CONDIZIONAMENTI E PULSIONI PARTE PRIMA

UN SAGGIO A PUNTATE DEL MANUALE PER COMPRENDERE L’INVECCHIAMENTO

Come noto a chi si interessa delle caratteristiche fondanti il nostro essere, noi siamo certamente dotati dalla nascita di elementi caratteriali derivanti dal DNA, dalla ereditarietà estesa e qualcuno pensa an- che dalla data nella quale veniamo al mondo, ma non vi è dubbio che le vicende che costituiscono il nostro ingresso nella vita, nella famiglia, nella società e nel lavoro sono tali da costruire, se non a plasmarli, i tratti salienti della nostra personalità.

Il grande filosofo John Locke (1632\1704) era invece contrario all’innatismo, e sosteneva che quando nasciamo siamo una Tabula Rasa, vale a dire una lavagna senza alcuna scrittura, vuota. Il nostro intelletto pertanto agisce solamente sugli elementi ricevuti dall’esperienza, perché senza questi fattori la mente non è in grado di elaborare nulla. Le idee derivano dall’esperienza, che viene ricevuta passivamente, e l’intelletto opera tramite sensazioni e riflessioni, le prime giunte dall’esterno, le seconde dal nostro interno elaborativo.

L’esperienza ci fornisce secondo Locke le prime idee semplici, basilari, che poi vengono rimescolate e arricchite in idee complesse. Si tratta pertanto della struttura iniziale, che poi compone la sostanza, che è però materia talmente complessa che il nostro intelletto non riesce a comprenderla.

La conoscenza che ci è consentita è di due tipi: intuitiva, che ovviamente può causare errori, e di- mostrativa, che si crea dall’unione di idee semplici e intuitive e che non è né certa né sicura soprattutto in una concatenazione lunga di idee. In pratica dice Locke non siamo dotati di nulla, ma durante la vita più lavoriamo e ci agitiamo e più arrivano nella no- stra mente elementi di conoscenza che ci permettono di costruire la nostra personalità.

Locke è il padre di una forma di liberismo e se vogliamo anche di liberalismo politico, ed è rimasto nella storia della filosofia come il padre dell’empiri- smo moderno, subito dopo Cartesio e prima dell’illuminismo che comunque da lui ha tratto molto. In contrasto con le sue tesi era il pensiero razionalistico di Cartesio, Spinoza e Leibniz per i quali è possibile acquisire la conoscenza tramite la ragione.

Ma noi siamo partiti in questo testo da considerazioni diverse, dando per certo che invece si nasca con caratteristiche personali e specifiche cui vanno ad aggiungersi gli effetti condizionanti della società. Abbiamo pertanto aderito alle tesi di Imanuel Kant (1724 – 1804) che ha parlato, cent’anni dopo Locke, di elementi a priori, che non derivano dalla esperienza, la quale è invece la causa di elementi a posteriori.

Kant giunge a considerazioni opposte a Locke, valutando che siano le nostre predisposizioni a interpretare le esperienze nella vita, condizionandole e modificandole. Kant, per descrivere il concetto in termini semplici, non parte dall’esterno e dagli elementi che ci giungono dall’esperienza, ma dall’uomo e dalla sua capacità di apprendere, capire ed elaborare gli elementi esterni.

L’uomo è perciò il centro dell’esistenza.

Il suo pensiero e le sue tesi hanno pertanto riportato l’uomo a un ruolo primario che sembrava essere stato negato dall’empirismo di Locke, di Berkeley e di Hume (filosofo scozzese 1711 – 1776), cui comunque Kant dedicò grande attenzione. Hume, infatti, pur negando che esista una base razionale per poter stabilire il rapporto di causa ed effetto, sostiene che possiamo farci guidare dall’abitudine, che va applicata con cautela, ma è frutto dell’osservazione e dell’esperienza.

Noi intendiamo procedere sulla strada tracciata da Kant, e non solo, in quanto da una parte ci sembra più ragionevole pensare che da una catena interminabile di antenati ci sia arrivato qualcosa, e perché abbiamo talvolta realisticamente riconosciuto in neonati e in persone mature i segni inconfondibili di capacità che non può essere solo l’esperienza a concedere. Talenti come quelli di Flaubert, di Einstein, di Kant, di Freud, non nascono dagli elementi che la vita ci sottopone, ma dalla capacità di menti straordinarie di seguire le proprie inclinazioni. Dickens, poverissimo, costretto a dodici anni a lavorare in fabbrica attaccando etichette a scatole di lucido da scarpe, con il padre in prigione per debiti, fu capace di scrivere “Il circolo Pickwick” diventando il più grande novelliere inglese, amato anche da Dostoev skij. Non aveva frequentato scuole né università, ma un pubblico vastissimo si riuniva per ascoltare le puntate dei suoi scritti pubblicati a puntate come al- legato di un giornale.

Pertanto, pur volendo trattare in questo testo le forze e le situazioni che fanno da cornice e da materia alle nostre giornate, non ci scordiamo di sottolineare che viviamo gli eventi in maniera diversa in quanto siamo singoli personaggi di questo mondo, con singole capacità di sopportazione e di reazione.


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