di Diego Castagno
“Perché la collettività dovrebbe sostenere chi passa la giornata a surfare gratis a Malibù?”
La frase è di John Rawls, ed è la risposta alla proposta di istituire un reddito di base universale elaborata da Philippe Van Parijs un anno prima. Van Parijs è un allievo di Rawls, e ragliano convinto, ma va molto oltre la teoria del maestro considerato il padre del welfaree moderno.
“È giusto che la collettività paghi un reddito a chi sceglie di non fare nulla, magari spendendo la giornata a fare surf a Malibù?”, si chiede Rawls. La risposta di Van Parijs è squisitamente rawlsiana: le opportunità di lavoro e le doti individuali sono in gran parte distribuiti dalla “lotteria naturale” e sociale di cui parla Rawls. Un mercato del lavoro che impone la sussistenza in cambio dell’occupazione crea una forma di dipendenza e dominazione. Il reddito di base distribuisce a tutti una quota equa dei “beni primari” della società, lasciando al singolo individuo la piena sovranità su come impiegare la propria vita (lavorando, studiando, prestando cura ai familiari o, sì, facendo surf.
Van Parijs ai tempi insegna ad Harvard, ed è il fondatore del BIEN, il Basic Income Earth Network, la rete mondiale di accademici e attivisti che promuove il reddito universale.
Oggi insegna a L’ovaio in Belgio, e le sue idee sono al centro di grandi esperimenti sul welfare in tutto il mondo, perché nel frattempo è il mondo che è cambiato. L’automazione e l’Intelligenza Artificiale trasformano il lavoro e l’UBI viene visto non più come un’utopia, ma come una necessità sistemica per sostenere la domanda interna e prevenire la povertà di massa.
Infine sostituire la burocrazia dei mille sussidi con un’unica erogazione automatica abbatte i costi di gestione e potrebbe ridurre molto la “trappola della povertà”. Un welfare sostenuto da un reddito di base potrebbe infine consentire maggiore personalizzazione dei processi di reinserimento e di inclusione. Potrebbe non è detto, nel frattempo tanto vale provarci.
Philippe Van Parijs ha preso la teoria della giustizia di John Rawls e ne ha tratto la conseguenza pratica più audace e radicale. Se Rawls si è fermato al piano dei principi di giustizia redistributiva, Van Parijs con il suo modello di reddito di base è andato molto oltre.
Real Freedom for All (“Libertà reale per tutti”), è del 1995. Phllippe Van Parijs, ha studiato con i due monumenti del Welfare di quegli anni, John Rawls e Amartya Sen, e riparte dall’idea che non possa esistere una libertà formale per chi non ha i mezzi materiali per poterla esercitare. Esiste il diritto legale di fare qualcosa, ad esempio comprare una casa, lavorare, studiare o viaggiare, e poi esiste la libertà reale di farlo, che consiste nell’avere i mezzi materiali e le risorse economiche per poterlo fare davvero.
Power to say no.
Per Van Parijs ad esempio una società non è autenticamente libera se le persone sono costrette ad accettare lavori degradanti o sottopagati per il solo fatto di dover sopravvivere. Li chiama citando David Graeber i “jobshit Jobs”, ossia i “lavori di merda”… Lo stesso vale per lo studio e sulle barriere di accesso basate sul censo e lo status alle università migliori, con buona pace di chi parla di merito…
Serve quindi, dice Van Parijs, un reddito di base che consenta di fornire a ciascuno il “potere di dire di no”.
Tecnicamente il reddito di base è diverso dalle misure di contrasto alla povertà tradizionali o ai sostegni e ai sussidi condizionati, come i contributi per la disoccupazione o il reddito di cittadinanza classico, perché è universale, individuale, incondizionato e cumulabile, un mix di caratteristiche che ha guadagnato a questa idea e all’autore che la ha formalizzata una straordinaria serie di critiche secondo il principio che la redistribuzione dovesse passare dal lavoro.
La teoria di Van Parijs oggi però, ritenuta radicale e insostenibile sia dal punto finanziario che etico oggi torna prepotentemente di moda alla luce degli effetti della tecnologia che riguardano il onor del lavoro e il modo di vivere delle persone.
Se il valore sta nel dato e non nel manufatto, è se il lavoro è un costo dia tagliare o ridurre allora l’idea che sia arrivato il momento di trovare un altro sistema di ridistribuzione e un altro tipo di collante sociale diventa urgente. Se la macchina lavora per noi perché non si stanca non fa sciopero non si ammala e non va in vacanza i posti di lavoro retribuiti saranno di meno, mentre le persone sono sempre di piu nel mondo e vivono sempre piu a lungo. Questo scenario è un inedito storico, non esistono modelli da studiare, e ci obbliga a sforzi di fantasia e di creatività. Oppure a pensare a nuovi modelli sostenibili. Senza troppi giri di parole, il tema è questo.
Tornando all’eretico Van Parijs il reddito di base che ha in mente l’economista filosofo belga è universale e globale. L’assegno spetta ad ogni membro della società, indipendentemente dalla ricchezza personale.
È individuale, perché viene erogato alla singola persona, non al nucleo familiare. È anche incondizionato., cioè viene corrisposto senza alcuna verifica delle risorse e senza l’obbligo di lavorare o di dimostrare di cercare lavoro. Infine è cumulabile. Può essere liberamente sommato a qualsiasi altro reddito da lavoro o da capitale.
Il fatto che Van Parijs pensi ad una estensione globale dell’assegno nasconde una vena utopica che lo rende simpatico e insopportabile allo stesso tempo.
Nel frattempo il suo UBI è stato proposto dai vari big delle Tech della Silicon Valley.
PS: Il tema del reddito universale di base rinvia a quello della giustizia sociale e della giustizia in assoluto. I surfisti di Malibù erano i figli dei fiori che stavano al mare anziché in Arizona o nel New Jersey, Malibu non esisteva per come è oggi, era un posto selvaggio ed incontaminato. Poi cambiò tutto verso la fine degli anni ’70 e negli anni ’80. Per capirci guardatevi The Break Point, il film dei surfisti che fanno le rapine indossando le maschere dei presidenti americani…
Dice Rawls che la proprietà privata è sacrosanta e le disuguaglianze sono accettabili solo se lavorano per il bene comune. Ma se davvero l’intelligenza artificiale farà quello che promette di fare il reddito di base sarà inevitabile. Soprattutto dalle nostre parti…













Lascia un commento