Logorato da Ceuta e dato per finito dopo la bocciatura dei decreti sulla casa, il premier spagnolo si è rimesso in partita imponendo il diritto all’abitare come primo tema del dibattito pubblico. Una lezione per la sinistra europea, e soprattutto per quella italiana: chi subisce l’agenda della paura ha già perso.
di Giacomo D’Alfonso
Venerdì 2 ottobre, a Firenze, Vincenzo De Luca ha aperto la quattordicesima edizione della Leopolda con un intervento quasi tutto dedicato alla sicurezza. Il sindaco di Salerno ed ex presidente della Campania ha sostenuto che oggi la sicurezza ha “lo stesso valore unificante e decisivo che ha avuto nei decenni passati il lavoro“. Per questo Matteo Renzi lo vorrebbe in prima fila nella prossima campagna elettorale, a duellare con Salvini.
Nelle stesse ore, a Madrid, il Congresso dei deputati bocciava i due decreti sulla casa del governo di Pedro Sánchez, con i voti di PP, Vox e Junts. Atto finale per il suo Governo che era dato per morto. Ceuta era costata cara a Sánchez, i casi giudiziari che toccano il suo partito e la sua famiglia continuavano a logorarlo, e il Parlamento gli aveva appena affossato la legge di bandiera. Le dimissioni, arrivate alcuni giorni dopo, erano inevitabili.
Prima di quel giorno era dato per morto, ma oggi ha di nuovo qualche speranza di vittoria. Come ha fatto? Non ha subito passivamente gli attacchi della destra, cedendo ai temi che gli venivano imposti. Ha rilanciato, con un tema tipico delle forze progressiste: il diritto alla casa.
Quindi, nello stesso giorno De Luca e Sánchez hanno indicato due strade opposte. Sia chiaro: anche io penso che la sicurezza sia un tema pubblico importante, trasversale e multifattoriale, perché tiene insieme economia, condizioni sociali, ordine pubblico e sanità. Ed è vero che a chiederla sono soprattutto i quartieri popolari. Ma non penso che sia IL tema di questo secolo, come il lavoro lo è stato del Novecento. Penso che la politica sia innanzitutto un’agenda di priorità, e che proprio su quell’agenda si distinguano le parti. In cima all’agenda del mondo progressista, popolare, riformista, socialista o come vi pare chiamarlo, non c’è la sicurezza. C’è altro.
Una regia, non un’onda
In Spagna, come in tutto il mondo occidentale, la destra reazionaria ha preso piede alla grande. Lì ha il volto di Vox, una destra reazionaria che con il franchismo non ha mai chiuso davvero i conti. Da reietta è diventata potabile per una destra popolare e conservatrice altrettanto in difficoltà, se non in disfacimento. Oggi Vox è il socio indispensabile del PP: la media dei sondaggi lo dà al 19,2%, e insieme i due partiti avrebbero la maggioranza assoluta… e magari qualche irresponsabile, come negli anni Venti e Trenta del secolo scorso, è convinto di poterli usare.
La crescita loro crescita non è un fenomeno spontaneo né un’onda passeggera. La destra reazionaria è proliferata sui disagi sociali, sulle storture democratiche e sull’incapacità delle istituzioni liberali di rispondere ai problemi di questo nuovo secolo. E lo ha fatto con una regia precisa, che si ripete identica da Washington fino a Bruxelles, passando anche per il Sud America, gli stessi alleati internazionali, Trump e Netanyahu in testa, gli stessi slogan, le stesse piattaforme proprietarie i cui algoritmi premiano i contenuti più divisivi. E lo stesso nemico, costruito ad arte.
Il grande carburante è sempre lo stesso: la paura. La paura degli stranieri e di essere invasi.
Ceuta, ovvero le immagini dell’invasione
A fine luglio la crisi di Ceuta (probabilmente sobillata dall’esterno) ha fornito a questa retorica una riserva di carburante spaventosa. Secondo il ministero dell’Interno spagnolo, in pochi giorni circa 50.000 persone sono entrate irregolarmente nella città autonoma. Non è stato semplicemente un fatto che irrompeva nel dibattito pubblico spagnolo: ha investito quello di tutto l’Occidente.

Le immagini dell’exclave spagnola presa d’assalto hanno dato una forma visiva alla paura alimentata in tutta Europa in questi anni: ecco le immagini dell’invasione!
Donald Trump l’ha trasformata in uno spot per le elezioni americane di metà mandato: se tornano i democratici, ha detto, “that’s going to be us“. Elon Musk l’ha commentata a raffica su X. Santiago Abascal, leader di Vox, ha accusato Sánchez di aver orchestrato l’invasione per restare al potere, ha chiesto la chiusura totale della frontiera e l’invio dell’esercito. In Italia le televisioni ne hanno parlato a spron battuto, come se fosse il primo problema del Paese, il governo italiano ha persino ripristinato i controlli per i voli e le merci provenienti dalla Spagna.
Il metodo De Luca non va bene: l’agenda politica si costruisce
Qui il centrosinistra europeo, Italia in testa, ha davanti un bivio. Il metodo De Luca è una tentazione che attraversa da anni il centrosinistra, in Italia e in Europa: se la paura fa vincere la destra, parliamone anche noi. Nei fatti consiste nell’accettare il terreno scelto dall’avversario e provare a batterlo lì. Peccato che su quel terreno la destra abbia sempre a disposizione la soluzione più semplice, più violenta e, diciamolo, anche sinceramente condivisa e da sempre pensata: prendere “i neri” e rimandarli a casa loro. Che è poi la sostanza di quello che Vox ha chiesto dopo Ceuta: rimpatri immediati, frontiera chiusa, esercito schierato. Con che cosa la batti? Con un convegno sulla complessità? Con un decreto più severo del loro? Su quel terreno l’elettore sceglie sempre l’originale. Se si può avere Mussolini, non si capisce perché si dovrebbe scegliere Mussolinho.

Questo non vuol dire che la sinistra non debba avere una posizione. Ce l’ha, o dovrebbe averla. La prima regola è far rispettare la legge. La seconda è una seria politica di assimilazione (sì, assimilazione: la parola non deve spaventare), che richiede soldi, percorsi e metodo. Non basta l’accoglienza caritatevole: è un enorme sforzo che molte organizzazioni laiche e cattoliche portano avanti con grande utilità, ma da solo non basta.
Poi, però, la partita la devi combattere sul tuo punto forte. Il tema della sicurezza esiste, ma non è il tema centrale. La vita e la morte delle persone si giocano sugli stipendi, sulla casa, sulla sanità. È la realtà, e le persone la vivono ogni giorno. Ma se subisci l’agenda della paura, che è il più grande catalizzatore della rabbia, come puoi pretendere che i cittadini se ne accorgano?
Che l’agenda si costruisca, del resto, lo dice proprio la destra con il tema sicurezza. Secondo Ipsos, nell’ottobre 2022, all’inizio della legislatura, la sicurezza era citata dal 10% degli italiani ed era al decimo posto tra le loro preoccupazioni. Oggi è al 35%, e al secondo posto. Non serve un’esplosione di reati per triplicare una paura: basta parlarne ogni giorno, in tv, sui social, dai banchi del governo.
Intanto il disagio materiale è rimasto dov’era. Secondo l’OCSE, i salari reali italiani sono ancora del 6,1% sotto il 2021, il divario più ampio tra le grandi economie avanzate. E secondo un sondaggio Only Numbers di settembre, per il 40,5% degli italiani la prima preoccupazione resta l’economia.
C’è un disagio, e la politica lo deve cogliere. Quando lo coglie e dà risposte credibili, prende voti. In Spagna la destra lo ha fatto. Contrastare la destra sulla sicurezza resta necessario. Ma bisogna riordinare l’agenda.
Il metodo Sánchez
Sánchez ha fatto esattamente questo. Ha resistito. Ha gestito l’emergenza, anche sul piano mediatico, chiudendo con il Marocco un accordo per i rimpatri. Ha incassato politicamente un bombardamento durissimo. Poi ha reagito.
Ma non l’ha fatto inseguendo la destra su sicurezza, immigrazione e via discorrendo. Non ha modificato le sue politiche per farle somigliare alle loro. Ha fatto politica: ha portato al centro dell’agenda pubblica qualcosa che dovrebbe stare nelle corde di qualsiasi progressista, il diritto all’abitare.
I decreti bocciati il 2 ottobre contenevano 21 misure: limiti alla speculazione, regole sugli affitti temporanei, prestiti a tasso zero fino a 50.000 euro per la prima casa. Nelle stesse settimane lo sfratto di Maricarmen Abascal, morta il 7 ottobre, ha acceso la più grande mobilitazione per la casa mai vista in Spagna, con le tende a Puerta del Sol. Sánchez ha sfruttato il caso Maricarmen Abascal? Certo. Si chiama politica: cogliere un disagio reale e trasformarlo in una scelta di campo.
E così, improvvisamente, abbiamo scoperto che il problema numero uno della Spagna non erano “i neri”. Non erano gli immigrati, né i “rom che rubano”. È la casa. Secondo il barometro di ottobre del CIS, la casa è il primo problema del Paese per il 55,7% degli spagnoli. È un record storico, con 18 punti in più in un mese. L’immigrazione segue al 20,9%. E la casa era già in testa da 21 mesi consecutivi. Sánchez, insomma, non ha scoperto nulla: ha avuto il coraggio di guardare dove la destra non voleva che si guardasse.
Vincerà? Non lo so. La media dei sondaggi dà il PP al 31,7% e il PSOE al 26,3%, con il distacco più corto della campagna, ma la maggioranza resta a destra. Almeno lui ci ha provato.
Perché una cosa è certa: se ti presenti con una piattaforma che ricalca l’agenda della destra reazionaria, vince la destra reazionaria.













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