UN ALTRO PANTHEON

DANIELE RENZONI

“Nell’università di Oxford, la maggior parte dei professori ha da molti anni completamente abbandonato anche l’apparenza di insegnare”. All’insegnante “è proibito ricevere onorari o tasse dagli studenti e lo stipendio costituisce tutto il reddito che gli proviene dal suo ufficio. In questo caso il suo interesse contrasta al massimo con il suo dovere.”

Se i suoi emolumenti “sono esattamente gli stessi sia che assolva sia che non assolva il suo compito tenderà a passare dove l’acqua è più bassa”. E’ la metà del 1700 ed è il giudizio che Adam Smith, il filosofo della “ricchezza delle nazioni” base dell’economia moderna, ci tramanda sulla qualità dell’insegnamento nella prestigiosa università britannica.

E’ incredibile come, a quasi trecento anni di distanza, si possa fare la stessa valutazione sull’insegnamento nelle nostre scuole.

Potremmo aggiungere che la condizione degli insegnanti ha subito anche un decadimento di status di cui gli ultimi due episodi con cui si è concluso l’anno scolastico (2022/2023) sono solo la conferma. Una famiglia ricorre in tribunale contro una scuola che ha bocciato il figlio che durante l’anno aveva accoltellato la sua insegnante. In un’altra scuola due alunni sono stati promossi con 9 in condotta nonostante avessero sparato gommini contro la propria insegnante sotto l’occhio di una telecamera. Voto ridotto a seguito delle proteste, ma promozione confermata.

Con quale autorevolezza questi insegnanti torneranno in aula, e con quale motivazione riprenderanno l’insegnamento mal remunerato e mal considerato socialmente?
Due amici qualche sera fa mi hanno suggerito una lettura dal titolo suggestivo: ”Svegliatevi”, pamphlet del filosofo francese Edgar Morin che con i suoi 102 anni riesce ancora a non arrendersi ad una realtà che sta minando i nostri valori, quelli dell’Occidente.

A muovere Morin la citazione di un altro intellettuale che ha lasciato un segno nella cultura occidentale, Ortega y Gasset, “non sappiamo cosa ci sta accadendo, ed è precisamente questo che ci sta accadendo”, la riflessione del filosofo spagnolo. Insomma, non sappiamo dove andare, quello che ci è chiaro è che sembra una sfida senza precedenti.

A prenderci in contropiede è la velocità con cui il mondo cambia, una velocità sulle ali della digitalizzazione che non permette di immaginare il futuro.

Un assetto ce lo dovremo pur dare, ma quale assetto? Quale società? Ci sono amici con forte e mai domata passione, che invocano un nuovo “pensiero politico” innervato nelle radici delle culture politiche novecentesche con particolare riferimento a quelle popolare, socialista, liberale. Potata la pianta dei frutti dati fino adesso conservare la linfa e darle una nuova occasione di sviluppo.

Mettiamo per il momento da parte che quelle piante furono seminate in un terreno molto diverso da quello attuale e immaginiamo che cosa le renderebbe nuove senza cadere in quel nuovismo moneta corrente del movimentismo ormai dominante sulla scena politica.
Tanto che altri, con altrettanta passione tenuta a freno da una sorta di pessimismo cosmico, invocano: basta con il nuovo, basta con questa parola che manipola cittadini ed elettori.

Prima di tutto dovremmo darci un nuovo “Pantheon” di riferimento culturale che corrisponda alla realtà che ci circonda. Le categorie politiche, gli slogan, le parole d’ordine del passato vanno consegnate definitivamente alla storia che si incaricherà di allestirne una galleria di utile testimonianza. Sarà necessario rivisitare il concetto di libertà perché quello corrente ne ha stravolto valore e senso facendolo precipitare in un indistinto “liberi tutti”.
Liberi, perfino, di non occuparsi più della cosa pubblica manifestato con la diserzione dalle urne. Va ricostruita una scala di valori, pubblici e privati, in cui una comunità si riconosce per praticarli nella convinzione che sia un vantaggio per tutti. Il perseguimento di una società giusta, solidale, misericordiosa che dia a tutti la dignità di vivere non tra eguali ma tra meritevoli.

Una nuova architettura istituzionale che renda la democrazia compiuta, responsabile e rapida nelle risposte alle domande del cittadino.

Cominciamo a costruire insieme il nuovo Pantheon, il resto, con un po’ di ottimismo della volontà, seguirà.


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