo passo da compiere è il censimento delle liste civiche e il loro collocamento. L’ “utensile” più diretto e ufficiale che io conosco è la App. “Eligendo” del Ministero degli Interni, che certifica in ogni singolo Comune la presenza delle liste alle votazioni ed il loro risultato. La App. non fornisce il posizionamento politico ma è facile desumerlo.

Il secondo step è il contatto, il terzo il “reclutamento”.

Quanto sopra è imprescindibile alla luce della mancanza di visibilità sui media. Siamo attivi e riconoscibili sui media locali, analogici” e digitali, ma siamo orfani della dimensione nazionale.

Il benchmark immediato è la promozione televisiva offerta a Santoro, che non avendo alcuna lista civica cui riferirsi, sta costituendo in TV, con un follow-out straordinario, il suo partito per le elezioni europee.

Sono banale: il supporto mediatico è il mezzo imprescindibile per chi fa politica. E il sostegno dei media, per quanto ci attiene, non è ancora attivato dalla originalità della nostra proposta politica e dalla nostra qualità percepita da chi governa i media. È un dato non una convinzione. Né abbiamo risorse economiche per imporci sui quotidiani.

Occorre l’estensione del civismo nei territori: nella sostanza una rete che abbia la consistenza per essere considerata.

Non riuscendo ad imporci per cooptazione, occorre farlo dal basso, luogo per luogo, costruendo la rete più vigorosa e pervasiva possibile, misurarla e metterla sulla bilancia del Paese per pesarla.

Non vedo alternative a questo processo sistematico. Il surrogato è la conoscenza diretta degli attori dei territori potenziali, ma sconta la precarietà e la frammentarietà dell’iniziativa.

Ad oggi l’invisibilità sui media e la ridotta dimensione della rete, sono i due freni a mano che ci tengono inchiodati ai blocchi partenza della corsa che abbiamo deciso di effettuare.

Dobbiamo avere il coraggio di guardare la realtà così come si presenta e non come vorremmo che fosse.

Serve, quindi, un programma strutturato di scouting del civismo in Italia, del suo valore, del suo posizionamento politico e della sua disponibilità ad essere parte di FCE.

Convogliamo maggior impegno e attività sull’individuazione dei possibili alleati. Organizziamo, provincia per provincia, la ricerca dei compagni di strada. Il non farlo rallenta il successo della nostra strategia e la mantiene sotto traccia.

Possiamo consentirci di rinunciare a precisare il valore reale del Civismo in Italia? Chi più di noi ha necessità di farlo? Da anni la politica utilizza gli strumenti del marketing.

E quale priorità è più vincolante di quella di individuare e calcolare il proprio mercato di riferimento?


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