FALSI MITI

Avete mai visto la Befana, o Cappuccetto Rosso o Hansel e Gretel o Babbo Natale?

Si, forse lui sì.

Infatti un bambino mi ha detto di averlo visto al Supermercato. Che delusione!

Per fortuna si salva la Befana che, con le scarpe tutte rotte, arriva solo di notte.

E Barbie, l’avete mai vista?

Mi riferisco proprio alla bambola bella, magra, alta, nata dalla fantasia della signora Ruth Handler, che per sua fortuna o per caso (spesso capita per le cose più belle) ispirandosi alla figlia Barbara, ideò nel 1959 la bambola di plastica sponsorizzata dalla ditta Mattel. Il successo fu immediato infatti, in breve tempo, quella bambola fece il giro del mondo e divenne “Barbie” la prima bambola ad avere un nome proprio, uguale per tutte le bambine. A pensarci bene la prima ad essere omologata cosicché da nord a sud, da est a ovest, tutte le bambine di quel tempo hanno giocato con un’unica bambola.

Fino ad allora le bambole venivano nomate dalle loro piccole proprietarie che le personalizzavano e le facevano proprie così come si faceva quando io ero piccola che avevo la mia bambola che non era uguale a nessun’altra. Ne ricordo una in particolare che mio padre vinse ad una di quelle sagre paesane nel giorno dedicato al Santo Patrono; ricordo ancora l’emozione di quel momento! A volte le bambole agghindate con fiori e volant venivano sistemate al centro del letto di tante sposine che, in attesa di diventare mamme, giocavano ancora con le bambole.

Altri tempi! Ma in me non vi è alcun rammarico, i tempi cambiano come è giusto che sia e con essi le esigenze e le abitudini. Così Barbie ha cambiato i gusti delle bambine e non solo infatti anche le loro abitudini soprattutto quelle alimentari hanno subito delle variazioni, specialmente per le bambine dell’area mediterranea, le cui misure non corrispondevano a quelle dettate dalla loro beniamina e che, pur di assomigliarle, si sono sottoposte a diete alimentari, a volte, con conseguenze negative per il loro sviluppo psicofisico.

Vorrei soffermarmi non sull’oggetto bambola di per sé bello e accattivante, ma su ciò che esso ha rappresentato e tuttora rappresenta, baluardo di un’epoca che consuma ogni cosa così come il suo tempo che scorre veloce. L’importante è consumare con voracità per poi passare rapidamente ad altro senza assaporare il gusto delle cose e della vita. Barbie, con i suoi cambiamenti (Barbie infermiera, segretaria, sposa, …..) repentini e continui rappresenta proprio questo sistema alienante di vita.

Noi adulti abbiamo una grossa responsabilità nella formazione delle nuove generazioni, dobbiamo comprendere che abbiamo nelle nostre mani materiale plasmabile in una parola una “tabula rasa” ove incidere le linee del loro futuro. Giocare è l’arte che fa crescere ogni bambino, quindi il gioco è sacro è il loro approccio alla vita, pertanto noi non possiamo deludere le loro aspettative boicottandole con obiettivi deludenti. Il mio discorso può sembrare troppo serio riferito ad una bambola ma non è così perché conosciamo bene gli effetti di un agire sbagliato specialmente sui più piccoli e le delusioni a volte irreparabili che ne scaturiscono.

In questi giorni è uscito in tutte le sale il film di Barbie che è piaciuto tanto alle mamme, i personaggi sono interpretati da attori di tutto rispetto per questo ed altro il film è costato parecchio ai produttori cosicché un grande battage pubblicitario ha fatto un lungo tragitto al fine di rientrare con le spese- Secondo il mio modesto e personale parere il film non aveva motivo di essere realizzato ma io reagisco diversamente dai diretti interessati a cui è rivolto. Così ho pensato di intervistare, a loro insaputa, qualcuna di quelle bambine, ora teen-ager che hanno giocato, dormito e sognato con Barbie. Il risultato è stato strabiliante: Barbie è un mito, una realtà virtuale che è esistito nella nostra immaginazione, il film è altro: è un “falso mito”.


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