LE DONNE VINCERANNO

IL RINOCERONTE

Nel 1952 alla Boston Symphony Orchestra si decise di introdurre, durante le audizioni per selezionare i musicisti migliori, uno schermo tra la commissione giudicatrice ed i candidati. Nel corso degli anni Settanta e Ottanta molte orchestre negli Stati Uniti adottarono questa tecnica in una o più delle fasi di selezione dei candidati.

Alla fine 1980 le cinque più importanti orchestre degli Stati Uniti (Boston, Chicago, Cleveland, Philadelphia e la celeberrima Symphony Orchestra) passarono dall’avere non più del 12% di donne nel loro organico ad una quota che andava dal 20 al 30% a fine anni Novanta.

Nel 2000 sul “The American Economic Review”, Cecilia Rouse e Claudia Goldin analizzano questo esperimento, sostenendo che la percentuale di donne nelle orchestre sale proprio grazie allo schermo, immaginando che le donne non siano diventate improvvisamente più brave, ma che sia stato sufficiente impedire alla commissione di vedere chi suonava.

Negli anni il metodo dello “schermo” dell’orchestra di Boston fu ripetuto in altri ambiti ed in altri contesti, con risultati analoghi. In molti casi è bastato un cv anonimo che non fornisse indicazioni sul sesso o sull’etnia ad aumentare il numero di donne o di stranieri tra i selezionati in azienda.

Claudia Goldin è il Nobel per l’economia del 2023, ha vinto il premio per i suoi studi sul mercato del lavoro femminile, è la terza donna a vincere e la prima a vincerlo da sola. Goldin è poi il primo Nobel che studia le discriminazioni di genere in un modo originale ed inedito, con analisi che ragionano sulle cause partendo dai processi culturali, nei contesti sociali ed economiche in trasformazione nel mondo occidentale e non solo.
Curiosamente poco prima di ricevere il Nobel pubblica un libro il cui titolo è “Perché le donne hanno vinto”, dopo aver studiato durante tutta la sua carcere professionale i motivi per cui le donne che lavorano vengono pagate meno degli uomini in tutto il mondo.

Le donne hanno “vinto” perché i tassi di occupazione femminili nel ‘900 sono più che triplicati rispetto al secolo precedente, anche se meno degli uomini e anche se le donne difficilmente arrivano a posizioni apicali.

Per capire come mai questo avviene, la Goldin analizza gli ultimi 200 anni di storia del lavoro degli Stati Uniti e osserva che esiste una relazione tra la manifattura e una bassa diffusione del lavoro femminile e un rialzo con la terziarizzazione del lavoro, una curva ad U tra periodo pre-industriale, industriale e post industriale, in cui aumenta l’occupazione femminile nei servizi per effetto di una maggiore scolarizzazione, del progresso tecnologico e dell’introduzione di efficienti metodi anticoncezionali. La possibilità di controllare le nascite genera e consente un cambiamento di aspettative riguardo alla carriera, al matrimonio, ai progetti di vita in generale, compreso i lavoro.

Il Nobel della professoressa Goldin è importante anche per il metodo: l’economia non è solo numero o metriche, ma è cultura, contesto, processo e trasformazione, nel nostro caso è tecnologia e scienza, la pillola, lavoro di cura, matrimonio e legami affettivi. Il lavoro è la risultante commessa di queste cose, una dimensione storicamente maschile che entra nell’identità femminile. La carriera diventa una opzione ed un “orizzonte” possibile. Le donne sono protagoniste di una “rivoluzione silenziosa” e sono probabilmente destinate a vincere un po’ dappertutto, non solo nel mondo occidentale, e nonostante la maggior parte dei lavori oggi richiedano una presenza assidua sul lavoro e flessibilità. Chiaramente se alle donne si demanda la cura e il lavoro domestico, la parità è più facile in lavori che non richiedono impegno h 24. Altrimenti serve che la cura sia distribuita tra i due sessi. E non si può fare questo solo per legge, serve un processo che parte dalla cultura.

Goldin infine insegna come non si può descrivere la discriminazione solo ragionando sugli indicatori. In Italia ad esempio i Gender Pay Gap è più basso che in Europa, 5% contro la media del 20% su scala mondiale. Eppure in Italia le donne che lavorano sono di meno, e i maschi non si occupano di lavori domestici.

Curiosamente un anno fa un altro Nobel, quello per la letteratura, fu assegnato ad Annie Ernaux, un monumento della lotta contro la discriminazione di genere. Altre prospettive e stesso tema: il premio Nobel per l’economia 2023 va alla Goldin “per aver migliorato la nostra comprensione dei risultati del mercato del lavoro femminile”. Sempre ammesso e non concesso che il lavoro e la carriera siano così importante per tutte e tutti, cosa oggi niente affatto scontata.

Ps quest’estate, ho avuto la fortuna di incontrare Annie Ernaux al TAOBUK di Taormina, dedicato alla libertà: carisma pazzesco e linguaggio chirurgico. Le donne stanno vincendo la loro battaglia proprio grazie alla capacità di immaginare il futuro e sentirsi liberi di donne straordinarie come queste.


SEGNALIAMO


NUOVE USCITE HERAION

IN LIBRERIA

E-BOOKS


TAGS DEL MAGAZINE

agricoltura (18) alimentazione (31) ambiente (29) amministrazione (21) arte (61) cinema (40) civismo (45) comunismo (22) cultura (326) democrazia (38) economia (73) elezioni (55) energia (17) europa (50) fascismo (27) filosofia (26) formazione (24) giorgia meloni (19) giovani (29) guerra (84) intelligenza artificiale (29) italia (37) lavoro (38) letteratura (38) mario pacelli (30) media (61) milano (19) musica (115) napoli (20) politica (362) potere (199) rappresentazione (21) religione (23) roma (23) russia (25) salute (65) satira (20) scienza (21) scuola (27) seconda guerra mondiale (47) sinistra (18) società (374) stefano rolando (31) storia (41) teatro (28) tecnologia (20) televisione (37) tradizione (27) ucraina (35) violenza (19)



ULTIMI ARTICOLI PUBBLICATI