
Nella società dell’immagine e’ ormai normale che prevalga ciò che appare e quasi mai ciò che invece “è”.
Accade così che si guarda in superficie, non si approfondisce e si prende per buono ciò che invece buono non è.
Si potrebbero fare mille esempi nella vita quotidiana, così come nel lavoro e nelle professioni.
Così molto spesso avviene che vengano utilizzate parole, frasi, slogan per molti fini più o meno nobili, più o meno importanti con lo scopo di abbindolare di volta in volta gli utenti, i consumatori, i cittadini.
In politica poi, dopo il crollo della cosiddetta “prima Repubblica”, questi metodi si sono moltiplicati all’ennesima potenza.
Prendiamo un esempio su tutti: la definizione di “ riformista”. Adesso tutti si definiscono “ riformisti”, a destra, a sinistra, al centro. Omettendo volutamente e colpevolmente di fare “ mea culpa “ per aver fatto di tutto per annientare chi invece riformista lo era davvero e aveva impostato il suo modo di governare le istituzioni su tale metodo che, opponendosi sia alla rivoluzione sia al conservatorismo, ha operato nelle istituzioni, al fine di modificare l’ordinamento politico, economico e sociale esistente attraverso l’attuazione di organiche, ma graduali riforme. E in Italia tale metodo era perseguito dai socialisti e socialdemocratici, non da altri.
Oggi invece si definisce riformista perfino chi è stato comunista o fascista, ed esiste un gruppo nel parlamento europeo che si chiama “ conservatori e riformisti europei “ del quale fa parte anche Fratelli d’Italia.
Per carità, ognuno è libero di chiamarsi come crede, ma le due parole insieme ( conservatori e riformisti) sono un’offesa all’ intelligenza politica di intere generazioni e la dimostrazione di un uso distorto delle parole e quindi anche della comunicazione ai cittadini. Cittadini che non hanno più alcuna cultura di riferimento e che quindi prendono per buono anche il fatto che un post fascista (o un post comunista ) possano oggi definirsi “ riformisti “ senza mai esserlo stati e senza, soprattutto, avere la cultura politica e il “ modus operandi “ che la cultura riformista ha.
E la stessa cosa che è accaduta alla parola riformista sta accadendo alla parola “ civico”.
Le liste civiche sono un fenomeno che si è sviluppato soprattutto negli ultimi anni. Ed è stata la migliore risposta alla deriva dei partiti autoreferenziali, talvolta personali e ormai privi di quel senso di appartenenza che faceva di essi il miglior modo di organizzare i cittadini e farli partecipare alla vita pubblica.
Un civismo non ideologizzato ma “ di scopo”, un civismo che il più delle volte è stata ( ed è) la vera alternativa a una politica che non ascoltava ( e non ascolta ) più, non sapeva ( e non sa) interpretare i bisogni della gente e dei territori, non sapeva ( e non sa) più amministrare i propri comuni.
E così il fenomeno si è diffuso ed ha affascinato sempre più gente che era stanca della politica politicante.
E meno male, aggiungo io.
Meno male che ci sono ancora persone che credono nella politica vera, quella che non urla ma propone , quella che non sta zitta ma denuncia, quella che non si assuefa’ ma reagisce, quella che non si arrende ma combatte.
È stata ed è la migliore risposta all’ astensionismo sempre più diffuso e che rischia di diventare una crisi di sistema. Ed è stato anche l’unico modo per opporsi al sempre più dilagante fenomeno di un nuovo feudalesimo, con i capi partito ormai nuovi signori del feudo che mettono la spada sulla testa dei propri vassalli e li nominano di volta in volta deputati o senatori.
Senza un sistema veramente democratico, senza elezioni davvero democratiche, senza un sistema elettorale proporzionale con espressione delle preferenze, l’unico in grado di garantire una reale rappresentanza ed evitare, appunto, che i partiti ( e quindi le istituzioni) siano in mano ai soliti noti, magari sostenuti da quei poteri forti che prima hanno distrutto il sistema dei partiti della prima Repubblica ed ora utilizzano i parlamentari per governare davvero, sostenendo quello o quell’altro a seconda della loro convenienza.
Ma dicevamo …. che la stessa cosa che è accaduta alla parola “ riformismo “ sta avvenendo al “ civismo”.
Adesso tutti sono civici, anche e soprattutto coloro che finora lo hanno combattuto il civismo.
E così si moltiplicano le liste civiche dei presidenti delle Regioni o quelle
di appoggio al centrodestra come al centrosinistra, in ogni elezione e in tutto il territorio nazionale.
Un maquillage maldestro, un proliferare di liste civiche false che non sono altro che liste civetta per confondere gli elettori e far sì che il vero civismo – quello che è libero dai condizionamenti e dalle alchimie dei partiti- non cresca e non possa cambiare le cose.
Il solito vizio gattopardesco del “ cambiare tutto perché non cambi niente” al quale ci opporremo con tutte le forze.
Per far crescere e consolidare il vero impegno civico, libero e indipendente, in grado di governare oltre i confini comunali, in grado di portare in dote i tanti esempi di amministrazioni scevre da condizionamenti dei signorotti di turno.
Ed anche per riformare davvero una politica che sappia finalmente tornare ad ascoltare le reali esigenze delle persone e dare risposte concrete ai bisogni dei territori.
Ne va del nostro sistema democratico.
Hic et Nunc.











