
La storia dell’artigianato italiano è profondamente legata al modello di sviluppo che caratterizza il nostro paese fatto in gran parte da piccole e medie imprese che rappresentano da sempre la” vera ciambella di salvataggio” del “sistema Italia”.
Gli artigiani- imprenditori assumono un rischio personale ,hanno attaccamento al loro territorio(che molto spesso è il loro mercato) e senso di solidarietà. Creano “senso civico”.
Riprendendo alcuni passaggi di una conferenza dell’economista aziendale Fabrizio Pezzani(Il valore morale ed economico dell’artigianato in Italia-Este -8.10.2011) si può scrivere che …… “Il termine artigiano indica,alla sua nascita,l’attività manuale e nell’antica Grecia questa attività integra il sociale(Aristotele) con l“ arte “ per dare forma all’idea di bellezza proprio della cultura classica ….”
….”Attorno al XI ed al XII secolo le corporazioni di artigiani assumono rilevanza critica nella società non solo come contributo artistico ed operativo, ma proprio nella rappresentanza del loro ruolo nelle scelte di sviluppo della società E’un ritorno ai valori trascendenti ed ad una visione del mondo meno edonistica , così l’artigianato riprende anche una vita più spirituale , specie nelle associazioni monastiche, ed è proprio questa fase intermedia che , riportando l’uomo ad una visione più trascendente della vita , lo prepara ad un ‘epoca di grande creatività che prelude al rinascimento dove “ le arti ed i mestieri “ acquistano la loro determinante dimensione per il suo sviluppo economico e sociale .
Quel periodo storico, fino al XVI secolo, porta un contributo immenso allo sviluppo dei nostri tempi; è così che si va formando quel patrimonio artistico italiano che rappresenta oggi i 2/3 del patrimonio artistico mondiale e contribuisce a consolidare e rendere quasi genetica quella componente di creatività del popolo italiano che lo rende unico nel mondo .
Il lavoro artigiano è rappresentato ,infatti , da una forma di lavoro immediato in cui l’occhio , la mano , la volontà di raggiungere uno scopo , il senso ed il piacere del materiale utilizzato , la fantasia ed in definitiva la capacità di dare una forma alla materia stimolano una costante propensione alla creatività.”
In Italia a fine 2021erano 1.287.951 le imprese artigiane (di cui nel 2017 i titolari erano circa il 92,0% del totale). Analizzando la serie storica degli ultimi dieci anni, si rileva che il numero degli iscritti,purtroppo, decresce in un range fra l’1 ed il 2%.
Un alert per il sistema.
Civismo e artigianato sono un connubio importante perché in esso si rivaluta l’economia “dal basso”,la risposta dei servizi che sono “intimi” della domanda,una economia che è “arte e produzione”.In questo connubio c’è spazio di sperimentazione ed innovazione e si creano accademie del “fare il bello”.
Quindi il civismo rompe la relazione univoca fra capitale e lavoro,ed attiva la relazione biunivoca fra risorse(personali,finanziarie,creative,sociali ecc.) e lavoro.
I termini generali di civismo come buone pratiche, virtù civiche, responsabilità, rettitudine, coerenza, coraggio del quotidiano, spirito di servizio, altruismo si traducono anche in una “economia sociale dal basso”.
E’ il civismo delle medio piccole imprese a vocazione artigiana che fanno rete , macramé, offerta di beni e servizi sociali(in Italia il sistema complessivo delle imprese-4,4 milioni circa-è composto da: Grandi Imprese(0,09%) e per il resto PMI e Artigiani).Tutto questo senza indulgere al riduzionismo economico ed al “piccolo è bello”.
L’Artigianato ha un valore sociale intrinseco che deriva da alcune componenti di successo e di differenziale competitivo insite nella sua formula imprenditoriale che sottolinea il suo orientamento al sociale:
- il valore sociale delle performance artistico-manuali che fanno il differenziale rispetto alla produzione massificata;
- lo “scoutismo” verso nuove pratiche di produzione e di servizio;
- il legame e la relazione interpretativa diretta con i bisogni e la domanda dei clienti.La capacità di “leggere”i bisogni dei segmenti dei territori e della comunità.Sono “lente e zoom” contemporaneamente;
- il valore educativo e lo sviluppo professionale dei dipendenti.L’artigiano come “maestro e artista”;
- una deontologia professionale sviluppata tramite “arti e mestieri” e sedimentata nei secoli;
- la spontanea adozione di scelte di “welfare” in logica familistica e di sussidiarietà interna all’impresa.
Le imprese artigiane hanno un ruolo da protagoniste attive del sistema di welfare che svolgono nel territorio e le strategie di concorrenza e collaborazione competitiva che attuano con le altre imprese locali.
Lo stretto contatto con il territorio costituisce un sistema aperto, non composto di “cose”, ma di uomini. In quest’ottica il senso di comunità nelle imprese a valore artigiano deve essere visto come:
- una forza che, agendo all’interno di un contesto aziendale, influisce in modo positivo sull’impresa stessa e sui suoi membri;
- un vissuto sperimentato dai membri, che è il risultato di legami di appartenenza e affettivi, di condivisione e di aiuto; come un investimento culturale e di relazioni.
Non può esserci sviluppo sociale, che oggi vuol dire anche welfare, senza progresso economico, ma non può esserci progresso economico senza sviluppo sociale. Nel corso degli anni, le imprese, e in modo particolare quelle di minore dimensione, hanno compreso quanto il welfare fosse complementare allo sviluppo aziendale ed economico del sistema. Il welfare è nato e si è sviluppato per rispondere in modo “efficiente ed efficace” (e in una logica economico-aziendale anche con “economicità” e con un’opzione di “partecipazione”) ai bisogni della popolazione.
Le aziende percepiscono la pluralità di servizi richiesti dalla comunità locale, che esige una risposta interconnessa, ampia, universale e non solo per categorie (anziani, bambini, disabili, …). Si passa quindi da un “welfare categoriale” ad un “welfare universalistico a protezione variabile” per sua natura integrato ed omnicomprensivo (olistico).
La soddisfazione dei bisogni economico-sociali dei cittadini ,che esplicitano la loro domanda dinamica di “cittadinanza”, crea una relazione fra imprese artigiane come comunità “in re ipsa” e la comunità territoriale.L’evidenza è sotto gli occhi di tutti e la filiera fra comunità sviluppa welfare.
…
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