Molti pensano che investire nelle generazioni future non possa essere solo un’opzione culturale o una fiera delle intenzioni: quante volte sentiamo parlare delle Gen Z e Gen Alfa come possibili destinatarie di “politiche” dello sviluppo e del lavoro, auspicando anche un quadro giuridico-regolamentare che svolga questo ruolo? Si dice: manca la legge!
Invece, esiste un tassello normativo che si chiama Valutazione di Impatto Generazionale (VIG) ed è una delle innovazioni introdotte nell’ambito della Legge 10 novembre 2025, n. 167, recante misure per la semplificazione normativa e il miglioramento della qualità della normazione.
In sintesi, la VIG è uno strumento normativo che introduce nelle decisioni pubbliche (tramite compliance normativa e commitment di ricaduta operativa agita) il concetto della valutazione degli effetti che una norma può produrre sulle generazioni future, in una logica di salvaguardia generazionale, evidenziando se le decisioni pubbliche di oggi producono benefici o costi per giovani e futuri cittadini.
I sacri testi la chiamano “equità intergenerazionale”.
Anche questa legge rende conforme a norma (“compliant”) la definizione di sostenibilità del XXI secolo, che non solo deve conservare e gestire le risorse per le future generazioni, ma anche generare oggi le competenze, le opportunità e le motivazioni che consentiranno alle future generazioni di creare nuovo valore economico, sociale e ambientale. Questo vale per le decisioni dello Stato, ma anche per l’azienda-impresa, che diventa un luogo di apprendimento, innovazione e impatto, capace di rendere il futuro desiderabile e praticabile.
Questa evoluzione è tipica dell’azienda sociale (profit, non profit e pubblica) e della creazione di valore condiviso con gli stakeholder interni (dipendenti e loro famiglie), collegando la dimensione generazionale alla sostenibilità del capitale umano, ed esterni (cittadini, clienti-utenti, territori di riferimento e comunità).
Il fautore di questo approccio intergenerazionale è stato Gro Harlem Brundtland, che ha coordinato il celebre rapporto Our Common Future (1987), dove si definisce lo sviluppo sostenibile come quello che soddisfa i bisogni del presente senza compromettere la capacità delle future generazioni di soddisfare i propri. Qui nasce il principio della responsabilità verso il futuro.
E poi R. Edward Freeman e la Stakeholder Theory, Michael Porter e Mark Kramer con il concetto di Creating Shared Value, e altri.
La VIG deve essere parte integrante dei disegni di legge e degli atti normativi del Governo che possono produrre effetti significativi sulle generazioni future. Essa è integrata nell’Analisi di Impatto della Regolamentazione (AIR). Sono esclusi, in linea generale, i decreti-legge per ragioni di urgenza.
Operativamente, vuol dire avere indici che misurano ex ante di quanto i costi ingiustificati graveranno sulle Gen Z e Gen Alfa, di quanto si riduce il divario generazionale, di quanto si tutela il patrimonio ambientale e sociale a favore specificamente dei giovani e quale sia l’apporto a uno sviluppo sostenibile futuro.
Nella Legge 167/2025 si prevede l’istituzione di un Osservatorio dell’Impatto Generazionale presso la Presidenza del Consiglio, con funzioni di monitoraggio e supporto tecnico-scientifico. E qui non è stato attuato il passaggio amministrativo: manca l’ultimo miglio.
In continuità con i miei studi sull’impresa sociale, la VIG potrebbe essere sintetizzata in un indicatore composto da:
VIG = Vantaggio per il capitale umano (stakeholder interno) + Vantaggio per il capitale sociale del territorio (stakeholder esterno) + Capitale ambientale + Sostenibilità economica + Partecipazione Gen Z + Vantaggio per Gen Z e Gen Alfa.
Il tutto con una scala 0-100, utilizzabile per confrontare progetti sociali, imprese sociali e politiche pubbliche.
Comunque, nel febbraio di quest’anno (2026) è uscito un documento del Senato che conferma l’introduzione della VIG nell’ordinamento italiano a seguito della Legge n. 167/2025 e richiama la tutela delle future generazioni prevista dall’art. 9 della Costituzione.
Fermo restando la lentezza politico-burocratica e quella degli strumenti attuativi, il Documento di Analisi n. 35 dell’Ufficio Valutazione Impatto del Senato della Repubblica analizza gli strumenti analoghi alla VIG presenti in Europa (“Youth Check”, “Youth Test”), esamina le esperienze di valutazione generazionale sviluppate in Germania, Austria, Belgio, Galles e Unione Europea e descrive le prime sperimentazioni italiane a livello nazionale e regionale.
Alcune sperimentazioni sono state effettuate nel Comune di Parma, nell’elaborazione del Documento Unico di Programmazione (DUP), e nel Comune di Bologna. In altri comuni sono in corso iniziative sul modello di attuazione dell’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani), con progetti per la valutazione di interventi su scuola e formazione e valutazioni intergenerazionali dell’Autorità di Regolazione dei Trasporti.
Anche alcune regioni sono coinvolte: Emilia-Romagna, Sicilia (tramite il laboratorio VIG a Siracusa), Toscana, Lazio e Puglia, con linee guida dell’ANCI.
Speriamo che questa fase meditativo-sperimentale si concretizzi in una rapida attuazione, al pari dell’Itinerarium mentis in Deum di San Bonaventura da Bagnoregio. Cioè, molto velocemente.













Lascia un commento