Nel bicentenario della nascita di Carlo Collodi
di Dalisca
Carissimo Pinocchio, amico dei giorni più lieti… non voglio rivolgermi a te come quando ero piccola, ma da persona adulta che è diventata mamma, poi nonna e che, a sua volta, alla luce della sua esperienza, racconta la stessa storia con uno spirito di attenzione maggiore con l’intento di catturare la curiosità dei piccoli a beneficio della loro capacità di ascolto e quindi di conoscenza.
Che meraviglia rileggerti!
Ora sì che apprezzo la favola bella che ha incantato generazioni di bambini, i quali, affascinanti dalle tue esperienze, si sono sentiti un po’ tutti Pinocchio giustificando a sé stessi certi atteggiamenti non sempre condivisibili adottati, di volta in volta, dal famoso burattino.
Ma da dove nasce la parola burattino?
La sua etimologia deriva dal termine “buratto” ovvero un setaccio per farina oppure da una stoffa grezza usata per costruire appunto fantocci per il teatrino dei bambini nel ‘500.
È pur vero che le favole sono sorte per far riflettere i bambini e per far comprendere il male e il bene attraverso vari personaggi, ma generalmente il protagonista principale è il “buono da imitare” mentre coloro che lo contrastano rappresentano la parte cattiva.
Quindi, a questo punto, mi chiedo: potremmo osare e considerare quella di Pinocchio una favola al contrario?
Infatti, il nostro Pinocchio non è proprio il personaggio esemplare da imitare, quante volte le mamme e i papà hanno additato come esempio negativo da non seguire le malefatte del burattino legate a situazioni scabrose grazie alla sua monelleria. Avrebbero potuto citare un altro personaggio, magari meno impertinente e meno ribelle; quindi, mi chiedo ancora perché invece un burattino incosciente e credulone tacciato come simbolo di disubbidienza e caparbietà?
Per favola si intende un racconto o breve storia dal latino fabula generalmente i suoi personaggi sono quasi tutti buoni grazie alle loro virtù certo, alcuni esplicano anche vizi e ciò viene usato quale escamotage per far meglio comprendere ai piccoli il mondo che li circonda. La favola affonda le sue radici in Grecia e forniva elementi per spiegare ai piccoli anche i miti che alimentavano la loro fantasia e li aiutavano a sviluppare la loro criticità. Ad esempio, quello di Demetra e Persefone spiegava ai piccoli ascoltatori il cambio delle stagioni mentre quello di Prometeo la nascita del fuoco. Ma ai giorni nostri le cose sono molto cambiate i miti quelli di una volta, insieme alle favole non sono più validi per i nostri bambini confusi come sono dai vari anzi troppi messaggi subliminali, essi hanno bisogno, per sviluppare la loro fantasia, di altri tipi di input.
Spesso essi rimangono perplessi rispetto ai miti per eccellenza quali ad esempio Babbo Natale e la Befana quando, per caso, andando in giro con la mamma, incontrano nei supermercati o nei grandi centri commerciali più di un Babbo Natale o di una Befana in carne ed ossa; per cui delusi dalla scoperta, non credono più al mito e rivolgono altrove il loro interesse.
Ciò costituisce il grande problema che riguarda non solo i piccoli, ma anche i ragazzi in età puberale; spesso questi inseguono falsi miti proposti dal web o dai vari social e il non poter realizzare ciò che è stato loro promesso con faciloneria essi commettono atti cruenti contro i loro simili e contro i propri genitori forme queste di ribellione contro ogni tipo di autorità in questo caso genitoriale.
Inutili le raccomandazioni o le punizioni che pur ci sono, coloro che sono incaricati di risolvere questo problema e cioè tutti noi dovremo render conto alle prossime generazioni del nostro fallimento per non aver saputo offrire a chi ne aveva bisogno valide alternative in relazione a funzioni educative e di responsabilità sociali.












