I FRATELLI REGE, ARCHETIPI DELLA COMICITÁ

I FRATELLI DE REGE, GLI ARCHETIPI DELLA COMICITA’

Il famoso “Vieni avanti, cretino” che è diventato il simbolo del varietà popolare, lo hanno inventato loro. Guido, detto Bebè, la Spalla, entrava in scena e si metteva a passeggiare avanti e indietro, nervosamente, imprecando contro il fratello Giorgio, il Comico, detto Ciccio, perennemente in ritardo, borbottando frasi tipo “dove si sarà andato a cacciare…sempre in ritardo…non ce la faccio più”. Poi, quando fingeva di vederlo comparire in quinta, lo annunciava con la battuta fatidica, predisponendo il pubblico alla risata. E Ciccio entrava con la sua bella faccia da Cretino, in tight nero, bombetta calcata sugli occhi, naso finto di cartone con i baffetti attaccati, fatti di quattro peletti svolazzanti.

Dei fratelli De Rege si parla ancora come di personaggi mitologici, perché di loro, pur sapendo pochissimo e pur non avendoci lasciato nessuna immagine cinematografica (abbiamo soltanto un paio di film di Bragaglia, con i Fratelli De Filippo, in cui si vede Ciccio da solo, avvolto in una giacca più grande di lui, con i pantaloni larghi e sformati e scoppoletta in testa) sono assurti a simbolo dell’avanspettacolo. Questo genere teatrale minore che ha dilettato le platee di tutta Italia (fu un fenomeno tutto italiano) negli anni Trenta e Quaranta, per sopravvivere, vivacchiando e ridotto in condizioni miserevoli, fino alla fine degli anni Cinquanta, quando la televisione gli dette il colpo di grazia, dopo essere stato ferito gravemente dal teatro di rivista che gli portò via tutti i comici migliori e dal cinema con cui aveva convissuto per tanti anni. Perché proprio dall’alleanza con il cinema era nato l’avanspettacolo, da una specie di patto di convivenza e di non aggressione: anziché farci concorrenza, mettiamo insieme le nostre forze ed affrontiamo il pubblico. Risultato: sale gremite, pubblico impazzito ed un pullulare di compagnie a riempire centinaia di teatri e teatrini in tutta Italia, nelle grandi città come nei paesi, dovunque ci fosse una ribalta.

Nell’avanspettacolo il Comico era il re, perché il pubblico veniva per vedere lui, per ridere delle sue battute, dei suoi versi ed anche dei suoi travestimenti, e per vedere le gambe delle ballerine, che altre doti non possedevano se non quelle fisiche, che mostravano, per quell’epoca, con grande generosità.

Intorno al Comico ruotavano tutti i numeri e lui doveva presentarsi davanti al pubblico con le credenziali in regola. Non bastava la fama, che spesso era soltanto millantata, ma doveva avere anche una divisa ‘da Comico’ che lo rendeva immediatamente riconoscibile: Totò aveva la sciammeria, i pantaloni a zompafosso e la bombetta e al posto della cravatta si annodava al collo un laccio da scarpe; Renato Rascel aveva una palandrana in cui entrava due volte, con il taschino sulle spalle e il cappelluccio ‘a caciottella’; Nino Taranto aveva tagliuzzato il pizzo della paglietta e così via, mentre Ciccio De Rege aveva trovato questo leggerissimo e geniale espediente del naso di cartone con i baffi attaccati.

Erano nati a Caserta ma dalla città natale se ne andarono via ben presto senza lasciare alcuna traccia. Veramente di tracce ne lasciarono poche dappertutto. Sulla loro vita privata c’è soltanto la testimonianza di Carlo Dapporto che durante la guerra fu anche loro vicino di casa a Milano ed ebbe l’occasione di partecipare ai funerali di Guido, il fratello più grande che morì nel 1943. Di loro si conosce praticamente soltanto la data di nascita e quella di morte e questo nome di città, Caserta, messo lì accanto alla data di nascita.
Sono in definitiva due personaggi misteriosi tanto che qualcuno mise addirittura in dubbio che fossero fratelli, tanto erano diversi anche fisicamente. Prima che si formasse la coppia, Guido (la Spalla) faceva il generico in una compagnia di prosa, mentre Giorgio (il Comico) faceva l’autista presso un diplomatico russo.
Un giorno Giorgio rimase disoccupato e Guido lo fece assumere in compagnia come attrezzista. Quando si ammalò un attore, non si trovò di meglio che farlo sostituire dall’attrezzista Giorgio. La commedia era drammatica ma quella sera si tramutò in un successo comico travolgente, perché Giorgio, non sapendo la parte, per prendere tempo e aspettare il suggeritore si era messo a balbettare. La mattina dopo i fratelli De Rege furono cacciati dalla compagnia e crearono una coppia comica che durerà per molti anni, fino alla morte di Guido.

Giorgio lo sostituì con Carlo Dapporto ma nessuno più rise. Senza il fratello non era più lui. Morirà anche lui tre anni dopo, alla stessa età di suo fratello. Racconta Dapporto che quando Guido era ammalato, Giorgio per farlo ridere, con la morte nel cuore, si metteva la sua ‘divisa da comico’ e cominciava a balbettare le sue battute più irresistibili. Ma Guido non rise più.

Quando salì sul palcoscenico senza suo fratello, racconta Carlo Dapporto che Giorgio era come paralizzato, aveva perso i suoi tempi perfetti, quasi non sapeva più balbettare. Il pubblico che lo conosceva di fama, all’inizio gli fece credito e rise tiepidamente, poi rimase imbarazzato e fu lo stesso Giorgio a dire basta: quel mestiere non era più per lui. Insieme a suo fratello era morta la coppia De Rege, un insieme perfetto e inseparabile, una macchina suscitatrice di risate attraverso meccanismi quasi automatici, dove Guido, la Spalla, preparava il terreno e Giorgio, il Comico, affondava i colpi. Senza suo fratello, Giorgio non riuscì a ricreare quei meccanismi. Fece l’attore per un po’ di tempo poi morì anche lui. Chiese di essere messo nella bara con il suo abito di scena e con il naso di cartone.

La loro comicità si affermò soprattutto perché era elementare, nel senso che si basava su elementi primordiali che ci sono arrivati attraverso la comicità più antica, che è quella dei clown del circo per i quali esistono ruoli ben distinti: il clown Bianco che dà le botte e l’Augusto che le prende. Il beniamino del pubblico, quello che fa ridere, è l’Augusto che però non può fare a meno del suo compagno.

Dopo i Fratelli De Rege verranno in Italia delle vere coppie comiche, come quella formata da Laurel&Hardy al cinema, dove entrambi sono nello stesso tempo Comico e Spalla. Esempi mirabili, e irripetibili, sono le coppie che Totò, il più grande di tutti, formò con Peppino De Filippo e con Aldo Fabrizi.


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