di Fabrizio Mangoni
L’appuntamento per l’intervista, è fissato in un supermercato, ad orario di apertura. Gli intervistandi mi confermano che è l’ora migliore, c’è meno confusione, gli impiegati sono più distratti e si può parlare liberamente. Raggiungo il bancone degli oli, e riconosco subito i miei interlocutori:
- una bella bottiglia di vetro trasparente su cui è ben evidenziato un ramo d’olivo, e il prezzo euro 3,90;
- una bottiglia in plastica trasparente, con spirali avvolgenti per favorirne l’impugnatura, con un bel fiore giallo, con la scritta Olio di semi e il costo di 3 euro;
- una bottiglia scura squadrata, alta, più sottile delle altre, con la scritta olio extravergine d’oliva, il nome di un frantoio di origine, e altre scritte più piccole con il prezzo che segna 9 euro.
- Una bottiglia esattamente uguale alla precedente con la stessa scritta olio extravergine d’oliva, ma con un prezzo sorprendente: euro 2,49!
Nella mia esperienza giornalistica sono abituato a cogliere subito gli stati d’animo degli intervistati. In questo caso, sono molto evidenti. La prima bottiglia sembra agitata da un’impellente bisogno di parlare, la seconda mostra un senso di superiorità ai confini della spocchia, la terza sembra più riservata, meno propensa a farsi avanti, mentre la quarta fa finta di non vedermi.
La prima bottiglia, quella da tre euro e novanta, non aspetta neanche che mi avvicini che comincia a parlare:
Bottiglia olio d’oliva.
Colgo l’occasione per protestare! Qui viviamo una condizione insopportabile!
D: Si spieghi meglio.
Io non so bene come sono finito qui. Francamente per me sognavo un futuro industriale. Ero destinato a diventare grasso per meccanismi, ed ero contento, mi piaceva essere utile, ho una certa propensione a ungere gli ingranaggi, in senso meccanico ovviamente, non mi fraintenda. Sa, le nuove tecnologie. I miei avi hanno illuminato le strade di Roma, venivano da Volubilis, in Marocco. Li chiamarono i lampanti per quanta luce erano capaci di fare. Invece gli uomini hanno scoperto le raffinerie, quasi fossi un petrolio e così mi hanno infilato prima in un forno poi in un recipiente dove mi hanno ingiallito chimicamente. In realtà ero già giallo, ma puzzavo un po’. Allora mi hanno messo un deodorante e poi un aroma alla nocciola. Si avvicini, che non vorrei farmi sentire dai commessi. Non dovrei dirlo ma, se assaggiandomi vi turate il naso, la nocciola non la sentite più. Quindi più che un sapore, mangiate un odore!
Alla fine mi hanno infilato in questa bottiglia trasparente.
D: Ma la bottiglia non deve essere opaca?
Ancora questa storia che la bottiglia deve esser scura? Ma, dopo tutto quello che ho passato che mi può fare la luce. Invece così la gente vede quel che compra, sa che costo poco, ha l’idea che sono leggero, ma non sa bene cosa si mangia. Qualche malalingua va dicendo che sono velenoso per via della soda caustica che mettono quando vado al forno, ma hanno fatto una legge che lo smentisce; al massimo non faccio né bene né male. Ma quanto avrei preferito stare in un motore!
D: L’etichetta non è un po’ troppo essenziale?
Su questo punto debbo contraddirla. L’etichetta è prestigiosa: c’è scritto che sono raffinato, ma soprattutto sincera: Olio d’Oliva. Ha presente quelle palline nere che nascono su quegli alberi tortuosi? Beh, io ne porto un vago ricordo.
Siamo prepotentemente interrotti dalla bottiglia di Olio di semi.
Bottiglia d’olio di semi.
Non perda tempo con questi qui! Con questo romanticismo inutile!
D: Perché lei che ha da dire
Io? (risata) eh,eh,eh!! Io non ho niente a che fare con loro. Davanti a me vi dovreste inginocchiare e gridare al miracolo, o a un incontro ravvicinato del terzo tipo, come con un marziano. Un miracolo esatto: pensate a un sasso che diventa liquido; beh! non proprio un sasso, non voglio buttarmi giù, era solo per farvi capire. Eravamo un bel mucchietto di semi asciutti. Certo sarei anche potuto finire in una ciotolina per un aperitivo, o ad arricchire un’insalata. Ma posso dire di avere vissuto un’esperienza straordinaria. Come dire: dovevo esser qualcosa e sono diventato qualcos’altro.
D: Ma come hanno tirato fuori un liquido da un solido?
Prima ci hanno giustamente lavati, poi ci hanno triturato bene bene. Ora avete presente la benzina? Una benzina bella calda. Bene! Il resto è un gioco da ragazzi; tutto viene reso bollente, così la benzina, scusi voglio essere preciso non è proprio benzina ma un suo solvente l’esano che è un po’ velenoso ma poi evapora e l’olio resta. Ma non finisce qui: l’olio viene depurato, vengono levati calcio, magnesio, ferro e anche il rame, che effettivamente può fare male. E alla fine ci danno una bella riscaldata a quasi 300 gradi per levare qualsiasi odore.
D: Non avete però tutte le qualità dell’olio di oliva!
Non dite che quelli lì hanno gli antiossidanti e noi no! Li abbiamo li abbiamo; e sono pure sintetici. Certo non abbiamo vitamine, questo fantomatico carotene che dovrebbe far bene. Poi dicono che, nella frittura, siamo insuperabili. Bruciamo più tardi e riusciamo leggeri, perché non sappiamo di niente.
Lascio l’olio che si crede un marziano e mi avvicino alla terza bottiglia.
Bottiglia d’olio extravergine d’oliva.
D: Lei che dice?
Ma che debbo dire? non amo le polemiche, e non è con le parole che debbo convincervi. Assaggiatemi e capirete tutto.
D: Ma lei almeno le olive le ricorda?
Certo che le ricordo bene! Porto ancora nel cuore l’odore della campagna, il sole e il vento che muoveva i rami, e ho ben presente mio nonno: l’ulivo, forte e rispettato. Non posso dimenticare l’affetto di mia madre: l’oliva. Quante attenzioni per proteggerla, per difenderla fino a settembre, al momento della raccolta. Ricordo le lunghe braccia di acciaio che scuotono i rami e mani ruvide stranamente delicate. Ho ancora nelle orecchie voci di donne e uomini che sono lì a realizzare speranze. Poi tutto si accelera: di corsa al Frantoio. Attenti! non schiacciate le olive! Fate presto! Lavatele bene! Iniziamo! Uomini tesi, basse temperature, gramole pronte, si spandono i profumi, centrifuga dolce, salviamo il massimo di vitamine e antiossidanti, attenti sta nascendo un extravergine. Appena nato tutti mi hanno amato da subito.
Adesso sto qua e aspetto in questa bottiglia scura; sanno che la luce mi guasta e a me sinceramente non serve più di tanto, il sole è già tutto dentro di me.
D: Quando lascerà questo scaffale, dove vorrebbe finire?
La mia aspirazione è di stare nelle mani di un grande chef, in un ristorante di lusso, ma tutto non si può avere. Certamente dovrei essere nella mensa di una scuola e nella cucina di un ospedale. Ma lei non ha idea di quello che usano in questi posti, pur di risparmiare pochi spiccioli, tanto, dicono, la gente ingoia tutto. Probabilmente finirò in una casa; mi piace stare sul pane che una mamma porge a un bambino o in una zuppa davanti a un uomo solo. So già che finirò sui pomodori; mi diverto a giocare con loro. Siamo belli insieme e pure buoni! Il mio sogno è di ricoprire di tenerezza un pesce.
D: questo è quello che ama, ma cosa non sopporta?
L’insolenza del vino! Sempre al centro dell’attenzione, fa il solista, il trasgressivo, usa l’alcol per conquistarsi la benevolenza. Però, devo ammetterlo: è simpatico. Io sono più difficile, non riesco a fare il ruffiano come il vino, parlo solo con chi mi capisce e mi ascolta. Ammetto di essere un po’ aristocratico e intransigente! Conosco le mie qualità e non debbo sbattervele in faccia. Se la gente vuole risparmiare con queste bottiglie a basso prezzo. Facciano pure; c’è la libertà. Mi viene da ridere pensando che se devono comprare un telefonino, sanno tutto, ma di quello che mettono in corpo non sanno niente. Provate a metter qualcosa sott’olio, con quegli oli lì. Questa è una mia specialità: io posso conservare! Poi siamo diversi uno dall’altro, portiamo la memoria di diverse olive, di diversi campi; ognuno di noi ha le sue qualità.
D: Anche lei, appena nato, è stato esaminato dagli assaggiatori?
Gli assaggiatori! Un po’ insopportabili! Credono di sapere tutto di me, chiudono gli occhi, si concentrano, mi annusano, scoprono i miei profumi e mi sbattono su e giù sulla lingua in caccia di sapori: amaro, pungente, dolce, erba, fruttato, mela, foglia, armonico, vivo, fluido, vivace, avvolgente. Pur di parlare di me si sono inventati un intero vocabolario!
Io però mi vendico: li faccio impazzire! quando arrivo sul cibo cambio tutto, mi modifico. Anche il cibo cambia con me e questo è il vero miracolo. Tutto diventa più buono.
Sono sfuggente e cangiante …. viaggio nel cuore degli uomini …. raggiungo la loro mente…. frequento i pensieri, vivo tra le emozioni.
Pensa che di me parlò Omero. Non voglio apparire presuntuoso ma, con gli uomini, io ho attraversato la Storia; non sono un marziano, sono una LEGGENDA!!!
L’intervista finisce qui, quasi dimenticavo la quarta bottiglia. Torno sui miei passi e sto per rivolgermi a Lei quando la terza mi dice all’orecchio:
<<Parli spagnolo?>>
<<A dire il vero l’ho studiato a scuola, tanti anni fa.>> rispondo.
<<E allora lascia stare, non ti capirebbe>>
D: Ma, scusa, non è un olio extravergine come te? E perché costa così poco?
Devi sapere che viene da lontano, quasi certamente è spagnolo, ma potrebbe anche essere un sangue misto, un po’ occidentale e un po’ magrebino. Insomma è una miscela e se proprio la vuoi comprare per via del prezzo, allora zitto, paga e non farti tante domande.
A me le tre scimmiette non sono mai piaciute, non vedo, non sento, non parlo. Saluto le prime due bottiglie e decido di portarmi a casa la terza. Pago i nove euro e so di aver comprato un po’di piacere e di salute.













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