The Rabbit Hole

Algoritmi A-MORALI

Se i social sono pericolosi e dannosi per la salute dei ragazzi più giovani bisogna vietarne o limitarne l’uso? E chi deve decidere come si devono usare: la scuola, le famiglie, lo stato, il buon senso? In Danimarca ad esempio il social è vietato a chi non ha almeno 15 anni. Una volta decise le eventuali restrizioni bisogna capire chi controlla e come, visto che costruire un profilo sui social non è difficile per un minore nativo digitale abituato a smanettare.
Il social è uno spazio determinato da uno strumento tecnologico che può servire ed essere usato per tante cose. Instagram, tiktok o Snapchat sono piattaforme contenitori fatti e pensati per ospitare contenuti, di tutti i tipi. Il motore della piattaforma è l’algortimo, che non distingue il bene dal male, e che per nostra fortuna è “A-MORALE” perché lascia a chi lo ha scritto e progetto la possibilità, il potere e il dovere di decidere quello che con quello strumento sia può fare o non si può fare. Come tutte le innovazioni tecnologiche di massa nella storia anche il social può essere usato per molti fini, nobili ed ignobili. E per questo va studiato, capito e normato.
Per ragionare sull’influenza del social nella diffusione dei disturbi psichici soprattutto tra i più giovani bisogna partire da qui. E bisogna essere chiari su un punto, che è anche il punto centrale della questione: i social media non sono la causa dei disturbi alimentari, dal momento che i DCA hanno una patogenesi multifattoriale, ma vanno a creare un terreno fertile che può facilitare l’insorgenza di comportamenti complessi verso il corpo e il cibo che possono portare allo sviluppo di un DCA.
Un motivo in più per scrivere le regole del gioco, esattamente come si fece il codice della strada quando arrivarono le automobili o gli accordi sul nucleare: i social, così come il digitale e l’IA, sono strumenti potentissimi, da maneggiare con cura e cautela.

I social e la dismorfia

Tornando al rapporto tra social e dismorfia o atti autolesivi, la maggior parte degli studiosi sostiene, con la dovuta cautela, che non esista un nesso di causa ed effetto, ma sicuramente che esiste un pericolo reale per i soggetti fragili. Le piazze virtuali sono in questo senso come quelle reali, ci i trova di tutto e di più, gente e situazioni di tuitti i tipi, pericoli compresi. Il tema semmai che la piazza è sempre più grande, potenzialmente infinita.
Il social può favorire aggregazioni di persone/utenti su tutto: l’uso di hashtag legati all’anoressia sui social media in questo senso è emblematica, perché si divide principalmente in due categorie: i “pro-ana”, utilizzato dalle comunità che promuovono il disturbo e “pro-recovery” focalizzati sulla guarigione e alla cura. 
Ci sono gli hashtag “positivi”, abbinati a messaggi che spingono le persone a curarsi, che contengono termini che sono utilizzati per diffondere consapevolezza e creare reti di supporto per chi desidera guarire:  Tra questi il principale è #recovery, utilizzato da chi inizia un percorso e intende condivide i passaggi e la fasi di cura verso la guarigione dai disturbi alimentari. C’è #edrecovery, specifico per l’Eating Disorder Recovery (la guarigione dai disturbi alimentari), o #dca (Disturbi del Comportamento Alimentare), usato per informazione e prevenzione. Le associazioni che si occupano di Dca utilizzano loro ashtag, ad esempio #Animenta, Hashtag legato all’omonima associazione che si occupa di raccontare e supportare chi soffre di questi disturbi, o altre stringhe per promuovere campagne di mobilitazione, ad esempio la #GiornataFiocchettoLilla” utilizzato in occasione della settimana a cavallo della giornata nazionale contro i DCA, che cade 15 marzo di ogni anno per sensibilizzare l’opinione pubblica. 
Ci sono gli Hashtag “negativi”, o pericolosi, che incoraggiano comportamenti autolesivi o pericolosi sono al centro dell’attenzione di chi lavora sulla rete per prevenire e contrastare comportanti devianti o criminali. Le stesse piattaforme più importanti Tik Tok e Meta, hanno promosso una politica di restrizione e di censura verso messaggi di questo tipo. Lo stesso fanno alcune IA spesso alla fine di chat con utenti che pongono quesiti che contengono temi sensibili. Questo sforzo si rivela molto più difficile del previsto perché i gruppi “Pro-Ana”, pro-anoressia, utilizzano varianti degli hashtag contenenti queste parole per eludere i controlli e la censura, promuovendo l’anoressia come una scelta di vita invece che come una patologia e definendo spazi virtuali spazi dove spesso vengono innescate competizioni pericolose basate sul controllo del cibo e sulla perdita di peso. 
Con le stesse dinamiche tipiche del dark web anche nei social esistono Tag e Hashtag ad uso di gruppi e community segrete generalmente contenenti le lettere di #ana e #mia, abbreviazioni di anoressia e bulimia, usate nelle community segrete. Anche in questi casi molte piattaforme ne limitano la ricerca o mostrano contatti di emergenza quando vengono digitati. 
Tra gli Hashtag controversi oggetti delle restrizioni stabilite da Meta e da TikTok per bloccare o limitare la diffusione di contenuti che idealizzano l’anoressia ci sono #SkinnyTok, bloccato da TikTok un anno fa, i più noti sono #thinspiration e #thinspo, storicamente usati per condividere immagini di corpi estremamente magri cui ispirarsi ed oggi censurato con rimandi a messaggi in cui si offre aiuto a chi effettua la ricerca o digita la stringa.

Hashtag tossici

SkinnyTok, tra gli hashtag negativi è il più aggressivo e il più utilizzato: promuove la magrezza estrema, in una logica di competizione i cui effetti collaterali sono la diffusione della distrofia e dei disturbi alimentari tra gli utenti, in particolare i giovani e i giovanissimi. Purtroppo la magrezza, sempre più estrema, negli ultimi decenni ha sempre fatto tendenza: i contenuti pro-anoressia sui social sono una riedizione ancora più estrema dei modelli estetici degli anni a cavallo tra XX e XXI secolo che si pensavano superati, e sollevano moltissimi dubbi sull’efficacia delle contromisure messe in campo dalle piattaforme.La Francia, all’avanguardia da sempre sulla legislazione del digitale, dell’AI e della tecnologia tenta da anni di trovare un modo per costringere i social network a non sfuggire dalle loro responsabilità.
Il successo dell’hashtag #SkinnyTok, ha spinto il governo francese, a sollevare presso la Commissione Europea il tema, chiedendo un’indagine sulla diffusione dei contenuti che rappresentano un “rischio per la salute pubblica” e capire se TikTok abbia preso tutte le contromisure per impedire la circolazione di contenuti pericolosi per gli adolescenti Su TikTok va detto che non è consentito il bodyshaming e che esistono policy per contrastare “l’accesso ai contenuti che presentano ideali corporei dannosi”: tutti gli utenti che cercano l’hashtag #SkinnyTok su TikTok ora visualizzano un messaggio motivazionale che recita “Sei molto più del tuo peso” e che li invita a contattare le organizzazioni di settore in caso di disturbi alimentari.
I contenuti che promuovono la magrezza estrema abitano i social media da anni, ma l’hashtag #SkinnyTok sembra farlo con una determinazione e una crudeltà mai viste finora. Le protagoniste dei video che danno suggerimenti utili per perdere peso in poco o pochissimo tempo, sono adolescenti emaciate, pallide e di solito ben truccate e pettinate, creator improvvisate che diventano influenze e condividono con il pubblico social e i loro fans le regole ferree della vita di una “ragazza magra”: mangiare meno e muoversi di più, non premiarsi con il cibo – “non sei un cane”, chiosano nei loro video, fare almeno 10mila passi al giorno, evitare la pigrizia, “la principale causa dell’aumento di peso”, e comportarsi come la migliore versione di sé.

Un ritorno al passato e un salto indietro di 20 anni, quando nelle passerelle sfilava la “taglia zero”, non c’erano i social e l’anoressia e i disturbi alimentari colpivano “solo” 300mila perone in Italia. Il successo di trend come #SkinnyTok è parzialmente compensato dalla consapevolezza sempre più diffusa che un uso distorto delle piattaforme come Instagram e TikTok abbia un effetto negativo sul benessere delle persone. Secondo un recente rapporto dello statunitense Pew Research Center, un centro di ricerca sull’andamento demografico e sulle questioni sociali, il 48% dei giovani americani crede che i social media siano deleteri per i loro coetanei, con il 14% che ritiene che lo siano anche per loro stessi. Proprio per motivi come questo, gli utenti più giovani sembrerebbero in parte interessati a ridurre il tempo che trascorrono su smartphone e social media.

SC.