QUANTI ANNIVERSARI! QUANTE FESTIVITA’

Ha più senso il ricordo?

Tanti tanti anni fa Giosuè Carducci scriveva l’Inno a Satana , rappresentato dalla locomotiva simbolo del progresso, portatore della libertà di pensiero, del piacere e della gioia di vivere contro l’oscurantismo religioso e repressivo. In tempi più recenti Guccini ne ha fatto oggetto di una “chitarronata”con la canzone “la Locomotiva”, descrivendo quello strano mostro capace di percorrere distanze inimmaginabili di strade e di classi di potere, una bomba proletaria contro le ingiustizie del mondo.

Anche se un secolo separa i due poeti , il messaggio è lo stesso perché la locomotiva per ambedue non è altro che la metafora tra il progresso scientifico e quello culturale, il primo guidato dalla forza della macchina, il secondo dalla forza di un ideale, che non era altro che la voglia di cambiamento, il desiderio di rinnovamento.

Il progresso è sempre una conquista, un’aspirazione, l’abbattimento dei tabù in cui , spesso ,la società ci chiude, il desiderio di riscatto, di libertà.

Di libertà , appunto, che è cosa ben diversa dall’anarchia: è libero arbitrio, cioè capacità dell’uomo di valutare le scelte in libertà di pensiero , tenendo conto di quali danni o vantaggi quella scelta possa causare .

Oggi, però, 17 marzo coincidono tanti festeggiamenti o anniversari: è la giornata dell’Unità Nazionale, della Costituzione, dell’Inno e della Bandiera,la giornata mondiale del sonno, è la giornata della poesia e persino la giornata mondiale delle torte.

Nella difficoltà obiettiva a districarmi in tanti e tanto diversi festeggiamenti, nel tentativo di ordinare le priorità piuttosto che prediligere la festa della torta, se non altro per il compito che ho in questo giornale, cercherò di mettere ordine alle mie idee e avviarmi,se mi riesce, all’uscita di questo labirinto del pensiero e degli adescamenti.

A volte dico a me stessa che vorrei essere una giovane di oggi con le esperienze che ho accumulato in questi ….anta anni di vita, le sicurezze che ho raccolto nel girare il mondo, negli incontri costruttivi, e non,che la vita mi ha posto , nella conoscenza che una mole non proprio piccola di libri mi ha trasmesso. Una cosa ho sicuramente imparato: ho imparato a dosare e a controllare la mia naturale e meridionale passionalità ( o aggressività ?) che mi ha sempre caratterizzato nel bene e nel male.

Ho capito, anche se non sempre ho fatto mia, che guerriera per una notte, sovvertendo tutto, fa solo rumore,anche molto , ma non ha gli effetti che la pacatezza del pensiero può portare.

Ritorniamo al tema . i festeggiamenti, in genere, rinfrescano la memoria, ci ricordano la storia passata, i sacrifici, le lotte per la conquista e , quindi, ci fanno maggiormente apprezzare il presente, ricordandoci che certe gesta, certe reazioni, certe “eccessività” erano necessarie per certe conquiste, ma che poi era necessario riporre l’ascia di guerra e costruire il nuovo . La visione equilibrata, dopo tante lotte, porta tutti noi a vedere il mondo a 360°, ad ascoltare le minoranze, a rispettare gli avversari, percorrendone le latitudini con eguale rispetto.

Oggi,nell’anniversario dell’Unità dovremmo, in nome proprio di quella Unità così faticosamente conquistata, pensare non a dividerci, ma a confrontarci con l’equilibrio e il rispetto che si deve all’avversario rinverdendo il senso biblico della conquista e quello decoubertiniano della competizione.

Invece da una parte , diamo voce alle minoranze( giustissimamente) che debbono sentirsi ascoltate e rispettate, dall’altra aggrediamo gli avversari (non i nemici) con un linguaggio e pregiudizi offensivi da parte di chi si sente depositario della verità, della cultura, del progresso, dell’umanesimo e dell’umanità , spesso con parole senza contenuto , vessilli di una bandiera che offende,non cercando il confronto, ma solo la rissa.

In qualche modo avverto un disagio generazionale non propriamente legato agli anni che passano, ma inevitabilmente collegato alla trasformazione della Storia. Diventa difficile sottrarsi alla pressante richiesta di adeguamento imposta dal suo incedere tanto da farmi pensare che le mie stesse riflessioni finiscano per essere delle vere e proprie pietre d’inciampo.

Abbiamo tutti, nella acquisita ed irrinunciabile strada della libertà, finito per rivendicarne il diritto alla nostra individuale manifestazione. Ne abbiamo colto il soffio travolgente delle sue conquiste trasferito a tutti noi, senza distinzioni, abbattendo confini e paratie sociali.

Oggi,nel giorno dell’Unità, frammista ai pezzi della torta in festa, impietosamente ed irrispettosamente abbandonati su una confezione a tre colori, mi trovo sola, confusa dal conformismo dei tanti che scrivono, declamano, proclamano, discettano su tutto. Mi domando se sia possibile scrivere e parlare, con eguale naturalezza e contemporaneità, di Ucraina, di Acqua e Pane, di mercati finanziari, di guerra, di fame e di morte, passando da Mafia a fenomeni migratori, a critiche politiche da sinistra a destra, con facondia di accezioni, definizioni, significazioni che vengono contrabbandate come ineluttabili Verità! Sempre gli stessi attori! E’ possibile, altroché! Perché è quello che sta succedendo ed io, da adusata ed abusata fruitrice delle bellezze del mondo, mi sento offesa da tanti piazzisti dell’Elisir di lunga Intelligenza!

Conoscere significa sapere e sapere significa fare proprio quanto saputo: la cultura e la storia hanno un loro perché.

Il pius Enea, fuggendo da Troia in fiamme, portò con se’ i Lari, il padre Ascanio, la moglie Creusa e il piccolo Astianatte. Non si pose il problema del padre anziano, lo caricò sulle spalle,pronto per una nuova Troia. Quella fu la sua grandezza, la sua Pietas,simbolo probante di equilibrio ideologico e funzionale di tutta una epoca.

Oggi nella giornata della torta , non ho voglia di scrivere ricette, perché quando si cucina si pensa ad una bella tavola dove si raccolgono le persone che amiamo , dove ci si confronta, dove opinioni diverse servono per dialogare ( bisogna solo conoscere un po’ il greco per sapere il vero significato del verbo) avendo come obiettivo l’intesa, per costruire e non solo per dividere.


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