WELFARE, TASSA PATRIMONIALE E IL POST CAPITALISMO CHE VERRÀ

di Luciano Pilotti

La traiettoria “convergente” di Zucman, Piketty e Stiglitz in un Manifesto per una Crescita equa e sostenibile

1 – Crisi del welfare e democrazie a rischio via polarizzazione radicale

Le grandi democrazie ( e non solo) sono sottoposte ad uno stress  dal lato del debito da almeno 30 anni e la domanda essenziale è se le nostre economie e democrazie (con un dato  Stato di Diritto e delle libertà)  sono in grado di finanziare in modo equo i servizi di base o se il cosiddetto welfare universale è ancora sostenibile (sanità, istruzione, giustizia, sicurezza) e se compatibile con  una tassazione di tipo progressivo che è il cuore originario delle democrazie e del welfare da Beveridge in avanti. Varie le proposte che si sono affollate negli ultimi 20 anni per esplorare risposte adeguate a questo macro-problema che rischia di scardinare gli assi portanti del welfare e della democrazia iniettando sistemi fiscali sempre più iniqui e diseguali cambiando le basi democratiche e di reciproco riconoscimento. Peraltro, in società dove la bomba demografica è ormai scoppiata da tempo con il blocco della natalità e che mette a rischio l’intero sistema pensionistico senza la governance dinamica e accogliente delle migrazioni. Uno degli strumenti dibattuti e capaci di attenuare – certo non di risolvere il problema sistemico di una fiscalità giusta – la “grande diseguaglianza” tra (molto) ricchi e (molto) poveri e potere dare copertura almeno ai servizi di base per la sopravvivenza della democrazia e dello stato di diritto in una società che si voglia ancora coesa, solidale e aperta. Una società compatibile con un capitalismo competitivo e responsabile e capace di riprodurre imprenditorialità che invece rileviamo in calo da almeno due decenni in tutta Europa.  Mentre la povertà negli ultimi 20 anni è aumentata in UE come in Italia e che potrebbe ridursi ripristinando una sostanziale progressività fiscale per tutti e non solo per alcuni visto il peso preponderante del lavoro sulla fiscalità generale e le diffuse forme di elusione e/o evasione delle imprese potendo diversificare i rischi (impossibile per i redditi fissi) e in presenza di salari calanti. Il dibattito sulla tassa patrimoniale per i super-ricchi (>=1 mil.ne €) in molti paesi europei (Italia compresa) che in generale riguarderebbe meno del 3% della popolazione (in Italia e in Europa) è attiva da tempo ma con una politica sorda soprattutto di una destra sovranista-nazional-populista. Una destra che spinge sul pedale dell’indebitamento per finanziare tagli delle tasse al ceto medio e medio-alto alla rincorsa di consenso di bassa lega e che non contribuisce a far ripartire l’economia globale per le “teorie dello sgocciolamento” che mai hanno funzionato. Vediamo le proposte in campo e se alcune di queste possono trovare “composizione” per definire una traiettoria sostenibile di medio termine.

2 – Quale Riforma Fiscale per saldare democrazia e (post) capitalismo?

Partiamo da Zucman che in un recente proposta di tassa patrimoniale per le “grandi ricchezze innanzitutto ripristina la progressività della tassazione fiscale (TPp), atta a ridurre la concentrazione di ricchezza e garantire entrate fiscali per lo Stato sociale. Inoltre, produce maggiore equità e coesione sociale consentendo di non ridurre le spese in istruzione, sanità, giustizia e sicurezza. In primo luogo, sul ripristino della progressività fiscale Zucman sostiene che negli ultimi decenni tale progressività sia stata erosa al crescere dei grandi patrimoni. Infatti, i grandi patrimoni e le multinazionali riescono spesso a pagare aliquote effettive inferiori rispetto al ceto medio, grazie a regimi agevolati e pratiche di elusione. Come noto, una tassa patrimoniale progressiva (cioè crescente con la ricchezza netta) mira a: a – ricostituire un sistema in cui chi possiede di più contribuisce proporzionalmente di più; b – ridurre il peso eccessivo sulle imposte indirette (IVA, accise), che colpiscono soprattutto i redditi medio-bassi. Se guardiamo – in secondo luogo – al lato della equità e coesione sociale sostiene che l’idea di tassare i grandi patrimoni porta a ridurre disuguaglianze crescenti e la forte polarizzazione “tra chi ha e chi non ha, tra chi può e chi non puo’”. Secondo Zucman, ciò avrebbe due effetti positivi: un primo effetto redistributivo, perché le risorse raccolte possono finanziare beni pubblici e trasferimenti; un secondo effetto politico-sociale, perché limita la concentrazione estrema di ricchezza che spesso si traduce in potere economico e politico, migliorando la percezione di giustizia del sistema fiscale,  quindi rinforzando la coesione sociale, ora messa in discussione erga omnes dai movimenti di protesta come i gilet jaunes in Franciaagli odierni “bloquons tout”. Cioè accrescendo la coesione sociale si ridurrebbero i conflitti e il senso di ingiustizia percepito dal divario tra ricchi e poveri. In terzo luogo, aiuterebbe la salvaguardia della spesa pubblica essenziale, ossia dei “beni comuni”. E’ questo un punto centrale del ragionamento di Zucman, ossia che una patrimoniale progressiva permetterebbe agli Stati di: (I) non dover comprimere la spesa per istruzione, sanità, giustizia e sicurezza (pilastri dello Stato sociale e della fiducia istituzionale); (II) preservare investimenti a lungo termine che sostengono la produttività e il benessere collettivo; (III) evitare politiche di austerità che tendono a colpire i servizi pubblici più utilizzati dai ceti medi e popolari.

In estrema sintesi, Zucman presenta la TPp come un meccanismo per finanziare lo Stato sociale senza scaricare il costo sui redditi medi e bassi. Quali le maggiori criticità e obiezioni o contro-argomentazioni di queste proposta?

A – Fuga dei capitali: i patrimoni mobili possono spostarsi verso giurisdizioni più favorevoli; B – complessità amministrativa: valutare correttamente grandi patrimoni (in particolare asset non quotati) non è semplice; C – efficacia limitata senza cooperazione internazionale: se non coordinata a livello almeno europeo, la misura rischia di perdere gettito. Quindi, secondo Zucman la tassa patrimoniale progressiva (TPp) ripristinerebbe la progressività del sistema e contribuirebbe ad una maggiore equità e coesione sociale, proprio perché consentirebbe di non ridurre la spesa pubblica di base. La sua riuscita – però – dipenderà da come viene disegnata e dal grado di cooperazione internazionale. Va detto che una tale tassa contribuirebbe a mantenere il valore crescente degli asset del sistema facendo ripartire la dinamica di ascesa sociale e il PIL dato che riuscirebbe a stimolare una produttività crescente dell’eco-sistema con una domanda dinamica e dunque attraendo sia nuovi consumatori che nuovi investitori svolgendo una funzione di calmierazione dei prezzi mediani di beni e servizi, alzando probabilmente anche le remunerazioni e i salari medi. Segnalando che l’accumulo eccessivo di ricchezza riduce la crescita dei sistemi economici (dunque di occupazione) e sicuramente quelli in regimi democratici.

Nella proposta di Thomas Piketty di fiscalità progressiva integrata e redistributiva che viene allargata a livello europeo si insiste con un’imposta fortemente progressiva sul reddito (quindi non solo patrimoni) (aliquote molto elevate per i top earners, anche 80–90% oltre certe soglie). La si accoppia con una “eredità universale” per la quale ogni cittadino dovrebbe ricevere un “capitale minimo” a 25 anni, finanziato dalle imposte su patrimoni ed eredità (che era stata a suo tempo proposta anche da Letta) con l’obiettivo di ridurre le disuguaglianze strutturali di partenza, di fatto, democratizzando la proprietà e valorizzandone gli impatti sul sistema economico e sociale. Introducendo strumenti definiti da una maggiore trasparenza sullo stato dei patrimoni con un catasto globale e in grado di tassazione delle eredità. Punto chiave di un tale quadro di politica fiscale è quello di accoppiare sia redditi che patrimoni (sopra una certa soglia), trasformando gli incassi in una leva di inclusione dei giovani in una dimensione intergenerazionale. Certo una proposta fortemente radicale e di difficile erogazione per il basso consenso sociale che trascinerebbe anche a partire da aliquote forse troppo elevate. Certo alcuni grandi ricchi americani come Warren Buffet e Bill Gates hanno più volte sostenuto la necessità di tassazione dei super ricchi come una super nicchia sensibile a questo ragionamento guardando alle opportunità di crescita del sistema oltre che per motivi filantropici.

Nella proposta del Nobel Joseph Stiglitz, siamo in presenza di una riforma fiscale progressiva con l’obiettivo di rimuovere le distorsioni diffuse dei regimi capitalistici salvaguardando il perimetro di welfare e democratico. La proposta parte: (A) da una maggiore progressività dell’imposta sul reddito; (B) dalla riduzione delle agevolazioni fiscali che favoriscono i ricchi (es. rendite finanziarie, capital gain tassati meno del lavoro); (C) dalla tassazione dei monopoli digitali e delle rendite economiche; (D) dalla carbon tax progressiva (compensata da trasferimenti ai più vulnerabili). L’obiettivo è quello di un sistema più equo e più efficiente, eliminando distorsioni che ora da almeno 150 anni premiano più il capitale rispetto al lavoro. Lo strumento rimane una riforma complessiva della fiscalità nazionale con forte attenzione a giustizia e sostenibilità con un approccio pragmatico che mira a correggere distorsioni evidenti del sistema capitalistico in sistemi democratici-liberali. Meno radicale rispetto alla precedente nel ridurre la concentrazione della ricchezza accumulata, perché non aggredisce direttamente i patrimoni miliardari.

3 – Un Manifesto di Riforma Fiscale per una crescita condivisa

La domanda sorgente è se si possa pensare ad una riforma integrata delle tre proposte sommando i punti di forza e attenuando quelli di debolezza in un quadro coerente e sostenibile in quattro punti chiave che riprendiamo. (I) Patrimoniale progressiva (Zucman + Piketty): tassazione dei patrimoni ultra-milionari e miliardari a livello coordinato (UE o G20) e istituzione di un Registro Globale dei Patrimoni per trasparenza (RGP). (II) Riforma del reddito e delle rendite (Stiglitz + Piketty): Aliquote più progressive sull’imposta sul reddito; Allineamento della tassazione del capitale a quella del lavoro; riduzione delle agevolazioni e loopholes. (III) Dimensione intergenerazionale (Piketty): Imposta progressiva sulle eredità e grandi donazioni; introduzione di un “capitale universale di cittadinanza” finanziato da queste entrate. (IV) Dimensione globale e sostenibilità (Zucman + Stiglitz): Coordinamento internazionale, come già avviato con la global minimum tax; Carbon tax equa e redistributiva, che finanzia transizione ecologica senza gravare sui più deboli. Che il quadro di sintesi porta ad evidenziarne i vantaggi: (A) Equità: riduzione drastica delle disuguaglianze di reddito, patrimonio e opportunità. (B) Sostenibilità politica: unendo la radicalità di Piketty con il pragmatismo di Stiglitz e la concretezza istituzionale di Zucman si aumenta la fattibilità. (C) Coesione sociale: permette di finanziare istruzione, sanità e sicurezza senza tagli, rafforzando il patto fiscale per una società più giusta e coesa e con maggiori chance di crescita condivisa. In poche parole, Zucman fornisce l’architettura globale, Piketty l’orizzonte redistributivo di lungo periodo, Stiglitz le correzioni pragmatiche al sistema esistente. Ne potremmo derivare un Manifesto per una Fiscalità Equa e Progressiva (integrazione delle proposte di Zucman, Piketty e Stiglitz) verso un Capitalismo Coopetitivo Responsabile per una Crescita Resiliente e Adattativa alimentando civismo e benessere condivisi in una società globale di pace e collaborativa unita in un rinnovato multilateralismo.

1. Principi ispiratori

 (A) Progressività reale: chi possiede e guadagna di più deve contribuire proporzionalmente di più. (B) Equità intergenerazionale: ridurre le disuguaglianze ereditarie e garantire pari opportunità di partenza. (C) Efficienza e sostenibilità: un fisco che non distorce, non penalizza il lavoro e finanzia la transizione ecologica. (D) Cooperazione internazionale: la giustizia fiscale richiede coordinamento globale per evitare concorrenza al ribasso.

2. Tassazione dei patrimoni

(E) Patrimoniale progressiva globale (Zucman): aliquote crescenti per patrimoni ultra-milionari e miliardari, coordinate a livello UE/G20. (F) Registro mondiale dei patrimoni per trasparenza e lotta all’evasione/elusione. (G) Imposta progressiva su eredità e grandi donazioni (Piketty), con riduzione drastica delle trasmissioni di ricchezze dinastiche.

3. Riforma del reddito e delle rendite

(H) Aliquote progressive più elevate sui redditi top (Piketty). (I) Allineamento della tassazione del capitale e delle rendite a quella del lavoro (Stiglitz), eliminando privilegi fiscali sui capital gain e sugli strumenti finanziari. (L) Revisione delle agevolazioni fiscali che favoriscono i più ricchi o settori monopolistici.

4. Redistribuzione e coesione sociale

(M) Capitale universale di cittadinanza a 25 anni (Piketty), finanziato dalle imposte su patrimoni ed eredità, per garantire a ogni giovane un patrimonio minimo di partenza; (N) Mantenimento e rafforzamento della spesa sociale in istruzione, sanità, giustizia, sicurezza, evitando politiche di austerità; (O) Trasferimenti compensativi per garantire che le nuove imposte non gravino sui ceti medi e popolari.

5. Fiscalità e sostenibilità ambientale

(P) Carbon tax progressiva (Stiglitz): tassare le emissioni ma redistribuire il gettito per sostenere famiglie vulnerabili e finanziare la transizione verde. (Q) Investimenti pubblici in tecnologie pulite e infrastrutture finanziati dalle nuove entrate verso un ambiente meno inquinato e più pulito con riduzione delle spese sanitarie.

6. Governance internazionale

(R) Estensione del modello della global minimum tax alle multinazionali (Zucman e Stiglitz).

Accordi multilaterali contro i paradisi fiscali. (S) Riforma della fiscalità digitale per colpire i grandi monopoli tecnologici. Nuovo multilateralismo di Accordi Commerciali tra pari.

7. Risultato atteso

(T) Riduzione della disuguaglianza di reddito, patrimonio e opportunità. (U) Maggior coesione sociale, grazie a un patto fiscale percepito come giusto. (V) Stabilità delle finanze pubbliche, senza tagli ai servizi fondamentali. (Z) Riorientamento dell’economia verso sostenibilità e innovazione.


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