di Dalisca
Tra i film trasmessi ultimamente ve ne sono alcuni dedicati al sesso, sì al sesso, ancora oggi, fa specie pronunciare questa parola nonostante il tabù ad essa legata, visto i tempi, dovrebbe essere stato ormai superato.
Così non è tanto che si prova un notevole imbarazzo quando ci si trova ad assistere a scene piuttosto hard, e sottolineo hard, che ci inducono ad abbassare lo sguardo quando esse persistono per più tempo.
Ma quale dovrebbe essere l’atteggiamento giusto verso questo tipo di visioni?
Far finta di niente e zittire oppure irrompere con frasi provocatorie per smorsare la tensione accumulata? La risposta a questo quesito è del tutto soggettiva essa dipende da tanti fattori innanzitutto dalla educazione ricevuta fin dalla prima infanzia e dal grado di superamento di questo fattore acquisito durante il percorso di vita fino a quel momento.
Ma cosa intendiamo per sessualità o sensibilità (arcaico)?
Tutto ciò che riguarda la capacità di provare piacere in tutti i campi del nostro essere e non solo come, generalmente si percepisce, nella sfera del sesso.
Nel caso posto si sta prendendo in esame quella che possiamo definire come la forma più raffinata e complessa dell’istinto sessuale che si esprime attraverso il desiderio e la ricerca del piacere.
I film cui faccio riferimento sono due il primo è “Il piacere è tutto mio” con attori quali Emma Thompson e Daryl Mccormack (Leo grande), il secondo è “Baby girl” con Nicole Kidman e Antonio Banderas. Entrambi questi film trattano di un rapporto sessuale inusuale; le protagoniste sono due donne in età adulta che decidono di concedersi il lusso di avere un rapporto intimo con due giovani per uno scopo puramente erotico.
Due donne che non vogliono rinunciare al piacere che possono provare con un partner molto giovane in grado di soddisfare le loro esigenze amorose dopo anni di rapporti matrimoniali insoddisfacenti.
La prima coppia imposta il suo rapporto su di una reciproca conoscenza che va oltre le parole sfruttando al massimo tutti gli input che il corpo indica loro lasciandosi andare come se, spezzati i legacci che fino ad allora erano serviti a sedare i loro desideri carnali, fossero avvolti in un’atmosfera surreale in preda ad un erotismo fino ad allora mai provato.
La seconda coppia, pur avendo lo stesso scopo, imposta la sua conoscenza apparentemente casuale, su un rapporto che non si accontenta del semplice scambio amoroso avendo di base la necessità, da parte di entrambi, di valicare i limiti del naturale.
Nel primo caso il partner è un Casanova a pagamento pertanto abituato ad esaudire ogni tipo di desiderio femminile, nel secondo il partner è un collaboratore di lavoro temporaneo conosciuto per caso.
Due film quindi e due esempi di coppia che potremmo includere in una sola domanda ovvero cosa sono l’erotismo e la sessualità ed in che modo essi si manifestano in una relazione di coppia?
Qual è la differenza e in che modo essi sono vissuti dalla donna e dall’uomo?
L’erotismo è la mente che accende il desiderio, la sessualità è la realizzazione del desiderio.
Potremmo definire l’erotismo la parte femminile dell’essere mentre la sessualità la parte maschile. Infatti, generalmente, la donna ha necessità di realizzare il suo desiderio erotico partendo da un fatto mentale mentre l’uomo interpreta la sessualità nella realizzazione del desiderio.
Nella stesura dei due film in questione la differenza tra questi due concetti è stata ben chiara.
Nel primo vi era un’esigenza esperienziale circa il desiderio sessuale non soddisfatto nella precedente relazione col partner di sempre; di qui la volontà di sentirsi libera grazie alla conoscenza mentale e conseguentemente sessuale da parte di una donna addirittura di una ex insegnante di religione.
Nel secondo caso invece assistiamo alla realizzazione semplicemente sessuale basata per entrambi i partner su di una soddisfazione perversa; questo si verifica per la necessità di un rapporto non più basato semplicemente sul sesso, ma di un erotismo perverso da parte di una donna in carriera abituata al comando e, quindi, di una sua necessità di sudditanza.
Le scene che ne conseguono sono relative a tale necessità, infatti, la scena madre in cui ciò viene realizzato consiste in un atteggiamento da parte della donna che si prostra come una cagna a bere il latte in un piattino alla presenza del partner prima di consumare il rapporto.
Di sicuro in entrambi i casi stiamo affrontando elementi che toccano la sfera più profonda di ogni individuo laddove tutto è lecito pur di raggiungere lo stato di ebbrezza che soddisfi ogni desiderio carnale.












