CONFIDENZE MUSICALI E NON  2

Nella speranza che sia stato utile per voi (pianisti, organisti o tastieristi)  eseguire il primo esercizio che vi ho proposto, penso sia giusto andare avanti insistendo con altri esercizi preparatori (sempre relativi allo stesso esercizio) al fine di acquisire maggiore pratica con le diverse tonalità e maggiore scioltezza nella esecuzione.

Prima di addentrarsi nel fatto tecnico musicale vi voglio raccontare qualcosa che riguarda la   partecipazione del Quintetto di Lucca al Festival del Jazz di Sanremo tenutosi se ricordo bene,  nel  febbraio del 1959 nel salone delle feste del Casinò di Sanremo stesso.

Riporto anche una foto scattata in occasione di  quello che, per noi, era un importantissimo avvenimento e che si svolgeva in due serate.                                                           

Inutile dire quanto grande fosse la nostra emozione nell’affrontare questa esibizione anche perché dovevamo eseguire durante la prima serata,  due brani originali: il primo era ESTATE 58 da me composto ed arrangiato mentre il secondo era WEST BLUES composto ed arrangiato da Antonello Vannucchi.

Voglio cogliere questa occasione per ricordare il caro amico Antonello che nel “Quintetto  di Lucca” suonava il vibrafono mentre io suonavo il pianoforte e questo era dovuto al fatto che al Conservatorio, il Jazz era considerato “fuori legge” e, per questo motivo, Antonello nonostante fosse un grande pianista, non doveva toccare il pianoforte in pubblico se non per eseguire musica classica e, nel caso non avesse osservato questa indicazione, sarebbe stato espulso dal Conservatorio stesso e non avrebbe potuto ottenere il diploma di pianoforte.

Naturalmente il diploma fu da lui in seguito. meritatamente conquistato e di lui vi ricorderete soprattutto quando, come membro della orchestra stabile della televisione italiana,  accompagnava Mina il sabato sera durante gli spettacoli televisivi dello Studio Uno suonando magistralmente il suo inseparabile organo.

Dicevo della nostra grandissima emozione con la quale suonammo, durante la prima serata del Festival del Jazz di Sanremo  sopra ricordato, i nostri due pezzi e della grandissima soddisfazione per essere riusciti a superare questo impegno, ma il festival durava due giorni ed il secondo giorno era prevista la partecipazione di Sonny Rollins così finalmente rilassati potevamo assistere all’esibizione di uno dei più grandi solisti americani che in quel momento occupavano il mondo del Jazz.

Ma venimmo a sapere che Sonny Rollins tardava a presentarsi e ricominciammo a preoccuparci dato che rischiavamo di essere richiamati a suonare.

Finalmente Sonny Rollins si presentò sul palco e più  rilassati, ascoltammo una delle più nuove e sorprendentemente  moderne esecuzioni di musica Jazz.
Innanzitutto per la prima volta suonavano insieme soltanto sax, basso e batteria e non c’erano pianoforte o chitarra a svolgere sostegno armonico ed alla batteria c’era Pete La Rocca.

Prima di allora il batterista teneva il tempo in modo standard sottolineando solo ogni tanto, l’inizio delle otto battute o l’arrivo dell’inciso e della ripresa del tema mentre e sottolineo per la prima volta  per la nostra esperienza, un batterista interpretava ogni battuta in modo originale e personalissimo.

Il tempo veniva in un certo senso, come sottinteso e il  ritmo della percussione assumeva tutto un nuovo aspetto dipendente solo dalla fantasia del batterista e dall’appoggio molto più importante e determinante del basso.

In sintesi stavamo assistendo ad un nuovo modo di procedere che veniva ancor di più esaltato dalla scelta del primo brano: Without a Song.

A mio giudizio una sintesi sufficientemente ed elementarmente perfetta di un linguaggio musicale del tutto nuovo.

La sfortuna di Sonny Rollins è stata quella di incappare nella quasi contemporanea uscita di un altro genio musicale: John Coltrane presentatosi con Giant Steps nel febbraio del 1960.

Dopo queste parentesi relative a fatti di vita musicale ritorniamo a parlare di tecnica musicale; come ho detto all’inizio di questo mio intervento, ritengo sia utile proporvi alcuni altri esercizi preparatori del primo esercizio che vi ho proposto.

Non credo che abbiate eseguito quanto indicato nel mio primo intervento in tutti e tre i modi suggeriti (maggiore, minore armonico e minore melodico) ed in tutte le dodici tonalità ma, se da voi fosse stato fatto, dovrei complimentarmi in modo indescrivibilmente grande quindi vi propongo altri due possibili esercizi preparatori con la speranza che abbiate la pazienza di cimentarvi almeno in parte per conquistare quella dimestichezza con le tonalità ed i tre modi che aiuterebbero soprattutto i jazzisti, ad improvvisare più facilmente gli interventi solistici.

Riporto per prudenza qui sotto la conformazione delle tre scale relative ai tre modi indicati

Scala maggiore  ( successione di tono,tono,semitono,tono,tono,tono,semitono )             

Scala minore armonica ( successione di tono,semitono,tono,tono,semitono,terza minore, semitono )

Scala minore melodica diversa se verso l’alto e, di ritorno, verso il basso 

          ( successione in andata  verso l’alto, di tono,semitono,tono,tono,tono,tono,semitono      

          ( successione di ritorno verso il basso, di tono,tono,semitono,tono,tono,semitono,tono,

Ecco i due nuovi esercizi preparatori sopra menzionati:


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