Il diritto internazionale, una foglia di fico e dieci piccoli indiani
di Andrea Attilio Grilli
Con la caduta del Patto di Varsavia e la vittoria degli USA e della NATO la sinistra europea, in particolare quella italiana, si trovava nella incapacità di definire un pensiero politico sulle dinamiche internazionali.
Il fatto che i liberal statunitensi governassero la fase iniziale della vittoria, innescò l’idea che si potesse gestire le relazioni internazionali attraverso il “diritto internazionale” gestito dall’ONU, dalla CEE che si apprestava a diventare la UE, e le varie agenzie ed entità internazionali.
Da subito poteva essere evidente che il sistema aveva dei difetti genetici prima ancora del parto. Prima di tutto i piccoli gruppi terroristici, rivolte locali e piccoli dittatori potevano tranquillamente violare il diritto internazionale. Salvo casi particolari, non si sarebbe mosso l’ONU o chi per lui. Col tempo alcuni di questi piccoli gruppi capirono che esistevano delle parole chiave per far attivare opinioni pubbliche assenti, come sottolineare solo le morti dei “bambini”, oppure costruire “complotti” di presunti padroni del Mondo.
A questi gruppi si aggiunsero alcune nazioni, ex potenti, ma piene di risorse da poter imporre la loro presenza, e un lento deterioramento dei valori democratici, visti come un “trucco” dei cosiddetti “poteri forti”. Una bella dittatura alla Putin invece era una vera società libera (Nota bene: la frase è ironica).
Negli anni alcuni gruppi diventarono grandicelli, sia per propria capacità di raccogliere capitali, sia perché riuscirono a guadagnare la fiducia dei nemici del leader mondiale. Iran, Cina, Russia si affrettarono ad appoggiare e finanziare vari gruppi terroristici, partiti politici europei, campagne di fake news e complottismi vari.
Nel frattempo le sinistre europee si dividevano in due macro gruppi, uno proseguiva nel percorso dell’antiamericanismo duro e puro. Meglio sostenere personaggi come Chavez, le FARC con i narcotrafficanti che perseguire il pensiero marxista. Gli altri, invece, aderivano a due correnti ideologiche incompatibili senza riuscire a farne una sintesi politica efficace, da una parte la sfera dei diritti civili senza alcune considerazione delle problematiche socio-economiche, ricordate solo in campagna elettorale, dall’altra il diritto internazionale come regola universale. È sufficiente menzionarla perché la Pace appaia, gli uomini diventino buoni e tutti seguano il percorso universale dell’Umanità. Tant’è che sono anni che sentiamo frasi culturalmente raggelati, come “la storia si è fermata”, “Siamo fuori dalla Storia” ecc… Come se ci fossero due percorsi, quello buono e quello cattivo, dimenticandosi che non ne esiste una buona o una cattiva, ma la storia esiste. Sic et sempliciter.
Perché il diritto internazionale è diventato una “foglia di fico” dei sistemi democratici europei, soprattutto delle sinistre?
L’assenza di una ideologia e di un pensiero politico a essa connessa ha lasciato un vuoto metodologico nella politica. Se qualcuno non rispetta il famoso diritto internazionale come si procede?
Nella prima fase del post Guerra Fredda di fatto furono gli USA a incarnare il ruolo di polizia internazionale quando era necessario dare un colpo consistente al violatore del diritto stesso, anche se per il primo gruppo delle sinistre questo era un eroe perché si opponeva agli USA. Basti ricordare certe assemblee pacifiste, al limite dell’imbarazzante politico, dove si elogiavano governi come quello iracheno, che usava il gas contro i curdi.
Nella seconda parte del post Guerra Fredda, che possiamo individuare con l’elezione di Obama, gli USA incominciano a maturare l’idea che l’inattività soprattutto dell’Europa, che passa il tempo a fare business con i nemici degli USA, pensando che i soldi fanno la pace, non sia più sostenibile per le loro casse. Così proprio Obama da il via a quella che poi viene intestata come politica estera a Trump: ritiro dal Medio Oriente, disingaggio dalle zone meno rilevanti o da scambiare con il vecchio nemico, la Russia.
La logica fondamentale, espressa sempre dai democratici e confermata dai repubblicani, è una sola: il nemico è la Cina. Stesso obiettivo, diversa metodologia. Perché anche se i democratici condividono l’idea di un ridimensionamento tattico, non pensano che l’Europa sia da scaricare.
Nel frattempo l’universo del centro-sinistra e delle sinistre cambia. Il gruppo antiamericano, duri e puri, si trasforma in un’area populista dove si incontrano banalizzazioni ideologiche tipiche della destra, comunisti (la vecchia rifondazione tanto per intenderci), nemici dei poteri forti, pacifisti senza idee. “Minimo comun denominatore” è l’avversione senza se e senza ma agli USA. Questo porta a uno schiacciamento politico a favore della Russia, della Cina, Hamas, Hezbollah, Iran e di qualsiasi nazione che sia antiamericana, che però vuol dire anche essere quasi sempre una dittatura o stato molto autoritario.
Dopo il 7 ottobre, quando l’Iran tenta di dare una spallata agli USA in Medio Oriente attaccando Israele, questo gruppo politico scende in piazza a favore di fatto di Hamas e della distruzione di Israele usando slogan tipici dell’antisemitismo medio orientale (“free Palestine”, ecc…). Va a maturazione la confusione ideologica e culturale di un’area che dal 1991 non riesce a capire il Mondo e non riesce a dare una risposta alternativa e credibile al capitalismo statunitense e agli autoritarismi degli “altri”.
Il Partito Democratico di Prodi e Veltroni aveva cercato una sintesi anche in politica estera trovandola da una parte in un appoggio totale all’Unione Europea, a un leggittimazione dell’ONU e a un moderato interventismo anche militare lì dove era necessario. Questo aveva permesso all’Italia di essere riconoscibile, autorevole e non confusa. Se il diritto internazionale non veniva rispettato ogni tanto si interveniva. Limite a questo pensiero era il mancato intervento lì dove il violatore del diritto internazionale era uno Stato presente nell’ONU o comunque in grado di “pesare” ed essere “minaccioso”. Così la Russia poteva annettersi la Crimea, e Chavez poteva fare un colpo di stato e mantenere uno stato autoritario, ma anche l’Iran poteva minacciare Israele e così via o violare i diritti umani.
La fine politica di questo gruppo dirigente, a cui va il merito di aver tenuto una rotta, è che il nuovo è di fatto populista e schiacciato sulla posizione di quel primo gruppo di cui sopra, oggi rappresentato dal Movimento 5 Stelle.
L’accoppiata PD in salsa Schlein e la GCIL hanno dato vita alla peggiore stagione del centro-sinistra italiano, trasformando la Resistenza, cioè una organizzazione militare antifascista che combatteva, in un raduno di pacifisti di Woodstock, e l’antisemistimo come lettura del conflitto medio orientale. Per non parlare delle manifestazioni, di fatto, pro-Maduro. E senza dimenticare l’assoluta posizione filo-russa del M5S a tal punto da consegnarci ai russi durante il Covid.
In realtà siamo dentro una trama alla Agatha Christie, anzi siamo dentro “Dieci piccoli indiani”, ormai nelle ultime pagine del romanzo, la lettera del giudice Wargrave trovata dentro una bottiglia in mezzo al mare, potrebbe riportare questa domanda a un centro sinistra in cerca di una identità: ma il marxismo?













Commenti
2 risposte a “QUANDO LA SINISTRA PERSE LE IDEE”
Temo che l’analisi sia corretta, purtroppo
Analisi acuta e originale.sarebbe interessante che i politici tutti fossero capaci di fare altrettanta riflessione. Ma sono pessimista e non credo che ci riusciranno mai.